FRATELLI D’ITALIA PRONTO A GOVERNARE LA NAZIONE

La Storia maestra di vita, si suol ripetere spesso, anche se oggi sempre meno di ieri.
Declinabile questo paradigma in tutte le sue sfaccettature dell’agire umano.
E dunque anche quello della politica. Ove non finisce mai di lanciare insegnamenti, non sempre, per la verità, raccolti da chi vi è tenuto volta per volta a farlo.
Il secondo congresso nazionale dell’ultimo fine settimana dei patrioti italiani, che ha confermato per acclamazione alla sua guida la presidente uscente, Giorgia Meloni, oltre ad eleggere i suoi organismi nazionali così come da statuto, ha anche ribadito e sottolineato alcuni punti e passaggi importanti, che vanno ben oltre l’interesse del partito medesimo.
Ed infatti, nei suoi due interventi congressuali, quello di apertura e quello di chiusura, la presidente Meloni è stata così chiara che nei prossimi giorni non serviranno eventuali delucidazioni al riguardo da parte di qualcuno.
Non servono. Sono inutili.
Ha parlato ai suoi iscritti e ai suoi elettori, ai suoi dirigenti come ai suoi militanti, ma anche agli alleati storici, per quanto questo termine possa significare, visto che Fratelli d’Italia è nato come partito nel dicembre di cinque anni fa.
Facendo intendere loro, che per la eventuale guida di un governo nazionale la partita non è assolutamente e solamente tra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini.
La leader della destra italiana non sarà la comparsa, non farà la convitata di pietra.
Ma che, alla pari, si arrivi a discutere, a come meglio vincerle le elezioni, senza pregiudiziale alcuna.
Senza sforzi mnemonici nel ricercare puntigliosamente il mondo da cui  proviene l’ex ministro della gioventù, per alzare barriere anacronistiche, che i partiti cosiddetti democratici tentano, penosamente volta per volta, di fabbricare nei nostri confronti da 70 anni, perché rei di contaminazione di un passato che non passa.
E che vale lo stesso sui programmi più urgenti e più stringenti per la nazione, come l’immigrazione selvaggia e non, la sicurezza dei cittadini, il lavoro per i giovani e i meno giovani, per una pensione dignitosa per gli anziani italiani, per la famiglia che deve riprendere da subito a fare i figli, altrimenti fra trent’anni saremo minoranza sul nostro suolo, per le imprese italiane danneggiate dallo stato e dalla concorrenza straniera e sleale.
Ed anche per l’abbandono dell’Unione Europea e dall’euro, se continueranno ad umiliare la nostra nazione e farci andare in bancarotta.
Non ci interessa governare per forza o per ordine di un sanitario.
Se lo dobbiamo fare, e siamo all’altezza di farlo, con una straordinaria classe dirigente preparata ed integerrima, ad iniziare dalle centinaia di sindaci ed amministratori locali, dobbiamo poter attuare il programma col quale ci stiamo  proponendo agli italiani per le elezioni del prossimo mese di marzo prossimo venturo.
Nelle ultime regionali della Sicilia non ha vinto un politico moderatino o centrino.
Ha sbancato Palazzo dei Normanni di Palermo un certo Nello Musumeci, che proviene direttamente dal Movimento sociale italiano, già sindaco di Catania nonché presidente della medesima Provincia.
Un politico di lungo corso, mai attenzionato dalla magistratura, e in una regione come la Sicilia ciò non è cosa da poco.
Governare vivacchiando, per noi non avrebbe senso.
Non ci intessano né patacche, né lustrini.
Noi amiamo l’Italia e l’Italia ha fiducia in noi.
Questo è l’assunto, questo è l’assioma.
Dunque patti chiari e amicizia politica lunga.
L’assemblea congressuale ha pure votato, alla quasi unanimità, il cambio del simbolo.
Quello di prima perde le parole “Alleanza Nazionale” e perde la scritta “M.S.I”.
Mantiene la fiamma tricolore, che ora cresce e arde in modo ancor maggiore.
E, fatto importante, recupera un passato durato più di venti anni, che aveva visto forti contrapposizioni, che aveva lacerato tutto il mondo della destra italiana, da quella umida serata di Fiuggi di fine gennaio 1995, e sino ad oggi.
Per l’esclusiva volontà di un uomo politico del recente passato, fini..to, autore di quella trasformazione antropologica sul piano politico, e non richiesto dallo stesso suo mondo o contro, ma da forze oscure, a me ancora oggi sconosciute.
Dopo 23 anni, la destra missina si ritrova tutta unita, facendo ritorno in quella casa che il succitato, ex leader incontrastato, disse di voler abbandonare per sempre, per aprirsi a nuove esperienze e nuove iniziative.
Iniziative ed esperienze che, alla luce di oggi, si sono per lui rivelate fallimentari e perdenti.
E il mio pensiero, consentitemi una nota prettamente personale, non può che andare a colui, che più di tutti, intuì che quel mondo non sarebbe scomparso tra le acque di Fiuggi, ma che sarebbe, invece, rinato a nuova vita, ancora più forte di prima:si chiamava Pino Rauti.
Per permettere oggi, a distanza di anni a donne e uomini, di stringersi attorno ad una leader, forse minuta nel fisico, ma certamente dotata di una volontà d’acciaio e di un coraggio senza eguali.

04/12/2017  Leonardo Rocco Tauro  – Assemblea Nazionale  Fratelli d’Italia