Regionali 2020, Saccone (FdI): “Il sociale la base da cui partire per migliorare la vita dei cittadini”

Lettura in 7 minuti
La candidata di Fratelli d’Italia propone il programma redatto assieme al dottor Velio Degola

 

“Chi mi segue come consigliere comunale (di Savona, ndr) sa quanto il mondo sociale sia per me la base da cui partire per migliorare la vita dei cittadini. Ecco perché propongo un programma relativo al sociale per la Regione Liguria”. Cosi commenta Simona Saccone, candidata di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali.

“Grazie alla collaborazione con il dottor Velio Degola, psicologo psicoterapeuta membro del Cda della cooperativa sociale Lanza del Vasto di Genova, che ringrazio molto per il tempo dedicato alla stesura di questo programma, sono stati presentati dei punti sul sistema socio sanitario ligure,punti che andremo a sviluppare poco per volta in modo da spiegare in modo semplice e lineare il nostro programma. 

Nel dettaglio: 

Obiettivi dei servizi socio sanitari agli anziani

Due sono gli scopi principali del sistema:

  • assicurare il massimo livello di benessere possibile agli anziani fragili, anche a supporto della famiglia;
  • integrare gli interventi sanitari complessi, assicurati dalla rete ospedaliera, con servizi di varia complessità applicati con appropriatezza in base alle condizioni della persona (autosufficienza, cronicità, post acuzie);
  • spaccato della condizione degli adolescenti e risorse. 

Gli attori del sistema

A differenza della sanità ospedaliera, che in Liguria ha mantenuto sostanzialmente una configurazione Pubblica, la rete dei presidi socio sanitari è prevalentemente animata da soggetti privati, profit e non profit. Il ruolo degli Enti Pubblici consiste nel regolare il sistema, con gli strumenti della Autorizzazione al funzionamento, dell’Accreditamento, della Convenzione. A queste funzioni si unisce la vigilanza sulle attività.

Nell’ultima Legislatura, tutte queste funzioni sono state accentrate su A.Li.Sa.

Cosa si potrebbe migliorare

Per oltre quattro anni, a livello politico ci siamo trovati di fronte ad una “impermeabilità” della Giunta rispetto ad un dialogo con i vari soggetti dell’economia sociale, mentre a livello tecnico l’attenzione di Alisa è stata concentrata sul rafforzamento di adempienti e procedure, con ridotta attenzione ad una lettura di bisogni che ascoltasse le esperienze presenti sul territorio.

Eppure, la legge riconosce che le formazioni sociali sono chiamate ad un rapporto stabile e costante con le istituzioni: il fine non è il clientelismo (ricavare vantaggi per un singolo soggetto), né il collateralismo (l’associazione che vive in funzione di assicurare consensi ad una forza politica). Il tema centrale è la costruzione del Bene Comune, missione che coinvolge con ruoli diversi ma integrati e dialoganti formazioni sociali, Istituzioni e forze politiche.

In Liguria negli ultimi anni questo confronto è mancato, con conseguenze negative per i servizi alla persona e anche per il terzo settore del territorio (dalle associazioni più semplici fino alle imprese sociali). Del resto, a livello nazionale siamo di fronte ad una indifferenza istituzionale, che ha bloccato la piena attuazione della Riforma del Terzo Settore (privandola dei necessari decreti attuativi) unita ad una campagna denigratoria nei confronti delle formazioni sociali senza scopo di lucro. Queste vengono sempre più percepite come espressioni di malaffare in ambiti quali l’accoglienza, l’assistenza agli anziani e alle persone fragili, a seguito dell’enfasi mediatica e politica data a episodi negativi che rappresentano una parte infinitesimale delle azioni realizzate dai soggetti del terzo settore.

Nella nostra regione viviamo un periodo che ha portato all’impoverimento dell’economia sociale: nonostante molti economisti teorizzino che nei periodi di crisi proprio dai soggetti senza scopo di lucro possa derivare un rilancio dello sviluppo, le politiche attuate penalizzano le iniziative di impresa sociale nella speranza (finora vana…) che il rilancio avvenga per iniziativa di soggetti orientati al profitto.

Qualche esempio.

