Bologna 1980, nessuna verità!

Il 2 Agosto 1980 e’ avvenuta quella che e’ passata alla storia come la piu’ grande ed efferata strage compiuta in Italia dalla nascita della Repubblica. Alla stazione centrale di Bologna scoppia una bomba che uccide 85 persone ferendone oltre 200. Le indagini vanno subito in una direzione chiara, indagare nell’area della Destra Extraparlamentare al cui interno esiste una sola organizzazione che chiaramente ha abbracciato quella che viene chiamata “Lotta armata”, i NAR, Nuclei Armati Rivoluzionari ai cui vertici ci sono Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Ma cosa successe effettivamente in quei giorni? Premetto che neanche 2 mesi prima ci fu un altra strage oscura che ancora oggi non ha colpevoli, e cioè quella di Ustica, dove un aereo con passeggeri esplode misteriosamente provocando la morte di tutte le persone a bordo. Adesso arriva la strage a Bologna, il paese non poteva tollerare l’ ennesima tragedia dopo P.zza Fontana, P.zza Della Loggia e adesso Ustica, senza colpevoli! Per la Magistratura non fu difficile individuare i presunti responsabili, visto che nell’ immaginario collettivo erano i Fascisti che mettevano le bombe e compivano tragedie. Subito vengono spiccati mandati di cattura nei confronti di movimenti Extraparlamentari come Terza Posizione e, appunto, i NAR. Vengono accusati di strage Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, all’epoca poco piu’ che ragazzini, Ciavardini era addirittura minorenne!! Il processo si dimostra subito pieno di contraddizioni,incongruenze ed assurdita’ varie. Si basera’ praticamente su un unico testimone, un certo Massimo Sparti, comune malavitoso con contatti nella Destra eversiva, il quale rilascera’ dichiarazioni che rafforzano il teorema della magistratura, e cioe’ che l’ attentato e’ opera di Fioravanti, Mambro e Ciavardini. La testimonianza di Sparti viene giudicata attendibile, nonostante fosse un delinquente e di conseguenza di per se’ persona poco credibile…ma tant’è! Ma forse la cosa piu’ “strana” e’ che Sparti viene descritto come una persona malata, addirittura terminale, di conseguenza la sue ” gravi” condizioni di salute, non sono piu’ compatibili con il carcere, e ottiene la liberta’..be’, Massimo Sparti vivra’ per altri 20 anni!! Alla faccia del malato terminale!! Concludo…il processo porto’ alla condanna dei 3 ragazzi,come esecutori ” Materiali” dell’ attentato,ma non furono mai individuati e accertati movente e soprattutto il mandante,o i mandanti della strage.Furono chiamati in causa Lucio Gelli,capo della P2 e Francesco Pazienza,un faccendiere,che furono condannati per depistaggio e non per essere stati i mandanti dell’ attentato.Quindi i 3 ragazzini non sapendo cosa fare,quella mattina del 2 agosto 1980,decidono così,per divertimento di uccidere 85 persone e ferirne oltre 200!!! Ovvio che c’e’ una pista internazionale da seguire,all’ epoca in Italia non c’erano molte tensioni,avevamo un Presidente molto popolare come Pertini,ma ce n’ erano a livello internazionale,l’ Unione Sovietica un anno prima aveva invaso l’ Afghanistan,la rivoluzione islamica in Iran,i rapporti USA- URSS erano ai minimi termini, il terrorismo palestinese ecc ecc.ma questa pista non fu mai battuta con decisione,puntando solo su dinamiche interne al nostro paese.Sono passati 39 anni,l’ impressione e’ che gli Italiani,come su altre stragi,non verranno mai a sapere la verita’,una verita’ che i parenti delle vittime hanno piu’ di ogni altro diritto di conoscere!

