ELEZIONI: SCENARIO SPAGNOLO O FANTASIA ITALIANA?

Ricordate le elezioni spagnole del 2015? L’elettorato si divise praticamente in tre: il 29% votò per i popolari di centro-destra, il 22% per i socialisti di centro-sinistra, il 21% per Podemos, una sorta di grillini iberici. Risultato: nessuna maggioranza in parlamento e ritorno al voto.
Nuove elezioni nel 2016: i popolari salivano al 33%, socialisti e Podemos confermavano le percentuali dell’anno precedente. Ancòra nessuna maggioranza e pericolo di un terzo ricorso alle urne. Poi, in zona Cesarini, alcuni deputati socialisti si sono astenuti e così il premier Rajoy è riuscito bene o male a formare un governo.
E in Italia? Cosa succederà se anche da noi – come tutto lascia prevedere – l’elettorato si dividerà fra centro-destra, centro-sinistra e né-carne-né-pesce? Certamente, potrebbe ripetersi anche qui uno scenario alla spagnola, ma non è detto che debba per forza essere così.
Mi spiego meglio. Innanzitutto, in Italia la tripartizione è più netta. Stando ai sondaggi, queste sarebbero al momento le intenzioni di voto degli italiani: Centro-destra al 37%, Centro-sinistra al 28%, Cinque Stelle al 27,5%, Liberi e Uguali al 6,5%.
Questo è l’ultimo sondaggio, di appena due ore fa: lo ha realizzato Index per il talk-show Piazzapulita. Ma – grosso modo – è in linea con tutti gli altri sondaggi già noti: il Centro-destra vicino al 40%, e i due inseguitori vicini al 30%. Restano le briciole, che andranno ad una Sinistra che avrebbe potuto avere ben altro ruolo e peso, ma che ha avuto l’ingenuità di affidarsi a un personaggio come Pietro Grasso.
Fin qui i sondaggi, ammesso che siano poi confermati dal voto. Ma l’aspetto interessante è quello che quasi tutti sembrano ignorare: e, cioè, che il 40% dei voti è solamente una soglia orientativa, superata la quale si ha praticamente la certezza di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Ma non è una percentuale assoluta, perentoria, non raggiungendo la quale non scatti il premio di maggioranza.
Era l’italicum a stabilire che la coalizione che superasse il 40 % avrebbe avuto un “premio” che le avrebbe assicurato una maggioranza parlamentare. Adesso, con il rosatellum, la cosa potrebbe essere relativamente più semplice. Il Centro-destra, si sa, è fermamente intenzionato a fare una campagna elettorale all’attacco (specie sui temi dell’immigrazione e della sicurezza) per sfondare il muro del 40%. Ma, quand’anche così non dovesse essere, ha buone probabilità di ottenere la maggioranza assoluta dei seggi anche con una percentuale più bassa: con il 39, il 38 o anche con il 37% dei voti.
Ad accendere i riflettori è nientedimeno che “Repubblica”, il giornalone del Centro-Sinistra: «Così la destra rischia di avere la maggioranza.» La notizia proviene dalla Società Italiana di Studi Elettorali, che insieme al quotidiano debenedettiano pubblica dei report settimanali, destinati ad accompagnarci fino al 4 marzo. Ebbene, sono stati proprio gli esperti del S.I.S.E. ad accorgersi che la articolazione fra voto maggioritario e voto proporzionale potrebbe avere come conseguenza un arrotondamento – mi si passi il termine – del risultato della coalizione vincitrice.
Opinione condivisa da due esperti di questioni elettorali: Salvatore Vassallo e Antonio Noto, concordi nell’abbassare al 38 o addirittura al 37% l’asticella della maggioranza assoluta nei due rami del parlamento. Dice Vassallo, che è ordinario di Scienze Politiche all’Università di Bologna: «Laddove si dovesse creare un orientamento abbastanza chiaro dell’ elettorato a favore di uno dei tre poli, e cioè se uno dei tre competitori arrivasse al 37-38% dei voti, distanziando di circa 9-10 punti percentuali su base nazionale il secondo, è piuttosto probabile che ottenga la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento.»
In parole povere: se i risultati dovessero essere quelli del sondaggio di due ore fa, il Centro-destra avrebbe già vinto. E – aggiungo – sarebbe venuto meno, forse anche per il futuro, il potere d’interdizione che il movimento Cinque Stelle ha fin’ora esercitato sulla politica italiana.

Michele Rallo