  • La azione condotta nel settore delle residenze socio sanitarie per anziani, settore fondamentale per il welfare ligure: nonostante i proclami di ampliamento della libertà di scelta per i cittadini e di valorizzazione del terzo settore annunciati all’epoca del “Libro Bianco della Sanità”. In realtà, la linea della cosiddetta “marginalità economica” o “regressione tariffaria”, penalizza le strutture che lavorano a pieno regime, con un taglio netto dei ricavi che determina il paradosso di portare in perdita il conto economico dei soggetti con maggiore “produzione” (che si presume derivi da una maggiore qualità del servizio…);
  • la rilevazione dei bisogni relativi agli anziani annunciata a inizio legislatura non ha portato un significativo ampliamento e adeguamento dell’offerta di servizi sul territorio;
  • l’interruzione della sperimentazione relativa alle strutture residenziali per anziani nelle aree interne, positivamente avviata dalla ASL 4 a seguito di una approfondita indagine sui bisogni, ha determinato l’interruzione di attività di alcuni presidi e impedito l’innovazione nei servizi a minore complessità assistenziale, oltre al disagio per molti anziani costretti a cambiare il proprio ambiente di vita;
  • rispetto alle persone disabili, l’annunciata rilevazione dei bisogni non è giunta a compimento.

Il problema emergente degli adolescenti con disagio psicologico è stato anche esso ignorato, con il dramma di ricoveri di ragazzini nei reparti di psichiatria e la non attuazione delle Comunità ad alta complessità, pur previste dalle leggi regionali. La politica gestionale dell’ultima legislatura è stata assolutamente miope ed inefficace. Dobbiamo cominciare a ragionare in termini circolari, pensando ad interventi di politica sociale che abbiamo un effetto domino moltiplicatore positivo e non ad interventi che si limitino a ridurre, nel qui ed ora, la spesa pubblica, che abbiano, quindi, un solo effetto tampone. 

Un esempio può essere di aiuto. Un adolescente ricoverato in ospedale per diverse patologie psichiatriche costa circa 850/1000  euro al giorno a fronte di un inserimento in struttura post acuti che avrebbe un costo di circa 200 euro al giorno. Al momento vengono letteralmente “parcheggiati” adolescenti in reparti psichiatrici perché non è stata creata una rete di strutture apposite per accogliere e trattare il disagio adolescenziale sempre più frequente ed incidente. La politica ha stigmatizzato il disagio cercando di ridurlo alla condizione di “trattamento per patologia”.

Anche il recente bando per manifestazione di interesse per comunità dedicate ad adolescenti assuntori di sostanze non tiene conto della condizione complessiva della fragilità giovanile ma mira a ridurre tutto al sintomo. Questa politica è ben lontana dal risolvere il problema e comporta di fatto solo costi aggiuntivi costringendo ad applicare misure e normative sempre più complesse e contorte  del tutto inadeguate per la finalità di recupero socio sanitario del giovane. In comunità il ragazzo può recuperare per tempo la condizione psicopatologica che lo avvolge e trovare, nel giro di 18/24 mesi lo spazio, a fronte di un programma individualizzato e messo in rete con il territorio, il percorso che preveda anche il rientro presso la sua famiglia e proiettarsi verso la crescita personale in autonomia. Lo stesso ragazzo, se lasciato solo con la sua condizione di disagio potrà essere un candidato a gravare sulla cassa della sanità o della giustizia.

Questa politica corre il rischio di impoverire il sistema e privare la popolazione dei livelli essenziali di assistenza sociale (LEAS), con conseguenze negative anche per il sistema sanitario e la rete ospedaliera, che avrebbe dei vantaggi da una reale ed efficiente integrazione socio sanitaria.

Dopo la Pandemia

Questo quadro è peggiorato a seguito dell’Emergenza Covid. È l’effetto nascosto dell’epidemia, ma non meno drammatico dell’influenza: migliaia di persone fragili abbandonate. Anziani, minori, disabili senza assistenza e famiglie senza un punto di riferimento. Processi anche terapeutici su soggetti molto vulnerabili interrotti e non ancora ripresi. Se non verranno attuati subito e con adeguate risorse, provvedimenti di effettivo sostegno e riorganizzazione, l’intero sistema dei servizi sociali e socio sanitari andrà al collasso.