Francesco Terraciani- Destra Sociale in FDI Roma

Riflessione su Bibbiano

Il caso Bibbiano mi ha lasciato perplesso e inorridito, pensare che ci sia gente che arrivi a fare ciò è inaccettabile, volevo rimanere in silenzio ma forse sbagliavo, la tristezza che esistano persone così cattive mi fa pensare che molti non meritino nemmeno di vivere, triste dirlo ma la rabbia è tanta. Nel 1996 un intera famiglia si suicidò per aver visto portato via i figli e aver addosso la nomea di pedofilia.
A qualcuno forse non è chiaro ancora quel che accadeva la, provate solo immaginare di essere accusati di abusi sui vostri figli, vederli portati via per affidarli a struttura e lucrare sulla loro pelle. Voi cosa fareste ? Sapere oggi che su di loro sono state eseguite delle scariche elettriche, parliamo dei bambini, non basta, si falsificavano anche i disegni per modificare le realtà, ci rendiamo conto ? Nascondevano anche i regali e le lettere dei genitori per far dimenticare a loro l’esistenza dei genitori naturali, tutto allo scopo di ricevere soldi dalla macchina amministrativa e dalle coppie che non potevano avere figli e volevano adottarne uno. Chi tutela i padre e la madre? Dove sono i diritti dei genitori naturali? Un sistema che da vent’anni si reggeva in piedi, quante famiglie e bambini hanno rovinato questi infami bastardi? Nessuno sapeva possibile ? Vent’anni lo ripeto, per me sono tutti complici e a questo punto e tutti devono pagare a vita per questa infamia. Un altra domanda che ci dobbiamo porre è
perché le tv e i giornali non parlano ogni giorno di questa inchiesta? Non fa notizia forse? O al sistema conviene più parlare di immigrati o rubli russi? Dove sono i radical chic che tanto si professano protettori dei più deboli? Si radical chic perché Bibbiano sta nella rossa Emilia Romagna, perché la c’è di mezzo la sinistra italiana e il sistema perverso che hanno messo in atto per mangiare e arricchirsi il portafoglio. Il silenzio tombale è una sconfitta per tutti noi onesti che crediamo nelle istituzioni, finché però avrò voce io parlerò e griderò il mio disappunto con tutti i mezzi che ho a disposizione, sono sicuro che questo non accada solo a Bibbiano ma in tanti altri centri, perché un sistema del genere collaudato da certi personaggi può essere stato applicato in tanti altri posti. Le autorità indaghino su tutti ora, basta, qualcuno avrà sulla coscienza tutto questo , sempre se coscienza sia mai esistita per queste merde. Non rimaniamo in silenzio, scrivete parlatene o semplicemente condividete questo mio post, tutti devono sapere lo schifo che avviene.

Gianmario Muggiri

Migranti, fuoco di sbarramento contro Salvini. E lui che fa? – di Michele Rallo

Riceviamo e pubblichiamo

Una volta si diceva “rifugiati”. Si tentava di salvare le apparenze. Si fingeva di credere che gli invasori che giungevano in Italia dai quattro angoli del mondo (principalmente dall’Africa ma non soltanto dall’Africa) fossero tutti dei fieri perseguitati politici, in fuga da regimi liberticidi e alla ricerca di sistemi democratici dove potessero esprimere liberamente le loro idee. Praticamente, tutti degli Humphrey Bogart (piú o meno esotici e senza impermeabile) diretti a Roma-Casablanca, capitale morale dei “valori dell’Europa”.

Vale la pena di ricordare – diró per inciso – che gli accordi internazionali da noi sottoscritti (e che siamo liberissimi di disdettare) danno del “rifugiato” una definizione precisa: «colui che è costretto ad emigrare per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica.» Solo questi soggetti siamo tenuti ad accogliere: fino a quando lo vorremo – ripeto – e senza che da parte nostra sussista alcun obbligo nei confronti di tutte le altre categorie di “migranti”, ancorché “regolari”.

