In margine al 7 gennaio 2017

Il, 7 gennaio, sono stato al Presente davanti alla nostra vecchia sezione di Acca Larenzia. Tornare in questo posto per noi ormai sacro mi fa sempre un certo effetto. La mente mi si riempie ogni volta di ricordi e di immagini. Immagini di quella sera di 39 anni fa quando, appresa la notizia della morte dei giovani camerati, accorsi immediatamente, troppo tardi purtroppo per partecipare agli scontri con la polizia, ma facendo in tempo a vedere per terra il sangue dei nostri ragazzi e per recarmi all’ospedale dove, poco dopo sarebbe morto Stefano Recchioni, ucciso dalla pistola di un carabiniere. E insieme alle immagini mi si affollano nella mente tante riflessioni. Le numerose vittime davanti alle nostre sezioni e sotto casa, i tanti funerali, lo strazio dei parenti, la nostra rabbia impotente. E penso…penso alla sorte che mi ha risparmiato, anche se tante volte ho messo in gioco la mia vita, come quando mi hanno quasi linciato all’università dove mi ero recato a sostenere un esame nella facoltà di Lettere, o quando davanti al mio Liceo, il Mamiani, sono scampato miracolosamente ad una chiave inglese con la quale un “compagno” stava per colpirmi alle spalle sulla nuca con l’intento di mandarmi al Creatore. Tanto per citare due dei tanti “casi” in cui mi sono trovato. Io sono stato fortunato e con me tanti altri camerati della mia generazione che hanno vissuto gli anni di piombo. Con tanti altri la sorte invece è stata crudele. I loro nomi, i nomi di tutti, mi si affacciano alla mente procurandomi amarezza e, perché non ammetterlo ? , quasi un senso di colpa per essere sopravvissuto. 

Tutto questo però, questo turbinio di pensieri e di emozioni non mi impedisce di stupirmi ogni volta e con un’amarezza che mi tocca nel profondo, nel constatare che anche in occasione del Presente, la nostra comunità umana e politica si presenta all’appuntamento divisa. Un Presente alle 16, uno alle 18, uno alle 20, uno alle 22 ecc. Da non crederci. E allora un pensiero si impone su tutti gli altri. Perché sono caduti i nostri camerati ? Per vedere questo bel risultato ? I nostri camerati sono caduti per una Idea, solo e soltanto per un’Idea. Uscivano da una sezione del MSI, un partito al quale tanti di noi da dentro e da fuori non abbiamo risparmiato critiche. E quando arrivò la notizia della tragedia, nessuno di noi si mise a fare differenze. Fummo uniti nel nostro dolore e nella nostra rabbia, pervasi dall’orgoglio di appartenere ad una medesima e unica comunità. E allora ? Perché oggi tanta divisione ? Il mio discorso ovviamente non comprende chi nel tempo ha preferito prendere altre strade, mosso da scelte politiche ed esistenziali diverse o dal proprio tornaconto personale. Comprende invece chi non ha smesso di camminare sulla strada della coerenza e della fedeltà.
Un’altra riflessione che mi viene e della quale voglio mettere doverosamente a parte chi ha avuto la pazienza di seguire i miei ragionamenti è che ad Acca Larenzia anche ieri ho visto centinaia di giovani e giovanissimi. Un buon seme che però deve germogliare e dare frutti. Perché questo avvenga, limitarsi alla commemorazione dei caduti, ovviamente e assolutamente irrinunciabile, non basta. E’ necessario che il seme venga innaffiato e coltivato e questo significa spingere questi giovani alla conoscenza del nostro patrimonio dottrinario e ideale da un lato e all’approfondimento delle principali tematiche politiche dall’altro. E’ urgente costituire una scuola di formazione, un tempo si diceva scuola di partito, e di informazione. I giovani devono imparare che la lotta politica implica un approfondimento di idee in ogni campo. Devono imparare a misurarsi e a confrontarsi con le principali tematiche di politica interna, estera, economica, monetaria, amministrativa, devono conoscere i nostri programmi o imparare a formularli. Devono sapere on esattezza cosa faremmo se fossimo chiamati ad amministrare un comune, una città, una metropoli, uno Stato. Devono studiare e conoscere la nostra storia per sapere esattamente quali sono le riforme che i Nostri seppero fare e che oggi rimetteremmo in campo per rifondare lo Stato Nazionalpopolare della Giustizia Sociale. Mi dicono che le nostre librerie languono e che i clienti sono diminuiti. Male. Dobbiamo invertire la tendenza. Dobbiamo mettere in moto il cervello a tutti i livelli. Nella storia di questo Dopoguerra e soprattutto negli ultimi due decenni abbiamo perso diversi treni, abbiamo mancato diversi appuntamenti. Ora basta. Il sistema liberaldemocratico è in crisi, non riesce più a gestire i popoli che invece affama. Anche le false alternative nel nostro paese stanno mostrando tutti i loro limiti. Potrebbe arrivare davvero il nostro momento e per questo non dobbiamo farci trovare impreparati. Noi siamo davvero l’alternativa e dobbiamo dare a questo nostro status una reale consistenza fatta di idee, programmi, soluzioni dei problemi. La gente potrebbe ricominciare molto presto a guardare a noi con speranza. Non dobbiamo deluderla. E tanto meno dobbiamo deludere noi stessi.

Nicola Cospito
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