Non chiamatelo egoismo nazionale. Quello tedesco è un atteggiamento (de)predatorio

Da danielegattanella.it

In questo piccolo spazio virtuale mi sono sempre occupato di questioni locali, per lo più limitate alla politica amministrativa della città di Roma. Tuttavia, dato il momento storico senza eguali nella storia recente, mi sento in dovere di esprimere la mia opinione su quanto sta accadendo – o potrebbe accadere – alla nostra amata terra.
Tutti abbiamo il dovere di tenere alta la soglia di attenzione sulle decisioni che verranno prese nei prossimi giorni in Europa, perchè non possiamo permettere che per incapacità, timore o sudditanza, venga ipotecato il futuro dei nostri figli.
E’ il tempo delle decisioni coraggiose, di quelle che segnano il corso della storia.
Eh già, perchè se non fosse chiaro, l’Italia si trova nel mezzo della tempesta perfetta in cui, nei giorni più bui, bestie fameliche danzano nelle stanze del potere.

In quell’Unione di Stati, per molti sinonimo di speranza, di pace e di prosperità, che oggi si sgretola sotto i colpi dell’egemonia tedesca,  l’Italia rischia di divenire definitivamente una colonia utile a sfamare i bisogni dello stato dominante.

Per favore, cari europeisti, non provate ad addolcire la pillola parlando di egoismo o di egoismi nazionali; l’egoismo può essere dettato da istinti irrazionali e di breve durata, quello a cui assistiamo è un atteggiamento deliberatamente e finemente elaborato per affossare un paese in difficoltà. Mentre il volto buono della Germania si presenta a noi al grido di “siamo tutti italiani!”, le banche tedesche impartiscono istruzioni precise: vendere i titoli italiani a vantaggio di quelli francesi. L’obiettivo? Probabilmente innescare la crisi dello spread ed accelerare il ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità.
In poche parole, secondo i paesi del rigore, dovremmo ipotecare il futuro dei nostri figli per avere indietro, a condizioni capestro, non più di 36 di quei miliardi che l’Italia ha già versato a vario titolo all’Unione. Follia.

Dobbiamo pretendere che in tempi eccezionali vengano adottate misure fuori dall’ordinario. Non possiamo rinunciare a quegli strumenti di politica monetaria ed economica necessari a superare la crisi. E’ necessario che la BCE sia compratore anche sul mercato primario di titoli nazionali o europei e che il debito contratto per far fronte all’emergenza venga sterilizzato, ovvero trasformato in aumento di base monetaria. In alternativa meglio fare da soli; chiedere agli italiani di sottoscrivere buoni del tesoro ad un tasso agevolato per evitare di cadere nella trappola del Mes – o di meccanismi analoghi – per poi decidere se rimanere o meno in questa unione.

L’Europa ha mostrato il suo vero volto: una gigante macchina assoggettata al volere tedesco e (forse) francese.
Abbiamo di fronte l’opportunità di cambiare per sempre questa unione, non perdiamola. La classe dirigente di oggi deve essere all’altezza del momento ed evitare con tutte le forze uno shock di proporzioni inimmaginabili con conseguenze sociali in grado di gettare il paese nel caos.

Mia cara Italia, nel momento più terribile, mentre piangi i tuoi morti ed affronti la sfida dell’emergenza sanitaria, il tuo destino rischia di essere segnato, piegato al volere dello straniero. Sei legittimamente distratta mentre piangi e qualche sciacallo ha capito che può approfittare di te. 
Sei vulnerabile, cosa ti aspettavi? Il timone dell’economia non è più a Roma da un pezzo e sei costretta ad elemosinare quattro spiccioli ai “padroni”.
Mia cara Italia, che solo ieri eri la quarta potenza economica al mondo, forse solo ora ti rendi conto di essere caduta nella trappola del rigore tedesco. Liberati finchè sei in tempo.

Viva l’Italia. Viva gli italiani che non si piegano.

Daniele Gattanella

Coronavirus – emergenza povertà. E’ imperativo fare presto

– Dal circolo Destra Sociale Roma – 

Le persone bisognose di aiuto non possono attendere e per tale ragione è necessaria rapidità d’azione al fine di scongiurare il detonare di una bomba sociale inedita per i nostri tempi.
All’emergenza sanitaria non può – e non deve – sommarsi il rischio che un numero indeterminato di persone rimanga senza la possibilità di soddisfare i propri bisogni primari.
Temo la rottura del contratto sociale, ovvero l’ascesa del disordine.