Il termine “rifugiati” appariva peró troppo limitativo per le nuove e piú folte ondate migratorie che si andavano preparando, e un ipotetico Grande Manovratore – lo chiamo cosí – dei movimenti migratori optó allora per la nuova definizione di “profughi”; anche perché gli amici del Grande Manovratore si preparavano a scagliare contro l’Europa altri milioni di individui – di provenienza asiatica e mediorientale – una parte dei quali (ma solo una parte) giungeva dalla martoriata Siria. Quella del “profugo” era una definizione meno impegnativa che non “rifugiato”, e meglio si prestava a mimetizzare, accanto ai profughi veri, i mezzi profughi (quelli che potrebbero raggiungere le zone sicure dei propri paesi, in Afghanistan come in Nigeria, e che invece preferiscono venire in Europa). E, accanto ai profughi veri e ai mezzi profughi, quella gran massa di falsi profughi, di “migranti economici” che espatriano soltanto per un tornaconto economico, per lasciare paesi arretrati e sottosviluppati e per venire qui da noi, dove potranno avere pensioni, assistenza sanitaria, alloggi popolari, istruzioni e quant’altro; beninteso, a spese degli italiani, specialmente dei piú poveri, quelli che attendono l’assegnazione di una casa popolare o sonoin lista di attesa per una radiografia. Profugo – comunque – é un termine piú elastico, piú ampio, giacché si riferisce a chi lascia il proprio paese per sfuggire non soltanto a persecuzioni politiche, ma pure ad eventi di piú vasta e generalizzata portata: le guerre o, anche, le calamitá naturali.

Pure in tale ámbito, tuttavia, v’erano delle anomalie evidenti. In primo luogo, le connotazioni di una migrazione indotta, suggerita, favorita dal Grande Manovratore e dai suoi terminali. Non piú i classici “campi profughi” organizzati dagli organismi internazionali appena oltre i confini degli Stati interessati; campi nei quali si soggiornava per il tempo strettamente necessario – sino alla fine della guerra, per esempio – per poi ritornare il piú rapidamente possibile in patria. Non piú il campo profughi – dicevo – ma un viaggio di migliaia di chilometri, verso una terra lontana, verso popolazioni aliene, verso culture, abitudini, religioni diverse e distanti. E non per un breve soggiorno, ma per stabilirsi in quei territori per sempre, per acquisirne la cittadinanza, per pesare sulle comunitá ospitanti, per insidiarne l’ordine, gli equilibri sociali, gli usi, i costumi, le convenzioni e quant’altro.

Adesso, infine, si é gettata la maschera. Non si parla piú di rifugiati né di profughi, ma semplicemente di “migranti”. Di gente, cioé, che non é “costretta” ad espatriare, ma che lascia il proprio paese liberamente, volontariamente, senza alcuna costrizione, per una libera scelta di carattere economicistico. E non é gente che nemmeno sia “spinta dalla miseria”. Sono benestanti, che – in paesi poverissimi – possono permettersi il lusso di spendere diverse migliaia di dollari per pagare tutti i vari passaggi della trafila dell’immigrazione illegale, fino – in ultimo – agli scafisti del Mediterraneo.
Fermiamoci qui, per il momento, giusto il tempo di abbozzare alcune misure che – a modesto parere di chi scrive – andrebbero prese per ovviare alle cose fin qui dette.