Nello stesso tempo, nessuna impresa sociale in Liguria potrà sopravvivere: migliaia di lavoratori rimarranno disoccupati. Anche nell’emergenza sanitaria le imprese sociali hanno contribuito ad affrontare una situazione drammatica e imprevista, condividendo le difficoltà di tutti, ma garantendo continuità

  • assistenziale alle persone affidate, anche con modalità adattate e innovative; 
  • occupazionale al maggiore numero possibile di lavoratori.

Una realtà che però non ha potuto coprire tutte le situazioni e che non è stata tuttora risolta. Perché mentre nelle residenze si combatteva contro l’epidemia, alcuni servizi sono stati forzatamente interrotti (centri per minori, asili, centri diurni per anziani e disabili), altri fortemente ridotti (assistenza domiciliare). In questa situazione si sono attuati anche interventi sostitutivi, nei limiti del possibile, per non abbandonare le famiglie senza risposte assistenziali.

A fronte dell’impegno di decine cooperative sociali liguri, dall’inizio della Fase 1 dell’emergenza Covid nessun provvedimento governativo o regionale ha previsto adeguate misure di sostegno alle attività sociali e socio sanitarie:

  • Diversi provvedimenti di Alisa, pur riconoscendo la continuità dei servizi resi dalle imprese sociali non consentono la loro fatturazione, né riconoscono i maggiori oneri sostenuti per erogare i servizi fronteggiando l’epidemia
  • I tempi di pagamento degli Enti Locali committenti si sono ulteriormente dilatati.

Di conseguenza, i molti servizi sospesi hanno determinato l’abbandono di persone fragili, chiuse in casa da mesi, ma anche una drastica riduzione dei ricavi delle imprese sociali e crisi finanziaria irreversibile.

La Fase 2 è stata avviata in maniera ancora più negativa:

  • nessuna previsione, né a livello governativo né regionale, sul ritorno a regime dei servizi;
  • nessuna misura di sostegno adeguata è prevista per le imprese sociali nel decreto “Rilancio”;
  • Nessuna visione rispetto alla riprogettazione del sistema di servizi alla persona viene proposta dalle Istituzioni, né si manifesta disponibilità ad ascoltare proposte delle imprese sociali, che sono portatrici di una capacità di lettura dei bisogni e di costruzione di risposte che finora ha fondato il welfare.

In assenza di azione politica adeguata si manifesterà un dramma sociale che metterà definitivamente in ginocchio non solo un settore dell’economia, ma una funzione pubblica essenziale e quindi l’intera comunità ligure.

Alle Istituzioni si è chiesta (finora senza risposta) l’adozione immediata di provvedimenti in grado di tutelare le persone fragili e le imprese sociali e garantire la reale e rapida ripartenza dell’intero sistema di servizi alla persona. I più urgenti:

  • arrivare rapidamente alla ripresa di tutti i servizi. Ancora oggi molte persone con necessità assistenziali sono confinate in casa, senza nessun aiuto e in situazione di grave disagio fisico, economico e psicologico;
  • pagamento a vista dei crediti di ASL e Comuni per i servizi alla persona resi in convenzione;
  • riconoscimento dei maggiori oneri sostenuti nella Fase 1 (DPI, maggiore impiego di personale per presidiare i servizi residenziali);
  • definire nuove rette per i servizi riorganizzati con una maggiore complessità sanitaria.

Tutto questo deve essere migliorato. Prima di tutto tuteliamo la vita dei cittadini liguri” conclude Simona Saccone, candidata di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA


la tua privacy è importante

Questo sito utilizza cookie tecnici e servizi di terze parti che utilizzano cookies analitici e di profilazione per proporti contenuti in linea con le tue preferenze. Cliccando su “ACCETTO” presti il tuo consenso all’utilizzo di tutti i cookie e servizi. Per saperne di più, revocare il consenso o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi, clicca su informativa estesa sui cookie.  Se decidi di mantenere disabilitati i cookie, nessun cookie (oltre a quelli tecnici) verrà installato, ma alcune funzionalità del sito potrebbero non funzionare.