Per quanto riguarda Roma, il Campidoglio si appresta a distribuire 22 milioni di euro (15 milioni messi a disposizione dallo Stato, 7 dalla Regione Lazio) sotto forma di buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari o di prima necessità.
E’ imperativo fare presto affinchè i più bisognosi possano, senza ingiustificati ritardi o impedimenti organizzativo/burocratici, accedere a tale sussidio.
Tuttavia non si comprende per quale ragione, dato che la solidarietà nazionale dovrebbe essere preminente in tale fase, per la gestione dei buoni pasto l’amministrazione abbia scelto di non avvalersi della società italiana incaricata per il Lazio da Consip, preferendo a questa una società francese concorrente.
Non è certo il tempo delle polemiche, ma come circolo Destra Sociale solleveremo la questione a tempo debito.

Auspico, a nome del Circolo che rappresento, che le risorse (in realtà poche) messe in campo giungano quanto prima a chi ne ha reale bisogno e che a livello centrale ci sia la capacità di imporsi con audacia e determinazione nelle ciniche e sorde stanze di Bruxelles.

Daniele Gattanella

Foto di Michael Gaida da Pixabay

Vauro, vignette vergognose. Che da ora in poi gli insulti siano sostituiti con i fatti concreti di supporto

Le ultime vignette pubblicate dal signor Vauro Senesi, nel quale ci si prende gioco degli Italiani e delle loro tradizioni, dimostrano la concezione distorta di democrazia che taluni intellettuali dell’intellighenzia di Sinistra hanno del proprio Paese, già duramente colpito da questa pandemia mondiale di COVID-19.
Come uomini e donne di Destra, non possiamo rinnegare determinati valori di amor patrio che caratterizzano la nostra area politica, connotata da principi identitari e propensa all’aiuto a colui che si trova in difficoltà: ed è per questo che vorremmo precisare come noi tutti, gruppo della Destra Sociale Sardegna, si ripudi a priori qualsiasi forma di violenza verbale e fisica, quale quella perpetrata dalla penna di diversi giornalisti, evidentemente schierati, verso coloro che non si allineano al pensiero preponderante, attraverso delle vignette considerate satiriche, sinceramente di pessimo gusto.
Siamo convinti, come movimento politico, che la satira sia dimostrazione palese di sana democrazia e non strumento per denigrare l’avversario: forse, per qualcuno non è così e quotidianamente lo dimostra offendendo non solo il prossimo, ma anche le tradizioni che hanno plasmato la Nazione d’appartenenza.
Con queste righe il nostro obbiettivo non è certo quello di affermare di essere stati “eletti da Dio” o di credere di “risiedere nel Paradiso Terrestre” poiché nati in Italia, quindi superiori a tutto il mondo: vorremmo sottolineare come il rispetto verso l’altro, pilastro fondante l’educazione familiare, dovrebbe appartenere ad ogni individuo facente parte della società civile.
Nella speranza che da ora in poi le parole e gli insulti possano essere sostituiti con i fatti concreti di supporto alla nostra comunità, ci auguriamo la fine di questa emergenza sanitaria mondiale e facciamo a tutti gli Italiani un forte “in bocca al lupo” di veloce ripresa.

Gianmario Muggiri
Salvatore Zoroddu

Via Tiburtina, lavori infiniti. I cittadini dicono basta, monta la rabbia.

Foto di Salvatore Di Marco

Dodici anni fa, durante la fase di avvio dei lavori, nessuno avrebbe mai immaginato che l’agognato raddoppio della via Tiburtina, nel tratto compreso tra Rebibbia e Setteville, si sarebbe trasformato in un incubo apparentemente senza fine. Infatti, ad oggi il tracciato si presenta come un cantiere a cielo aperto, desolato, con continui restringimenti e deviazioni che costituiscono un pericolo per la circolazione.

Insieme agli amici del circolo Destra Sociale abbiamo raggiunto telefonicamente un residente di zona che, evidentemente esasperato, si è sfogato così:
“Stiamo invecchiando insieme al cantiere. I lavori procedono con estrema lentezza, nel frattempo le attività hanno chiuso e la viabilità è al collasso. Siamo davvero stufi!”.

Data la situazione è oggettivamente impossibile non comprendere la rabbia dei cittadini che, dopo continui proclami, blocco dei fondi e ricorsi alla giustizia, hanno visto spostarsi di anno in anno l’asticella che segna la fine dei lavori.

Il circolo Destra Sociale, sensibile al grido di dolore del territorio, ha intenzione – una volta terminata l’emergenza sanitaria – di organizzare una protesta simbolica sul posto al fine di richiamare l’attenzione sull’annosa questione della via Tiburtina.
Seguono aggiornamenti.

Daniele Gattanella
Alfio Di Marco
Salvatore Di Marco