Gli uomini passano, le idee restano

 di Gianfredo Ruggiero

Nel 1929, il crollo della borsa di Wall Street mise in ginocchio tutte le economie occidentali, America, Inghilterra e Germania in testa. Le conseguenze furono drammatiche sia sotto il profilo economico sia sotto l’aspetto sociale: fallimenti a catena di società industriali e commerciali, chiusura di negozi, inflazione alle stelle, disoccupazione di massa, famiglie sul lastrico, fame e povertà diffuse.
L’Italia fu colpita anch’essa dalla crisi ma, a differenza delle nazioni capitaliste, seppe resistere meglio. Vi furono certamente una riduzione dei consumi e una contrazione dei salari (in parte compensati dalla riduzione del costo della vita), ma l’impatto che ebbero sulla vita degli italiani fu tutto sommato marginale e non produsse quei drammi umani che si registrarono negli altri paesi. Questo perché il Regime Fascista aveva da tempo allentato il legame con la finanza attraverso il controllo del sistema bancario, elaborato un vastissimo piano di opere pubbliche e, cosa non secondaria, avviato la costruzione di un inedito Stato Sociale.
Mentre le altre nazioni annaspavano, l’Italia fu trasformata in un immenso cantiere. Si costruivano strade (la prima autostrada al mondo, quella dei laghi, fu realizzata in quegli anni), nuove città e borghi agricoli, edifici pubblici, tribunali, scuole, biblioteche, palestre e asili. L’acqua potabile e l’elettricità furono portate fin nel più sperduto paese (l’acquedotto pugliese è ancora oggi il più esteso d’Europa).
Le opere pubbliche diedero vigore all’economia, agevolando la nascita di nuove imprese e il consolidamento di quelle esistenti a beneficio dell’occupazione che fu mantenuta stabile. Fu un vero boom economico che, a differenza di quello drogato degli anni ’60, basato sull’enorme speculazione edilizia, sull’evasione fiscale e ottenuti con fondi esteri, avvenne con capitali italiani, privati e statali.
L’inflazione fu tenuta sotto controllo attraverso una ferrea politica dei prezzi applicata ai beni di prima necessità.
La campagna del Regime per il grano permise all’Italia di risanare terre incolte, dare lavoro ai contadini e a ridurre la nostra dipendenza dall’estero.
L’autosufficienza energetica con fonti ecologiche e rinnovabili fu perseguita attraverso la costruzione di centrali idroelettriche nell’ambito di un ampio piano di risanamento ambientale che vide la costituzione di grandi parchi e aree verdi (solo a Roma furono piantati migliaia di pini, lamenta la sindaca Raggi).
Purtroppo le sciagurate leggi razziali e la perdita di una guerra più subita che voluta, hanno compromesso l’immagine del Fascismo e fornito un valido pretesto agli economisti liberali e ai sostenitore del potere finanziario per stroncare sul nascere qualunque forma di dibattito che possa portare, sulla base di quanto l’Italia ha saputo realizzare in quegli anni, a un nuovo modello di sviluppo economico e a un nuovo assetto istituzionale basati sui principi di giustizia sociale e democrazia diretta.
Se il Fascismo fosse studiato e non criminalizzato, nella sua storia troveremmo le risposte alla crisi di oggi e le prospettive per il domani.
Il Fascismo è morto con il suo fondatore, ma non le sue idee che sono di una attualità sorprendente.
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Calabria, si avvicinano le regionali

Nota del Circolo-Destra Sociale- “Beppe Niccolai” di Cosenza :

I Vicere’ : Ci stiamo avvicinando a piccoli e brevi passi alle tornate elettorali Regionali Calabresi con gli attuali dati di disoccupazione giovanile : 57,2% che la collocano negli ultimi 11 posti su 280 Regioni dell’UE, invece e’ decima la posizione (sempre in Europa ) riguardante la disoccupazione della popolazione con una percentuale del 21,6%, cio’ significa che a livello nazionale e’ tra quelle Regioni che occupano quei primati depressivi. Circolano gia’ nomi di possibili e sicuri candidati come si evince sul quotidiano -La voce Cosentina- del 15 luglio 2019…un trittico di nomi altisonanti a cui probabilmente si andranno di regola in seguito ad aggiungere altri… è d’obbligo cominciare con l’attuale Presidente della Regione Calabria, l’On. Mario Oliverio, 66 anni, che fu’ nel 1980 per la prima volta eletto nelle file del PCI come consigliere Regionale..Proporra’ la sua candidatura se non con il PD (considerando le problematiche vigenti sul territorio), con una sua lista personalizzata. Segue a ruota un top player di 79 anni, Agazio Loiero, gia’ Ministro del Governo D’Alema e nel 2005 eletto presidente della Regione Calabria con una coalizione di centro-sinistra denominata “L’Unione”. Abbiamo voluto lasciare per ultimo non per trascuratezza ma per il curriculum maestoso il BIG assoluto della politica cosentina e calabrese, l’uomo che e’ stato eletto eletto per ben 49 tornate elettorali consecutive passando dal PSI, al PRI, da FI al NCD ed ora uomo di punta di Giovanni Toti in Calabria, Signore e Signori ecco Pino Gentile ,anni 75…nomi e percentuali di disoccupazione che portano a riflettere quanto la politica abbia inciso su queste lacrime che una Regione vessata continua a versare e lo dico da calabrese verace, il seguente non e’ un piagnisteo classico di un “terrone” (i settentrionali affermano che abbiamo sempre il vizio di lamentarci) ma una breve esposizione su protagonisti ed interpreti di un disastro sociale (forse) annunciato ma ancora in atto, dobbiamo davvero fidarci del futuro che verra’?

Vincenzo Caravona – Destra Sociale Cosenza- “Circolo Beppe Niccolai”

Calabria – un’arida sanita’

Si legge sul “Quotidiano del sud” – edizione di Cosenza, pag. 4 : L’ASP e i Sindacati :” Medici di Pronto Soccorso in malattia, l’ASP pronta a denunciare tutto in Procura”.

Si premette che il diritto alla salute è un diritto ineludibile ed è riconosciuto dalla Costituzione; in Calabria sono circa  10 anni che tale diritto non è garantito, nonostante sia pagato dal contribuente e trattenuto sulle buste paga dalla Regione! La stessa Regione, commissariata da 10 anni per il piano di rientro, non è riuscita a garantire quei livelli minimi di guardia che i Pronti Soccorso dovrebbero garantire; il tutto nonostante gli stessi lavoratori abbiano esercitato al meglio la propria professione. Manca quel capitale umano e quei macchinari in numero e quantità  adeguata a servire l’effettivo bacino di utenza; una situazione che, complice il picco elevatissimo di turisti e residenti, pone a rischio i soggetti affetti da patologie considerato che spesso il personale medico rimane in servizio abbondantemente oltre orario.

Chiarito ciò, personalmente, se dovessi malauguratamente aver bisogno di un Pronto Soccorso, presterei scrupolosa attenzione affinché  sia sicuro di essere assistito come da protocollo.

Sergio La Ghezza – Circolo ” Beppe Niccolai”

Destra Sociale Cosenza