SUGGELLO” SU UNA FINE MISEREVOLE!

Abbiamo intitolato un nostro recentissimo articolo sulla situazione politica regionale “Fine dell’Impero”.
Perché eravamo convinti che fosse arrivata la loro ultima notte da dittatori incontrastati.
Gestione del potere durato quasi mezzo secolo. Una enormità. Da dittatura democratica se possiamo usare, e farci passare, questo ossimoro. Dopo la batosta, che anche in Lucania è avvenuta per il centrosinistra a trazione PD, del 4 marzo scorso.
Vi era da aspettare solamente il prossimo mese di novembre per calare la tenda di chiusura,  come quella di un teatro.
E con la tenda, la carriera di tantissimi personaggi che stanno vivendo la loro ultima stagione da protagonisti negativi.
Ora siamo costretti a rivedere il nostro titolo, o meglio a modificarlo: da fine dell’impero a fine miserevole.
Già, perché, al di là di come andrà a finire la faccenda giudiziaria, che vede tra arresti in carcere di commissari generali e direttori amministrativi di Asl; ai domiciliari, come è il caso del governatore Pittella e altri suoi dirigenti nelle Asl a vario titolo; oppure altri ancora con l’obbligo di dimora,  resta un dato certo: quello della immoralità.
Sono stati presi con le mani nella marmellata. Una marmellata fatta di disonore spregevole. Totale arroganza del potere. Utilizzata per agevolare alcuni nei concorsi pubblici truccati e bocciare altri, senza santi in paradiso, ma soprattutto più bravi e meritevoli, però per loro, “inutile zavorra”, senza che per questi ultimi ci fosse il pizzino verde, che andava a premiare immeritatamente chi era in quella lista truffaldina.
Per anni abbiamo denunciato le malefatte, il clientelismo più bieco e cinico, lo sciupio di immense risorse, i ricatti ad imprese e professionisti con la schiena dritta.
Fatto da un sistema che non possiamo non chiamare col proprio nome.
Che oggi si chiama soprattutto Partito Democratico e piccoli satelliti che volta per volta gli girano attorno, ma che prima si chiamava Democrazia Cristiana dal  lontano 1970, poi nei decenni successivi diventato altro soggetto giuridico per la vergogna di tangentopoli.
Sempre con una parte consistente di ex, democrazia cristiana e socialisti.
Sempre e solamente loro, in primis.
Mezzo secolo di potere immenso, illimitato, incontrastato, senza mai pagare dazio.
Non sappiamo se fortunati, o per incapacità di chi doveva controllare e non lo ha fatto.
Oggi con un sussulto di coraggio, tanti i personaggi positivi venuti fuori della inchiesta denominata “Suggello”.
Appunto suggello per una fine incommentabile.
Per tanti personaggi, in questo caso nella malasanità, che si mangia più del 70 per cento dell’intero bilancio regionale.
Una montagna di soldi e di strapotere. Un sanità inadeguata, dove la gente aspetta mesi per essere visitata nelle strutture pubbliche.
Altri che sono costretti ad emigrare di fronte a patologie gravi, con sacrifici e sofferenze.
Con verbali di concorsi che venivano distrutti nel tritacarte per essere sostituiti da altri, calibrati per far vincere chi si doveva, per poi legarli mani e piedi ai propri desideri; di un potere che cangiava nomi di politici, ma che era sempre lo stesso sistema, senza soluzione di continuità sin dal 1970, appunto dalla nascita delle Regioni.
Quelle Regioni contro la cui istituzione si oppose strenuamente e solamente il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante, con memorabili suoi interventi in Parlamento, e che hanno fatto schizzare velocemente, e da quel momento in poi, il debito pubblico della nazione.
Altro che più autonomia: queste Regioni a statuto ordinario, ma anche quelle speciali, oramai una distinzione anacronistica, andrebbero chiuse per sempre.
Questa sarebbe la migliore riforma costituzionale, insieme alla elezione diretta da parte dei cittadini del Capo dello stato, anche per mettere fine ai comportamenti forzati, ai limiti, e se non oltre, della Costituzione, degli ultimi presidenti della nostra repubblica.
Per tornare alle faccende di casa nostra, ribadiamo che non ci interessa tanto, almeno al momento, in quanto siamo nella fase iniziale della inchiesta e sino al terzo grado di giudizio un indagato nella giustizia italiana è da ritenersi non colpevole, l’aspetto giudiziario.
Quello che invece ci preme dire, sottolineare, stigmatizzare, denunciare è il distorto uso del potere della cosa pubblica, dove si intrecciano potere politico e quello della pubblica amministrazione.
Una saldatura micidiale, mortale per i sogni e le speranze di migliaia di giovani lucani. Costretti dopo enormi sacrifici a prendere la umiliante (per chi la crea non per chi la subisce) via della emigrazione, quasi sembra in modo definitivo, impoverendo di intelligenze e di presenza la nostra terra.
E per denunciare tutto ciò, per il popolo lucano non c’è da aspettare l’ultimo atto della Cassazione. Basta sapere che per loro è calato il suggello finale peggiore che possa esistere.
In autunno ci sarà anche quello politico.

12/07/2018

Leonardo Rocco Tauro