Primo: vanno denunciati tutti i trattati internazionali che ci obbligano a comportamenti limitativi della nostra libertá di accogliere o non accogliere chicchessia. Secondo: va abolita la pregressa e inadeguata normativa in materia di immigrazione (p. es. la cosiddetta Bossi-Fini) e sostituita con norme piú severe e restrittive, redatte in termini precisi, che non lascino spazio a magistrati politicizzati per interpretare le leggi come viene loro piú comodo. Terzo: occorre eliminare ogni automatismo nella concessione della cittadinanza italiana (lo ius soli é parzialmente giá in atto) e concedere, solo a chi ne abbia effettivo bisogno, un asilo che sia assolutamente a tempo, senza che possa trasformarsi in una ospitalitá permanente. Quarto: bisogna procedere alla espulsione immediata (ed eventualmente anche alla revoca della cittadinanza) per tutti gli stranieri che risultino dediti stabilmente ad attivitá criminose; a cominciare dagli aderenti alle associazioni a delinquere piú pericolose (mafia nigeriana et similia).
Adesso, una domanda: il nostro pur bravissimo Ministro degli Interni (meriterebbe una statua d’oro)si rende conto che senza provvedimenti del genere non gli sará possibile fermare l’invasione migratoria? E – aggiungo – si rende conto che con questo governo non gli sará consentito promuovere una linea che sia efficacemente propedeutica alla sua azione? Si rende conto che la sinistra grillina lo vede come l’avversario da battere, e che il “partito del presidente” fará di tutto per sbarrargli la strada? Si rende conto – tanto per scendere un po’ nel dettaglio – che fin quando ci sará un Moavero agli Esteri non sará possibile denunciare alcun trattato internazionale? Che fino a quando ci sará una Trenta alla Difesa la Marina Militare non sará disponibile ad una energica azione di contrasto all’invasione migratoria? Che fino a quando ci sará un Bonafede alla Giustizia non si potranno cambiare certe “regole del gioco”? … e cosí via di séguito.

E, allora, che aspetta, che aspetta ancóra a staccare la spina?

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

CHI HA PAURA DEI MINI-BOT ?

Riceviamo e pubblichiamo –

Le opinioni eretiche di Michele Rallo.

