Il mio auspicio per le ferie d’Augusto: liberare Roma, liberare l’Italia.

Di Luca Romagnoli –

In vacanza, lontano da Roma, si incontra gente, varia e, come dicono in Toscana, “d’ogni contrada”.
Qui all’’isola d’Elba, nelle estati passate accadeva sentirsi dire:
“Roma, che città meravigliosa…certo ne avete di traffico….”
“Beh alberghi e ristoranti a Roma…per noi turisti…un po’ un problema”.
“Comunque che città! Camminate nell’arte, sulle pietre della storia”…e così via.
Se proprio la discussione esulava dall’ammirazione, poteva accadere di discutere su: “che fa la politica a Roma”?
Questo agosto no.
Oggi è la stessa, lamentosa, stuporosa, costernata e imbarazzante osservazione: “com’è ridotta Roma; un’immondezzaio! Oggi, addirittura, c’è chi ne soffre la visita: “Dovrò venirci per lavoro…dovrò…anche se per fortuna presto, andrò a Milano; è li che c’è lavoro”.
Che dire, che replicare a chi osserva che Roma è ridotta
peggio di Mumbai! Cosa opporre ai ….”Se neanche i sobborghi di Mombasa…se neanche la Guinea…”?
Vorrei che chi sostiene l’attuale amministrazione, quella pentastellata dei “nuovi liberatori”, rispondesse per me. Vorrei che chi ancora non ha capito che l’onestà è tale solo se accompagnata alla capacità, provasse lo stesso
imbarazzo che provo io, fortunato “romano in vacanza”.
Sarei grato se qualcuno potesse suggerirmi risposte o attenuanti giustificatorie…sarei grato; grato da romano, ovviamente, non da politico.
Piuttosto che da romano lasciarmi andare alla classica “damnatio memoriae” anche per gli antenati di chi governa la Capitale.
Capitale, una volta, dell’Impero che ha dato civiltà al mondo.
Oggi solo capitale e plastica rappresentante della mitomanica sfrenata ambizione degli incapaci che la governano, e vittima dei pelandroni e corrotti che non mancano nell’organico della pubblica amministrazione.
Liberiamoci presto dalla prigionia dei liberatori, noi Romani dovremmo cacciarli: “a furor di popolo” sarebbe avvenuto un tempo. Accontentiamoci almeno di lazzi e sberleffi…accontentiamoci. Presto però.