SALVINI BATTEREBBE BERGOGLIO su referendum…

REFERENDUM SULL’IMMIGRAZIONE? SALVINI BATTEREBBE BERGOGLIO
di Michele Rallo

Inchiodati dai sondaggi (quelli pubblici e, soprattutto, quelli “riservati”), gli architetti della società multirazziale si sono ormai rassegnati a battere in ritirata. Figuratevi che Angelino – che come ex ministro degli Interni ha certamente accesso ai sondaggi riservati – si è rifiutato di votare la legge sullo Ius Soli; neanche con la minaccia che il governo possa cadere; e neanche con le pressioni che – a quanto si sussurra in ambienti “solitamente bene informati” – avrebbe ricevuto da parte del Vaticano.
Il dato che emerge dai sondaggi è che, sull’immigrazione, gli italiani la pensano come Salvini e non come il Papa. Il quale Papa – lo dico da credente – farebbe bene a studiarsi un buon manuale di storia italiana, con particolare riferimento alla presa di Porta Pia e alla fine dello Stato Pontificio. Fine dello Stato Pontificio (siamo negli anni 1859-1871) che segnò anche la fine del potere temporale della Chiesa e della pretesa di imporre il volere del Papa-Re agli italiani.
Certo, allora la Chiesa Cattolica non si rassegnò facilmente: dovette subire la mortificazione dei plebisciti che segnarono l’indubitabile volontà delle popolazioni dell’ex Stato Pontificio di unirsi al resto d’Italia. Prima i plebisciti nelle “legazioni” periferiche. Poi, dopo il travaglio di una decennale “questione romana”, il plebiscito nel Lazio e a Roma (2 ottobre 1870) ebbe un risultato che dire schiacciante è poco: 133.681 voti a favore dell’unione al Regno d’Italia, contro 1.507 per la permanenza nello Stato della Chiesa, con un rapporto più o meno di 100 a 1. E si trattava dell’elettorato di allora, formato soltanto dalle classi più favorevoli al Papato: nobiltà ed alta borghesia. Figuratevi se avesse votato anche il ceto medio e il popolino!
Ma la cosa più notevole di quel referendum era che la stragrande maggioranza dei voti pro-Italia era stata espressa da cattolici convinti ed osservanti, gente che – come recitano i precetti – andava a messa alla domenica e si comunicava almeno una volta all’anno. Il fatto era che quei bravi cattolici – consapevolmente o inconsapevolmente – rifiutavano l’idea che il Papa potesse pontificare, oltre che in materia religiosa, anche in tutti gli altri campi del viver civile. Erano, cioè, “laici”. Ove per laicismo si intenda – cito da Wikipedia – l’essere «svincolato dall’autorità confessionale» ma senza che ciò «infici la pratica di una particolare credenza religiosa». In altri termini, gli italiani di allora (come quelli di oggi) si rifiutavano di credere che il Papa fosse il “portavoce” del Padre Eterno su tutti i campi dello scibile umano. Gli riconoscevano certamente rispetto, autorità morale, ma non al punto di considerare obbligatorio l’uniformarsi ai suoi precetti in materie che eccedessero l’àmbito religioso. Per regolare la loro vita civile, preferivano affidarsi allo Stato nazionale. Anche e forse soprattutto nell’Europa dell’Ottocento, che già da tempo aveva visto quasi tutti i suoi popoli creare i rispettivi Stati nazionali, ed affidare ad essi i loro destini, il loro sviluppo, il loro progresso, il passaggio ad istituzioni che già allora, bene o male, interpretavano gli interessi reali delle collettività amministrate. Mentre l’Italia – proprio per la presenza dello Stato Pontificio – aveva dovuto attendere fino al 1870 per realizzare il suo Stato nazionale. I bravi cattolici italiani ascoltavano con filiale rispetto Pio IX tuonare contro la liberazione di Roma («una audace cospirazione contro la Chiesa di Dio e questa Santa Sede»), ma facevano spallucce e gridavano «viva il Re» e «viva Garibaldi».
Poi arrivò Mussolini, a metter termine ad un conflitto che affliggeva l’animo degli italiani, intimamente combattuti tra la fedeltà alla patria e quella alla religione. Furono i Patti Lateranensi (1929) a segnare la fine del conflitto fra il Regno d’Italia e il nascente Stato della Città del Vaticano, stabilendo fra le due entità dei precisi limiti di competenza: allo Stato la cura degli affari civili, alla Chiesa quella delle anime.
Naturalmente, quei patti hanno retto benissimo fino a quando l’autorità civile ha mantenuto la sua autorevolezza e la sua indipendenza. Poi, man mano che gli attributi andavano perdendosi per strada, man mano che “lo Stato” andava scolorendo e diventando “paese”, man mano che l’idea di patria come somma di sangue e di suolo (per dirla con Darré) andava cedendo il passo a concezioni burocratiche, amministrative, man mano che la deriva degli ultimi decenni andava pervadendo tutto e tutti… ecco il fantasma di Pio IX tornare a fare capolino fra le mura leonine, ed ecco una parte (dapprima minoritaria) della dirigenza vaticana essere tentata dal tornare ad imporre le sue regole alla società italiana.
E adesso – quando l’attacco agli Stati nazionali viene mosso dai poteri forti della finanza speculativa – ecco che un Papa decisionista e autoritario sembra voler calcare le orme di Pio IX, ecco “El General” (come taluno lo chiama in Vaticano) intervenire a gamba tesa nel dibattito politico italiano, cercando di imporre la sua personalissima visione del fenomeno migratorio come una sorta di nuova religione buonista, cui tutti – cattolici e non – debbano necessariamente uniformarsi.
Peccato che, come nel 1870, i cattolici italiani dell’anno di grazia 2017 non abbiano la minima intenzione di sottostare alla privata visione delle cose del Papa pro-tempore, preferendo laicamente mantenere la dignità delle proprie convinzioni politiche.
Non solo. Ma certi segnali di disagio, di disaffezione nel mondo cattolico cominciano a prendere corpo. Alcuni di questi sono stati anche quantificati in certi sondaggi della stampa romana. C’è gente che comincia ereticamente a chiedersi se sia proprio vero che, quando i Cardinali eleggono il Sommo Pontefice, siano veramente assistiti dallo Spirito Santo, o se non siano piuttosto condizionati da certe logiche “di corrente” o “di cordata”. Certo, l’elezione di questo Papa è avvenuta in un momento del tutto particolare, con un Papa regnante che – per la prima volta nella storia – aveva abdicato. E non voglio aggiungere altro.
In ogni caso, sarebbe bello ripetere il referendum del 1870. Non su Porta Pia, naturalmente, ma sull’immigrazione. Papa Bergoglio potrebbe fare le veci di Pio IX, ed un Salvini – per esempio – potrebbe essere chiamato a difendere le ragioni dell’Italia laica. Sono pronto a scommettere che vincerebbe Salvini, e con una percentuale che umilierebbe Bergoglio.