C’era da aspettarselo: l’approvazione della mozione che apre la strada alla emissione dei “mini-bot” ha fatto saltare i nervi ai paladini dei mercati. Il piú arrabbiato, il piú acido, il piú cupo di tutti sembra essere il governatore uscente della BCE, Mario Draghi, il quale ha scandito che i mini-bot o sono un titolo di debito (e in questo caso aumentano il debito pubblico complessivo) o sono una valuta parallela (e in questo caso sono illegali). Doppia inesattezza (e uso un termine gentile). Il debito, “questo” debito c’é giá. É quanto la pubblica amministrazione deve ai privati italiani: 90 miliardi di euro circa, e non giá gli «oltre 50 miliardi» (e scusate se é poco) di cui parlano con pudica ritrosía i telegiornali. É una parte del nostro debito pubblico complessivo, accertato, certificato e messo a bilancio.
I mini-bot, dunque – lo capiscono anche i bambini – non sono e non possono essere altro debito, bensí soltanto la attestazione di quel debito. É come se lo Stato, invece di riconoscere genericamente quel debito, lo consacrasse con l’emissione di un titolo specifico. Esattamente come fa quando si fa prestare i soldi dai “mercati”: prendendo del danaro e rilasciando in contropartita dei titoli, che in quel caso sono i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali). Nel nostro caso, il corrispettivo del danaro lo Stato l’ha giá preso (sono le merci e i servizi che ha ottenuto a credito) e i mini-bot (dove“bot” sta per Buoni Ordinari del Tesoro) non sarebbero altro che l’equivalente casereccio dei BTP. Con una differenza, e non di poco conto: i BTP sono titoli fruttiferi, a fronte dei quali lo Stato italiano deve corrispondere, per un determinato numero di anni, gli interessi che sono determinati dallo spread e dagli altri meccanismi che si è inventati l’usurocrazia globalista; i mini-bot, invece, sono titoli infruttiferi, che, oltre a non aumentare l’ammontare del debito pubblico, non ci costano neanche un centesimo di interessi. Seconda opzione di Draghi: se non sono debito aggiuntivo, i mini-bot sono “valuta parallela”, e sono perció illegali. Iniziamo col dire che i mini-bot sarebbero semmai una moneta parallela, non una valuta parallela. La differenza é enorme, perché la moneta puó circolare solo all’interno del paese emittente, mentre la valuta é una moneta che sia negoziabile anche all’estero. Quello che la normativa europea ci inibisce é di emettere euro per conto nostro, e comunque di stampare una valuta, cioé una moneta che abbia corso legale anche all’estero. Nulla vieta che uno Stato dell’UE possa mettere in circolazione una pseudomoneta aggiuntiva o, a maggior ragione, dei certificati di credito destinati ad una circolazione soltanto interna. É appena il caso di ricordare che la Banca di Francia emette una moneta convertibile con l’euro: é il Franco CFA, destinato alla circolazione nelle ex colonie africane ma a corso legale anche in territorio francese. La Banca Centrale Europea ha il monopolio dell’emissione dell’€uro, non di qualunque moneta nazionale; anche perché molti paesi dell’UE non hanno adottato la moneta unica. E comunque, anche a voler ammettere che non si possa emettere una moneta nazionale, nulla vieta una moneta parallela, una moneta aggiuntiva, una moneta fiscale, né tantomeno l’emissione di certificati di credito o di buoni del tesoro di qualunque taglio.
Diciamola tutta: Draghi ha sbagliato clamorosamente (o ha voluto sbagliare per lanciareun messaggio). Comunque ha sbagliato e, con lui, hanno sbagliato i tanti draghetti (dal ministro Tria al presidente di Confindustria) che si sono precipitati a ripetere pappagallescamente lo slogan che riconduce i mini-bot a debito o illegalitá. Ma, stando cosí le cose, perché mai i mercati si mostrano tanto allarmati? Per due motivi. Il primo: perché i mini-bot sarebbero di piccolo taglio (si ipotizza da 5 a 100 euro), di formato simile a quello delle banconote e, soprattutto, trasferibili a terzi che potrebbero utilizzarli per il loro fine naturale (pagare le tasse) o per cederli ad altri soggetti ancóra. La qualcosa ne farebbe di fatto una sorta di moneta
parallela, in grado di mettere in discussione il dogma della dittatura monetaria dell’€uro nel nostro paese.
Il secondo motivo d’allarme risiede nella creazione di un precedente assai pericoloso (per loro). Se oggi lo Stato italiano puó pagare qualcosa (i debiti della pubblica amministrazione) con risorse proprie, senza essere obbligato a passare per la mafia dei mercati e senza pagare un centesimo di interessi, cosa impedisce – in un domani nemmeno troppo lontano – che possa utilizzare lo stesso sistema per
pagare altro? Chessó… la messa in sicurezza del territorio contro il dissesto ambientale, o la manutenzione delle scuole pericolanti, o – perché no? – quota 100 e il reddito di cittadinanza? E tutto questo con risorse proprie, senza fare crescere il debito pubblico, senza ricorrere al massacro sociale. Cosa pericolosissima (sempre per loro, naturalmente) perché in questo caso la speculazione straniera non potrebbe piú venire in Italia a fare shopping a spese della nostra economia nazionale. Avete capito cosa possono rappresentare i
mini-bot? Ben piú di un mezzo per pagare i debiti della pubblica amministrazione verso i privati, come da interpretazione (riduttiva) dei vertici di Lega e Cinque Stelle. I mini-bot possono rappresentare l’inizio di una vera inversione di tendenza, il ritorno alla speranza, alla ragionevolezza, l’alt al degrado, all’impoverimento, al massacro sociale. E – sia pure in prospettiva – possono annunciare la rinascita dello Stato, con tutte le sue naturali attribuzioni, con le sue regole, con i suoi “muri”, con il suo diritto-
dovere di battere moneta, di lavorare per il benessere dei propri cittadini e non per la felicitá dei mercati. Naturalmente, tutto ció potrá avvenire soltanto se il governo che al momento ci rappresenta avrá il coraggio e la determinazione per andare fino in fondo. E non mi riferisco soltanto alle risposte da dare alle lamentazioni immancabili della Commissione Europea, ma anche all’assedio spietato, cattivo, senza esclusione di colpi cui ci sottoporranno i “mercati” allo scopo di riportarci all’ovile. Come é avvenuto in Grecia, inducendo quel leone di Tsipras ad alzare súbito bandiera bianca e ad arrendersi ai figli di troika.
Se i nostri governanti se la sentono di sfidare i poteri fortissimi, bene. Altrimenti, che ci risparmino almeno la pantomima del vorrei-ma-non-posso.Questo vale per i mini-bot, ma vale anche per la flat tax, per le clausole di salvaguardia, per la manovra finanziaria e per tutto il resto.

