Le vie d’Italia – Piazza Loggia, Brescia

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Se vi dovesse capitare di fare una puntatina a Brescia, città della Lombardia orientale, non potrete di certo escludere come tour il “giro delle piazze” che raccontano la storia della Leonessa d’Italia; tra questi slarghi ricchi di diverse sovrapposizioni culturali, uno dei più interessanti è “Piazza della Loggia” con l’omonima sede comunale.
Partendo dalla parte sud, la prima pietra della “nuova” Loggia venne posta nel 1492 dagli architetti veneziani sotto benedizione dell’allora vescovo della città Paolo Zane e sotto egida del Doge Andrea Gritti. L’edificio, però, esisteva già dal 1433: infatti la prima emergenza antropica sorse su progetto del vicentino detto “Lupo”, in stile ”Gotico fiorito” (forma d’arte che fu transizione tra il Gotico settentrionale ed il Rinascimento lagunare). Successivamente lavorarono sul posto Tommaso Formenton, anch’egli veneto, ed il fiorentino Sansovino. Nel 1575, a causa di un’incendio, andò perso il primo piano; per la sua ricostruzione, venne chiamato Andrea Palladio, genio padovano operante a Vicenza, il quale fu incompreso a Brescia: infatti il suo progetto venne abbandonato quasi subito. Dei futuri lavori che vennero svolti nel XVII° e nel XVIII° secolo, restano gli interventi del Vanvitelli: nel 1914, poi, il Tagliaferri costruirà il tetto a forma di “carena di nave rovesciata” in piombo.
Dal punto di vista stilistico, la Loggia risalta su tutti gli edifici della piazza: essa ricorda delle forme Bramantesche, integrate perfettamente con il richiamo alla gloria dell’Impero Romano attraverso le teste degli imperatori incastonate nella facciata, oltre con l’imponente porticato sostenuto da colonne classicheggianti da cui si dipartono le volte a crociera, costruite per sopportare il peso e le piene del fiume Garza.
Spostandosi dall’entrata della sede comunale verso est, si incrociano i Monti di Pietà Vecchio e Nuovo (le cui mura conservano epigrafi romane), oltre alle antiche carceri. Nella facciata settentrionale della piazza, invece, spiccano “Tone e Batista”, i “Macc de le Ure” (“Matti delle Ore” in dialetto bresciano): essi ricalcano il modello dell’Orologio di San Marco a Venezia. Dal colonnato settentrionale in stile rinascimentale, volgendo lo sguardo sulla destra, ove era allocato il Leone di San Marco, si nota la statua della Bella Italia, posta in loco dopo la ribellione dei cittadini nel 1848 contro le truppe Austro-ungariche comandate dal Feldmaresciallo Josef Radetzky. Proseguendo, si accede al quartiere artigianale, i cui mulini nel 1500 sfruttavano la forza dell’acqua sempre del fiume Garza.
Oggigiorno la piazza è meta obbligata per tutti coloro che volessero conoscere cosa fu il Rinascimento bresciano, di fama secondo solo a quello veneziano: infatti Brescia, posta tra le “cugine” Bergamo e Verona, rivestì un ruolo importantissimo per la Repubblica Serenissima come avamposto contro le mire espansionistiche Milanesi, divenendo centro culturale di riferimento per tutti i territori di terraferma.
Salvatore Zoroddu

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