Il senso della misura o la mancanza di prospettiva

– di Luca Romagnoli

Se volessimo fare una sintetica analisi della crisi di quella che è stata una maggioranza amena, consumatasi inopportunamente nel sacrosanto agosto nazionale, dovremmo iniziare da due antecedenti importanti:

⁃la maggioranza uscente era “amena”, perché frutto di una legge elettorale (il Rosatellum) scritta servilmente per consentire (così come è efficacemente avvenuto), al capo di un Partito in crisi (il Pd) di far comunque eleggere un buon numero di suoi fedeli.

⁃la maggioranza uscente è stata comunque frutto di un “modesto” tradimento degli alleati di campagna elettorale e, in fondo, di un “più evidente” tradimento di un elettorato di centrodestra, al quale si era chiesto un voto per un programma condiviso e alternativo alla sinistra e al M5S, non per avere mani libere e scegliere con chi allearsi dopo il voto.

Tant’è: gli italiani in generale, e assai frequentemente gli elettori di destra, amano esaltare “capitani” e “cavalieri” che si propangono come guide salvifiche e garanti di rivoluzioni; una volta liberali, una volta sovraniste, senza valutare storie pregresse e obiettivi perseguiti dai poteri cointeressati e “sponsorizzanti”. Tanto sono avvelenati di anticomunismo, “a destra”, quanto sono miopi nella valutazione dei “leader”.

Da questo pasticcio agostano ora vogliono uscire: Renzi con un governo che gli consenta di riguadagnare credibilità e ri-sistemare i suoi; ZIngaretti, che se al governo non va con i suoi preferisce elezioni con l’attuale legge, onde sistemare comunque i suoi in parlamento, al posto di quelli di Renzi; Di Maio e i suoi, che invece sono terrorizzati da elezioni anticipate; Salvini che (sempre che non gli riesca l’ultima giravolta che lo rimetta meglio in sella), spera altri si carichino l’onore di un’odiosa, contraddittoria, finanziaria, per poi “godere” ad inevitabili (?) elezioni nella primavera 2020.

Non entro (anche) per doveroso tentativo di sintesi,

nel merito delle promesse e degli impegni presi; realmente concretizzati; disattesi. A molti, soprattutto a destra, bastano proclami di grandezza e inossidabili principi…quanto ai fatti…, c’è sempre una giustificabile congiura, un qualche inopinato tradimento…

Ma la politica ha bisogno di slancio e visioni che non siano solo demagogia: se ne usa, di quest’ultima. La politica ne usa un po’ nelle sue ricette, ma non deve essere tanta, non troppa da compromettere il progetto è la credibilità.

Francamente vorrei che si riflettesse , “a destra” appunto, sulla credibilità che, con generosità -non voglio dire ingenuità-, si è attribuita a  politici che hanno “un’altra storia” e che, con onesta schiettezza, in questa vicenda hanno avuto un ruolo decisivo:  prima nell’alchimia gialloverde; poi nella dissoluzione della menzionata miscela preannunciata ad un comizio (sistema un po’ anomalo, tanto che sa piu di minaccia, peraltro inefficace, che di annuncio);

ora nella proposta di reiterare la miscela venefica, con un retromarcia inquietante e inaccettabile, quando I poteri forti hanno già sottomano un’altra miscela (giallorossa), ancor meno portabile della precedente.

Ce ne vorrà di “abilità social” per risalire la china (elettorale non so, ma di “affidabilità” lo penso).

Anche Renzi ha seguito una parabola simile: dall’onnipotenza alla dissolvenza (governativa). Ma certi poteri sono abili e rapidissimi a rimettere in sella il “fantino” più opportuno, tanto più quand’esso è sempre sulla piazza (parlamentare).

Tuttavia, come e’ spesso accaduto in Italia, è a destra che si ha memoria corta e predisposizione al perdono.

Se vale, purtroppo, per gli elettori, se vale, purtroppo, per chi ha avventatamente acclamato un nuovo “capitano” come emulo di ben altro “ventennale profilo”, non può e non deve valere per una comunità politica con “altra” storia e “alta” storia. E che, da sempre, ha scelto prima l’Italia: tutta, senza se e senza ma.

Quanto costa in  politica, avere capacità e lealtà?

Soprattutto, ancora una volta, il coraggio di non scegliere, quanto costa all’Italia?