NELLO MUSUMECI:UN NUOVO MILAZZO PER IL “LABORATORIO SICILIA”?

NELLO MUSUMECI:UN NUOVO MILAZZO PER IL “LABORATORIO SICILIA”?
di Michele Rallo

Le hanno tentato tutte per scongiurare il “pericolo Musumeci”. Conventicole, camarille, cupole e cupolette “moderate” hanno fatto l’impossibile per evitare questa sciagura (per loro). Non che avessero nulla da dire contro Musumeci, ma – sussurrava qualcuno – «a Nello non ci si po’ parlare di certe cose».
Alla fine, però, hanno dovuto rassegnarsi all’inevitabile: Nello Musumeci è stato candidato dal centro-destra a furor di popolo, ed in breve tempo è diventato il candidato anche di tantissimi altri siciliani dei più svariati orizzonti politici. Diciamocelo chiaramente: numeri alla mano, è lui l’unico candidato alternativo alla sciagura di un quinquennio grillino a Palazzo dei Normanni. I “moderati” hanno dovuto rassegnarsi ad aggregarsi al suo carro, su cui in molti sono balzati lestamente; mentre una fetta non trascurabile di elettorato di sinistra (pur potendo contare su due autorevoli candidature “di bandiera”) ha puntato su Musumeci all’insegna del “voto utile”.
Già, perché l’unica alternativa a Musumeci sarebbe quel certo Cancelliere, grillino. E basta la parola “grillino” ad evocare scenari da incubo: la Raggi a Roma, l’Appendino a Torino, un ragazzino inesperto candidato addirittura alla Presidenza del Consiglio, un Grillo sgradevole, ghignante come nella peggiore iconografia giacobina, il caos amministrativo, l’incompetenza elevata a sistema, un partito non partito che non è in grado di fare politica e perciò cavalca l’antipolitica fine a sé stessa, che invoca “onestà” come se potesse bastare l’onestà a cavarci fuori dai guai. Tutti i candidati alla presidenza della regione sono persone oneste: Musumeci, Cancelliere, Micari, Fava e La Rosa. E allora? Dovremmo desumere che basta questo a guarire la Sicilia dai disastri di cinque anni di crocettismo?
Non è assolutamente così. Grazie a Dio, il fatto che siano tutti dei galantuomini costituisce un’ottima base di partenza. Non occorre dunque invocare l’onestà, perché l’onestà – chiunque vinca – c’è già. Ma ci sono altre cose che dovremmo invocare: linearità, capacità, esperienza, competenza. Occorre, in una parola, la Politica, la grande, la nobile arte di governare, di affrontare i problemi (e che problemi!) e, soprattutto, di risolverli. L’antipolitica non risolve nulla, non può risolvere nulla, è uno sfogo, un vaffa, una ripicca, uno sputo in aria che ti ritorna in faccia.
Vi immaginate che effetto avrebbe sulle sorti della Sicilia, dopo un quinquennio di Crocetta, un quinquennio di vaffanciullo?
Ecco perché, se i siciliani non impazziscono, questa volta non dovrebbero esserci dubbi sull’esito finale della partita “presidenziale”.
Dopo di che, superata la fase elettorale, inizierà la vera battaglia di Nello Musumeci. Una battaglia immane. Vi rendete conto di cosa significhi mettere il dito negli ingranaggi di una regione che ha qualcosa come 8 miliardi di euro di debiti, 16.000 miliardi delle vecchie lire?
Il compito che attende il nuovo Governatore è gigantesco. Ed è un compito che non potrà essere affrontato con gli schemi della vecchia politica, quella che ha fallito, quella degli equilibri di correnti e delle faide di sottocorrenti, quella di certi assessorati che bruciavano miliardi sull’altare dell’incompetenza e degli affari loschi, quella delle “sciarre” fra compagni di merende. Questa vecchia politica – se Dio vuole – è destinata a scomparire definitivamente. Si rassegnino i “picciotti”: di «certe cose» non si parlerà più per almeno cinque anni, e speriamo neanche dopo.
Ma, per fare questo, Musumeci avrà bisogno di avere il sostegno dell’Assemblea, non soltanto di una maggioranza parlamentare più o meno risicata. Non penso né ai voti di fiducia, né ai giochetti di corridoio, né agli altri strumenti del piccolo cabotaggio assembleare. Penso al consenso vero, alla fiducia, al rapporto personale, umano, anche con gli avversari politici, che un uomo della statura e del carisma di Nello Musumeci è in grado di instaurare. Lui tende a questo, vuole questo. Quando in campagna elettorale dice di non voler essere il Presidente del centro-destra, ma il Presidente di tutti i siciliani, non è captatio benevolentiae, non è caccia al voto nei confronti degli elettori di altri schieramenti, è esattamente ciò che lui vuole, è il suo progetto politico.
Come potrà prendere forma questo progetto? Non lo so, non ne ho la più pallida idea. Ma sono convinto che Nello sarà capace di stabilire un rapporto diretto, se non con tutta l’Assemblea, certamente con molti deputati di ogni parte politica. Tra quelli, naturalmente, che non saranno interessati a «certe cose».
Potrebbe essere un ritorno alla Sicilia “laboratorio politico”, dove si sperimentavano idee, formule, progetti cui guardava poi l’intero mondo politico nazionale. Non penso – sia chiaro – a maggioranze alternative, a cambi di casacca, a salti della quaglia, ma a qualcosa di concreto, di operativo, qualcosa che possa consentire di affrontare un titanico sforzo collettivo per iniziare a risalire la china.
E non penso – aggiungo – ad una riedizione del milazzismo da manuale, con maggioranze destra-sinistra o con combinazioni alternative. Non penso, cioè, al milazzismo parlamentare. Penso però al milazzismo come stato d’animo, come forma mentis dei siciliani, che se ne fregano degli steccati di partito e guardano piuttosto al valore degli uomini e alle cose concrete, alle cose da fare.
E di cose da fare, in Sicilia, ce ne sono veramente tante, e di dimensioni tali da far tremare le vene ai polsi. Rispetto ad oltre mezzo secolo fa, all’epoca di Silvio Milazzo, i tempi sono cambiati. Oggi, più che i partiti, contano gli uomini. E quando un territorio incontra un Uomo come Nello Musumeci, non deve lasciarselo scappare. Per la Sicilia potrebbe essere l’ultima occasione, prima del caos.
3g13236u-1513