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

Cosenza – crisi olivicola, riflessione

La produzione olivicola calabrese crolla del 69% secondo i dati della Coldiretti. I fattori negativi vanno ricercati nella cattiva stagione che ha generato i parassiti come la tignola. Negli ultimi anni si è registrata una produzione di 40 tonnellate di olio EVO, tenendo conto che la Calabria è la seconda produttrice su scala nazionale con la presenza di quasi 700 frantoi e la terza a livello europeo. Il fenomeno più preoccupante per il settore è l’importazione dell’olio proveniente dal nord-Africa e più precisamente dalla Tunisia, dal Marocco e dall’ Egitto che ha già condizionato il mercato olivicolo della Regione, se consideriamo gli ulteriori diktat imposti ai nostri prodotti dall’UE ( vedi pesca del novellame azzurro) non è e non sarà il massimo in una terra già ampiamente falcidiata da una miriade di problematiche che gli amministratori regionali sfiorano con i loro pensieri.
Vincenzo Caravona – Coordinatore Provinciale di Cosenza- Destra Sociale

1919 di Luca Romagnoli

Cento anni da eventi che hanno segnato un epoca, che hanno visto un’epopea di passioni e patriottismi, ma anche di sensibilità e impegno sociale come mai prima nella storia europea (e quindi nella storia dell’uomo organizzato in società). É l’anno della “vittoria mutilata”, è l’anno della costituzione dei Fasci e l’anno dell’impresa di Fiume con la reggenza del Carnaro; è l’anno della carta del Quarnaro. E questo in Italia. Ma è un anno importante anche per l’Irlanda

(Michael Collins fa nascere l’IRA), per la Turchia (nasce il movimento nazionalista di Kemal Ataturk), per la Cina (il movimento nazionalista “4 maggio”), per la Russia (di fatti distrutta a fine conflitto anche a causa del tradimento bolscevico antinazionale e antizarista). É anche l’anno in cui molto si discetta di economia e sociale: l’economista Keynes pubblica uno studio sulle conseguenze della pace; in Italia diventa obbligatoria l’assicurazione per l’invalidità e l’invecchiamento con contribuzione dello Stato e dei datori di lavoro.

É un anno, il 1919, che inizia a dipanare un futuro complesso, che diverrà anche tragico della storia europea e delle storie patrie di tante Nazioni. É l’inizio della consapevolezza che uno Stato ha tra i suoi compiti di governare l’economia, attraverso la collaborazione tra i diversi interessi, la redistribuzione della ricchezza e una maggiore qualità della vita attraverso la sicurezza sociale. É l’anno in cui in definitiva irrompe sulla scena un modo diverso di concepire lo Stato, quello che tenti di superare il capitalismo liberale e non cedere all’internazionalismo comunista, percorrendo una “terza via”.

Lo ricordiamo questo centenario sulla nostra tessera, perché è anche l’anno in cui il senso dell’impegno in politica per il sociale è netto, sorge prepotente e assai diffuso nelle coscienze degli Europei e non solo. É un anno in cui sogni e auspici all’insegna del sociale dettero al mondo nuove prospettive di sviluppo e modernità.

Luca R

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