IL VERO DUELLO È FRA SALVINI E MATTARELLA

Certo, la faccia tosta di Giggino non è cosa da poco. Pretendere a tutti i costi di fare il Presidente del Consiglio, sol perché avallato dal 30% dei votanti, è una monomanìa di non poco conto; tenendo presente che il 70% gli ha votato contro. Così come intestardirsi a voler considerare il suo partito come il vincitore della recente tornata elettorale, è solamente uno sfoggio di arroganza, considerato che le elezioni le ha vinte il Centro-destra.

Ma, tant’è. Giggino O’ Guaglione non vuole sentire ragioni: o lui o niente. Ascoltatelo, guardatelo mentre detta le sue condizioni a destra e a manca, mentre ostenta un sorrisetto che neanche un tronista di Maria De Filippi si sognerebbe di esibire. Si comprende chiaramente che il ragazzotto si crede un grande, è preso e compreso dal suo ruolo di “capo politico” del non-partito grillino, ed è veramente convinto di essere in grado di reggere le sorti di quella che una volta era la sesta potenza industriale del mondo.
Al Guaglione, chiaramente, non interessa né la destra né la sinistra, né Salvini né Boldrini. Il suo unico problema è trovare una maggioranza parlamentare che incoroni lui – e lui solo – come Presidente del Consiglio. I voti della Lega non ci sono più? Pazienza, si apre al PD, fino ad ieri accusato di essere il simbolo del vecchiume politico. Unica foglia di Fico (con la maiuscola) è rimasta quella del no a Berlusconi; ma soltanto – secondo me – per il fatto che un governo col Cavaliere provocherebbe una scissione nel M5S.
D’altro canto, non c’è da meravigliarsi di queste giravolte. Si ricordi – tanto per citare uno dei tanti casi – che soltanto pochi mesi fa il non-partito grillino ha chiesto di passare, al Parlamento Europeo, da uno dei gruppi parlamentari più nettamente anti-europeisti (quello dell’inglese Nigel Farage, il padre della Brexit) al più europeista dei gruppi (quello dei “Liberali e Democratici per l’Europa”). Respinti dagli europeisti, hanno rapidamente fatto macchina indietro e chiesto di rientrare nel gruppo antieuropeista. Che differenza volete dunque che faccia un governo con la Lega o un governo col Pd? L’importante è rispettare il dogma: Giggino Presidente del Consiglio. Tutto il resto è noia, come avrebbe detto Califano.
Ma questo è soltanto l’aspetto più folcloristico della vicenda: Giggino, oramai, si sente Napoleone, e non vuole sentire ragioni.
Il duello più interessante, però – anche se nessuno sembra essersene accorto – è fra i protagonisti veri di questa intricatissima vicenda: Matteo Salvini e Sergio Mattarella. Il primo non vuole formare un governo, neanche un governo guidato da lui stesso; il secondo vuole un governo che possa interloquire con gli organi dell’Unione Europea. Il primo vuole tornare alle urne al più presto, per procurare ad un Centro-destra a trazione leghista una maggioranza che gli consenta di governare autonomamente (e senza i grillini); il secondo non vuole sentir parlare di elezioni a scadenza ravvicinata (forse perché ha intuito il disegno del primo).
Il progetto di Salvini mi appare oggi più chiaro: chiede di partire dall’intera coalizione di Centro-destra (cosa che i grillini non possono accettare) e di formare una maggioranza di governo che includa organicamente il Movimento Cinque Stelle (cosa che non può essere accettata da Forza Italia). Esclude un Governo Salvini “puro” che vada in aula per raccattare voti sottobanco, specie di area PD, come vorrebbe Berlusconi. Tutto ciò – correggetemi se sbaglio – equivale a sancire ufficialmente l’impossibilità di formare un governo e, conseguentemente, ad andare a nuove elezioni.
L’altro duellante – il Presidente della Repubblica – non ha la minima intenzione di favorire questo disegno. Lui non ha fretta: si è preso un mese di tempo soltanto per iniziare le consultazioni e per prendere atto di quello che tutti sapevano, e cioè che nessuno dei tre schieramenti ha la maggioranza in parlamento. Adesso inizierà un secondo giro di consultazioni, con esiti non diversi dal precedente. Poi si vedrà.
Intanto, quel mattacchione del conte Gentiloni – zitto zitto – rimane in carica “per l’ordinaria amministrazione”. Cioè, continua a governare come se le elezioni del 4 marzo non ci fossero state, continua a gestire “con fermezza” l’invasione africana, e – ultimo non ultimo – si appresta anche ad effettuare alcune nomine strategiche ai vertici di importanti Enti. Così come continua, imperterrito, a mantenersi in linea con i “valori dell’Europa” e con le direttive americane della NATO. Ha perfino obbedito agli ordini di scuderia che prevedevano il ritiro di due diplomatici italiani dalla Russia, per protestare vibratamente contro l’uccisione della spia russa in Inghilterra.
Evento – sia detto per inciso – che è stato probabilmente costruito ad arte, per potere dare addosso a Putin. Così come – altro inciso – è stato costruito ad arte il preteso attacco con i gas in Siria, utile solo per accusare il governo di Assad. La Siria non ha più un arsenale chimico dal 2014; non così altre potenze che sostengono i “ribelli”. Qualcuno – come scrivevo un paio di numeri fa – vuole scatenare un guerra contro la Russia, e noi rechiamo il nostro modesto contributo di “utili idioti”.
Chiusa la parentesi internazionale. Torniamo allo scenario italiano. Se è giusta la mia interpretazione, mentre il ragazzino frigna per avere il gelato, gli adulti discutono di cose serie: cioè, di quando ritornare alle urne.
Come andrà a finire? Nessuno può dirlo. Certo, il Presidente della Repubblica è l’unico a poter decidere. Ma neanche lui può fingere di ignorare che questo parlamento non è in grado di esprimere una maggioranza.

Le opinioni eretiche di Michele Rallo

(immagine tratta da internet)