Montalbano Jonico – Pietro Franchini: un Eroe Fascista!

” Mitragliere puntatore, individuato e fatto  segno a violento tiro, benché ferito, continuava intrepidamente nell’azione, finché un colpo di mortaio gli asportava entrambe le gambe.
Zona di Klisura – Caposaldo  n. 25, Fronte greco  9 gennaio 1941″.

E’ la motivazione con la quale il Ministero della Guerra in data 31 luglio 1945 conferiva alla camicia nera scelta Pietro Giuseppe Franchini, da Montalbano Jonico, la medaglia d’Argento al  Valor Militare.
Pietro Franchini era nato appunto nella città jonica il 28 gennaio 1911, da Leonardo e Maria Rosaria Stigliano.
Era alto circa un metro e sessanta, occhi e capelli castani, di professione barbiere.
Iniziò giovanissimo la carriera militare, tant’è che appena diciottenne lo vediamo già milite nella 155/esima Legione.
Dopo l’esperienza militare e congedato caporale, nel 1936 parte per l’Africa Orientale Italiana (A.O.I).
Ferito in combattimento dopo pochi mesi dal suo arrivo in Africa e dopo essere stato dimesso dall’ospedale di Asmara, ritorna in Italia.
Nel 1938 consegue il brevetto di istruttore paramilitare, istituito dal ministero della guerra.
Ritorna militare e viene assegnato al 155/esimo Battaglione.
Parte per Brindisi  il 30 novembre 1940, ove ci arriva con una bicicletta piena da viveri per i commilitoni compaesani, dopo un giorno di pedalate ( bicicletta che per un “piccolo miracolo” ritornerà tre anni dopo a Montalbano, ma senza il suo pedalatore).
Il giorno successivo parte in areo per l’Albania e giunge in territorio di guerra.
Solo dopo poche settimane finisce, in modo eroico, la sua giovane esistenza appunto il 9 gennaio 1941, a nemmeno trent’anni di vita.
I più anziani lo ricordano come un giovane spigliato e coraggioso.
Atletico e generoso.
Insomma, già un punto di riferimento nella sua azione locale di attivista fascista.
Dal matrimonio con la signora Caterina Iannelli, ha avuto una sola figlia, Rosaria, che ha potuto vedere  solamente una volta, e deceduta lo scorso mese di novembre.
Le note del tempo, sempre a proposito della sua eroica morte aggiungono altro scritto a quanto riportato dall’attestato del Ministero per la Guerra : “Durante  il combattimento del 9 gennaio 1941 – XIX E.F , quale mitragliere  puntatore, per circa tre ore tenne a debita distanza il nemico con raffiche continue e ben aggiustate.
Attaccato  alla sua arma, sbaragliò, annientò non pochi reparti nemici  che avanzavano a plotoni serrati. Individuato dal nemico e fatto segno a tiro intenso  di esso, pur essendo già ferito, resisteva eroicamente continuando a tirare. Invitato a spostarsi in posto più sicuro e defilato si rifiutava affermando che, facendo ciò sarebbe venuto a cessare il divertimento ……..  ed il divertimento cessò solamente quando un colpo di mortaio, centrata in pieno la sua arma, asportava a lui entrambe le gambe”.

Ed ancora, dal quindicinale  del fascio materano “Volontà” leggiamo :” La Patria con l’alta ricompensa militare concessa al camerata Pietro Franchini, ha riconosciuto l’eroismo e la fede d’una giovane fedele Camicia Nera, baldanzoso figlio della forte gente lucana. Le sue gesta eroiche non hanno di bisogno di commento alcuno; esse sono ben incise dalla sobria motivazione.
Le prove di coraggio e lo spirito di abnegazione da lui mostrati resteranno scolpiti nei cuori di tutti i legionari del 155 Battaglione ” Val Bradano ” e di tutto il popolo lucano che lo annovera tra i suoi figli migliori”.
Dunque un eroe di guerra che per la Patria ha “cercato la morte bella”, per dirla alla Carlo Mazzantini.
Per difendere i propri commilitoni, non si è tirato indietro.
Coraggio ed abnegazione di fronte alla morte lo hanno reso degno di onore per l’eternità, quella che spetta sempre agli Eroi. Di ieri come quelli di oggi.
Ora, ci chiediamo se non sia giunto il tempo di rivedere l’assegnazione del 31 luglio 1945, per trasformare quella medaglia d’Argento al valor militare nel metallo più pregiato.
Per meritare la medaglia d’oro oltre a donare per la nazione e i propri commilitoni la propria vita cosa bisogna ulteriormente fare?
Credo che le revisioni possono essere giustificate, e se giustamente è stato fatto ultimamente per la Città di Matera, lo si può fare anche per un martire fascista.

27/12/2016 –  Leonardo Rocco Tauro