Migranti, fuoco di sbarramento contro Salvini. E lui che fa? – di Michele Rallo

Riceviamo e pubblichiamo

Una volta si diceva “rifugiati”. Si tentava di salvare le apparenze. Si fingeva di credere che gli invasori che giungevano in Italia dai quattro angoli del mondo (principalmente dall’Africa ma non soltanto dall’Africa) fossero tutti dei fieri perseguitati politici, in fuga da regimi liberticidi e alla ricerca di sistemi democratici dove potessero esprimere liberamente le loro idee. Praticamente, tutti degli Humphrey Bogart (piú o meno esotici e senza impermeabile) diretti a Roma-Casablanca, capitale morale dei “valori dell’Europa”.

Vale la pena di ricordare – diró per inciso – che gli accordi internazionali da noi sottoscritti (e che siamo liberissimi di disdettare) danno del “rifugiato” una definizione precisa: «colui che è costretto ad emigrare per fondato timore di persecuzione per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o opinione politica.» Solo questi soggetti siamo tenuti ad accogliere: fino a quando lo vorremo – ripeto – e senza che da parte nostra sussista alcun obbligo nei confronti di tutte le altre categorie di “migranti”, ancorché “regolari”.

Il termine “rifugiati” appariva peró troppo limitativo per le nuove e piú folte ondate migratorie che si andavano preparando, e un ipotetico Grande Manovratore – lo chiamo cosí – dei movimenti migratori optó allora per la nuova definizione di “profughi”; anche perché gli amici del Grande Manovratore si preparavano a scagliare contro l’Europa altri milioni di individui – di provenienza asiatica e mediorientale – una parte dei quali (ma solo una parte) giungeva dalla martoriata Siria. Quella del “profugo” era una definizione meno impegnativa che non “rifugiato”, e meglio si prestava a mimetizzare, accanto ai profughi veri, i mezzi profughi (quelli che potrebbero raggiungere le zone sicure dei propri paesi, in Afghanistan come in Nigeria, e che invece preferiscono venire in Europa). E, accanto ai profughi veri e ai mezzi profughi, quella gran massa di falsi profughi, di “migranti economici” che espatriano soltanto per un tornaconto economico, per lasciare paesi arretrati e sottosviluppati e per venire qui da noi, dove potranno avere pensioni, assistenza sanitaria, alloggi popolari, istruzioni e quant’altro; beninteso, a spese degli italiani, specialmente dei piú poveri, quelli che attendono l’assegnazione di una casa popolare o sonoin lista di attesa per una radiografia. Profugo – comunque – é un termine piú elastico, piú ampio, giacché si riferisce a chi lascia il proprio paese per sfuggire non soltanto a persecuzioni politiche, ma pure ad eventi di piú vasta e generalizzata portata: le guerre o, anche, le calamitá naturali.

Pure in tale ámbito, tuttavia, v’erano delle anomalie evidenti. In primo luogo, le connotazioni di una migrazione indotta, suggerita, favorita dal Grande Manovratore e dai suoi terminali. Non piú i classici “campi profughi” organizzati dagli organismi internazionali appena oltre i confini degli Stati interessati; campi nei quali si soggiornava per il tempo strettamente necessario – sino alla fine della guerra, per esempio – per poi ritornare il piú rapidamente possibile in patria. Non piú il campo profughi – dicevo – ma un viaggio di migliaia di chilometri, verso una terra lontana, verso popolazioni aliene, verso culture, abitudini, religioni diverse e distanti. E non per un breve soggiorno, ma per stabilirsi in quei territori per sempre, per acquisirne la cittadinanza, per pesare sulle comunitá ospitanti, per insidiarne l’ordine, gli equilibri sociali, gli usi, i costumi, le convenzioni e quant’altro.

Adesso, infine, si é gettata la maschera. Non si parla piú di rifugiati né di profughi, ma semplicemente di “migranti”. Di gente, cioé, che non é “costretta” ad espatriare, ma che lascia il proprio paese liberamente, volontariamente, senza alcuna costrizione, per una libera scelta di carattere economicistico. E non é gente che nemmeno sia “spinta dalla miseria”. Sono benestanti, che – in paesi poverissimi – possono permettersi il lusso di spendere diverse migliaia di dollari per pagare tutti i vari passaggi della trafila dell’immigrazione illegale, fino – in ultimo – agli scafisti del Mediterraneo.
Fermiamoci qui, per il momento, giusto il tempo di abbozzare alcune misure che – a modesto parere di chi scrive – andrebbero prese per ovviare alle cose fin qui dette.

Primo: vanno denunciati tutti i trattati internazionali che ci obbligano a comportamenti limitativi della nostra libertá di accogliere o non accogliere chicchessia. Secondo: va abolita la pregressa e inadeguata normativa in materia di immigrazione (p. es. la cosiddetta Bossi-Fini) e sostituita con norme piú severe e restrittive, redatte in termini precisi, che non lascino spazio a magistrati politicizzati per interpretare le leggi come viene loro piú comodo. Terzo: occorre eliminare ogni automatismo nella concessione della cittadinanza italiana (lo ius soli é parzialmente giá in atto) e concedere, solo a chi ne abbia effettivo bisogno, un asilo che sia assolutamente a tempo, senza che possa trasformarsi in una ospitalitá permanente. Quarto: bisogna procedere alla espulsione immediata (ed eventualmente anche alla revoca della cittadinanza) per tutti gli stranieri che risultino dediti stabilmente ad attivitá criminose; a cominciare dagli aderenti alle associazioni a delinquere piú pericolose (mafia nigeriana et similia).
Adesso, una domanda: il nostro pur bravissimo Ministro degli Interni (meriterebbe una statua d’oro)si rende conto che senza provvedimenti del genere non gli sará possibile fermare l’invasione migratoria? E – aggiungo – si rende conto che con questo governo non gli sará consentito promuovere una linea che sia efficacemente propedeutica alla sua azione? Si rende conto che la sinistra grillina lo vede come l’avversario da battere, e che il “partito del presidente” fará di tutto per sbarrargli la strada? Si rende conto – tanto per scendere un po’ nel dettaglio – che fin quando ci sará un Moavero agli Esteri non sará possibile denunciare alcun trattato internazionale? Che fino a quando ci sará una Trenta alla Difesa la Marina Militare non sará disponibile ad una energica azione di contrasto all’invasione migratoria? Che fino a quando ci sará un Bonafede alla Giustizia non si potranno cambiare certe “regole del gioco”? … e cosí via di séguito.

E, allora, che aspetta, che aspetta ancóra a staccare la spina?

Le opinioni eretiche di Michele Rallo