Destra-conservatore-riformatore? Dove e per cosa militare.

Destra-conservatore-riformatore?
 Dove e per cosa militare.
Sinistra, il rosso, rivoluzione, comunismo.  Caos e anarchia, invece  di ordine, sobrietà, regolarità, in fondo, educazione. Antifascismo militante contro ogni forma “costrittiva” della libertà dell’uomo: dalla pornografia al “cannibalismo genitoriale”, passando ovviamente per ateismo, anticlericalismo, antipatriottismo, antinazionalismo e anticonformismo (quello spinto, fino a conformare nella “Falce e Martello”, nella “Stella Rossa”, nella cavedana di cuoio e nel vestiario ben trasandato, il simbolismo antagonista). Questo, tutto questo, era promosso come lecito al fine di liberare individui e classe operaia dai laccioli, anzi scusate, dalle catene materiali ed immateriali e quindi “antistoriche” (nel senso ovviamente materialista ed economico della storia) che costringevano uomini e società. Questo era il percepito a scuola, questo trasudava l’informazione, all’epoca diffusa più oralmente e con la militanza, che attraverso la TV e la stampa.  Erano i tempi in cui “Lotta Continua” in tasca ti apriva le porte di assemblee e feste (meglio: festini) tra compagni (lato senso); il “Corriere della Sera” te le socchiudeva – lasciandoti ammantato dal sospetto di possibili contaminazioni intellettualoidi, controrivoluzionarie, infondo lì lì per essere eventualmente rieducato, magari con un soggiorno cambogiano; “il Tempo” (quotidiano romano), te le chiudeva inesorabilmente.  Altra stampa, se non bastava il rischio già corso con il predetto quotidiano, ti esponeva a possibile, sonora, bastonatura. Se il “Secolo” era la carota che anticipava il bastone, e “il Borghese” la più ovvia etichetta della tua “vetustà antiproletaria”, l’apparire di “Dissenso” (la prima copia me la regalò un trio entusiasmante, non lontano dal portone del liceo “A. Righi”: Carlo Scala, Gianfranco Fini e il “mormone”), rappresentò la più esplicita ammissione di sospetti che si concretavano: eri “di destra”.  Anzi eri fascista.
 È iniziato così, per tanti della mia generazione. Una sorta di “ribellione contro il mondo moderno”, aveva teorizzato qualcuno, certo in modo assai meno rozzo e semplicistico di come poteva comprendere, o meglio “sentire” un adolescente a metà degli anni ‘settanta; era questo sentire che ti faceva etichettare/essere “di destra”.
Poi i ricordi, i racconti del “vecchio camerata”, del “reduce”, dell’Ausiliaria, incontrati in Sezione o ad una commemorazione. I primi incontri di “controinformazione”, di “formazione politica”, e poi l’Istituto di Studi Corporativi, sconvolgono gli schemi: “Siamo nati in un buio tramonto”; “il MSI è continuità del fascismo repubblicano, è progetto di socializzazione e Stato nazionale del lavoro”; “non possiamo essere né destra né sinistra, eravamo e siamo il superamento di stantie categorie”; “siamo oltre”, eccetera, eccetera.  Nasce così una coscienza diversa, certo più appagante, raffinata e solida per il soldato politico che esce dalle simpatie adolescenziali e inizia, anche per farsi Uomo, il cammino e poi la scalata dalla pianura alle vette (azzardo: credo ci sia una componente innata, una predisposizione genetica al diverso “sentire” politico).  Certo si tratta di una coscienza, di una cultura esistenziale ed essenziale, per il “nostro” essere, ma si tratta di una summa di sentimenti così difficile da spiegare. Così tosta da diffondere e propagandare in un mondo dove il comune sentire politico è fatto di semplificazione, di schematizzazione e il resto, tutto il resto, lo confina nelle esagerazioni, nella sofisticheria, anche nel non voluto, ma purtroppo così percepito, snobismo.
Era ed è più facile, immediato, categorizzare: il rosso o il nero; il male o il bene; l’ordine o il caos; comunismo o anticomunismo; sinistra o destra (e tutto viceversa, ovviamente). Ho scelto “destra”; dico “destra”, perché devo potermi spiegare, devo aggregare, crescere, devo essere anche da chi ha meno interesse e formazione politica, riconosciuto, distinto e quindi apprezzato e scelto per alcuni valori (sopra, assai sommariamente), citati.  Valori che per me distinguono la comunità sociale dall’orda. Con buona pace della mia coscienza, certo, ma non dell’intelligenza militante e di un profondo sognare quello che è più difficile da spiegare: quel “siamo oltre”.
Luca Romagnoli