Cong, Naz. FDI – Intervento On. Luca Romagnoli

Congresso Nazionale FDI – Intervento On. Luca Romagnoli

Buona sera e buon Congresso a tutti, …..ringraziamenti….

Recepito e ampiamente condiviso un progetto e le linee di vetta che Giorgia Meloni ha così sinteticamente e brillantemente illustrato e grati per la passione coinvolgente che ha saputo trasmettere alla nostra assemblea, credo non vi sia molto da aggiungere. Semmai qualche corollario.

Mi limito pertanto ad alcune considerazioni, che spero siano utili ad indicare prospettive di impegno militante per una comunità politica che deve, sulla base di una’identità acclarata e tradizionale, suggerire spunti per un impegno che sia appagante, e sappia proiettare il nostro Partito non solo verso i successi elettorali, ma verso il più alto scopo della politica: soluzioni per l’oggi e soprattutto proposte per il domani, analizzando e quindi immaginando la società del futuro.

“La vita è sogno”, ha scrittto Calderon de la Barca, e quindi anche la politica lo è, tanto più se nutrita da sentimento e genuinità di intenti, ma noi sappiamo aggiungere al sogno, agli immortali ideali l’’agire pratico, concreto. Sappiamo come per quest’ultimo sia necessario sovente, attendere (che non deve mai significare fare un passo indietro o una rinuncia sui principi  e scelte indiscutibili), sia necessario sposare tattiche di coalizione e di alleanze. Questo, anche, deve stare nella nostra maturità di Comunità politica, prima ancora che di Partito. Questo però non significhi mai rinuncia, o come per qualcuno è stato in passato, abiura. Dagli alleati dobbiamo pretendere rispetto e sempre, del caso, anteporre i principi ispiratori della nostra idealità.

Una Weltanschauung che altri hanno indicato, orizzonti che i nostri padri hanno in parte percorso, forse più spesso inseguito, non sono per noi dolo sogni. Hanno dato quei generosi germogli per il futuro che solo dalle nostre salde radici, per me e per molti qui presenti, sono e rimarranno, fieramente nazionalpopolari.  Radici e germogli che qui vorremmo veder difese da arrivisti dell’ultima ora, troppo spesso provenienti da altre idee, da altre storie, da altre culture politiche.

Ecco allora che mi permetto di indicare alcuni degli obiettivi che si accordano con la nostra concezione del mondo e che ritengo fondamentali per la sua proiezione nella “quotidianità del nostro Popolo e della nostra Nazione”, e che come tali, auspico il nostro Partito consideri strategici.

- Qualità della vita e questione demografica come priorità nazionali: quindi sostegno ad azioni di governo, ai diversi livelli, dal locale all’europeo che ostacolino l’immigrazione, affermino, se non il giusto “primato nazionale”, almeno garantiscano la parità dei diritti nel godimento dello stato sociale, chiudendo le umilianti, antinazionali, matrigne politiche che accordano la priorità a chi non è italiano per sangue e per nascita. Lo ius solis appare addirittura un problema secondario, rispetto a politiche che da anni fanno vivere agli strati sociali più disagiati della Nazione Italiana la subalternità e la mortificazione della rinuncia, quando si tratta di assegnazione delle case popolari, come dell’assistenza sanitaria, della concorrenza sleale nel commercio e dell’ordine sociale.

- L’educazione nazionale e le politiche per la famiglia tradizionale, dico tradizionale senza se e senza ma (senza ipocrisie e infingimenti modernisti o giacobinismi che rifiutiamo), come principali viatici sul quale investire nel breve medio termine. Non ci piace la retorica della “buona scuola”; non ci piace immaginare risorse dello Stato spese per pubblicizzare modelli di famiglia e organizzazione sociale contrarie allo sviluppo organico di una Nazione, ostacolo a quella essenziale funzione di socializzazione naturale che da sempre, già nelle società di livello etnologico, si affidano a “scuola” e famiglia.

Ma non solo non ci piacciono, vogliamo rigettare “ogni” politica che stravolga il naturale e tradizionale equilibrio tra docente e discente, tra Scuola (che ha mandato di educazione nazionale) e altre “istituzioni”, private, associative o quant’altro, che devono alla scuola essere complementari e non sostitutive in termini di formazione generale del cittadino italiano. Vogliamo batterci contro politiche che negli ultimi decenni hanno continuato a favorire l’abbassamento del capitale umano e culturale della nostra gioventù, fenomeno da un lato è complice del restringimento della base della popolazione produttiva qualificata, e dall’altro della crescita esponenziale di una popolazione dipendente, anziana, che purtroppo già disegna l’Italia come un cronicario.

L’Italia che non solo vanta i i tassi di fecondità più bassi ma anche la quota più bassa (3% sul totale di spese sociali) per la famiglia. L’Italia ha pure il triste primato di essere lo Stato che spende peggio per l’istruzione, come, ancora una volta, testimoniano gli ultimi dati Istat sulle performance del nostro sistema formativo. Dobbiamo pretendere politiche in grado di far riemergere l’Italia dal di sotto della soglia della riproduzione della popolazione. Dobbiamo pretendere politiche in grado di investire sull’educazione e la qualificazione dei nostri giovani, primo volano di sviluppo e ripresa economica per le nostre imprese. O meglio, per quelle imprese che in Italia -e non delocalizzate-, investano sul futuro e creino ricchezza nazionale.

- in ambito europeo politiche coerenti con l’interese nazionale. Neanche a Bruxelles in cinque anni,  sono riusciti a farmi rinunciare ai sogni e a quanto ha ispirato una vita di militanza: un’Europa non della moneta ma delle Nazioni, l’unico tipo di Europa, dopo quella dei grandi Imperi, che ha saputo fare Costantinopoli e assicurare un futuro alla nostra civiltà, prima che altre e diverse e forti culture e stirpi le imponessero un giogo alieno. Quindi, a buona ragione, se non altro a dimostrata esperienza, dobbiamo rilanciare il progetto della nostra Europa: identitaria, nazionale e ovviamente sociale. Questo non sia alibi, per liquidarci semplicemente come nazionalisti, ma sia il volano per affermare quel nostro essere “Patrioti dell’Italia” -tutta e senza egoismi regionalistici, cui dobbiamo dire no rimettendo seriamente in discussione l’attuale costituzione-, e essere “Patrioti dell’Europa”.  “Patrioti” dunque come Giorgia e i nostri Fratelli d’Italia amano riconoscersi. Orgogliosi dei principi che non ci fanno mettere in discussione, nel 2017, il “Libero mercato”, ma che pretendono l’imposizione dei vincoli dell’interesse nazionale “all’aggettivo”; limiti a quel “libero” che troppo spesso lo è proprio a danno dei popoli, delle culture, dell’ambiente, primo responsabile di impoverimento globale. Patrioti per ricostruire e soprattutto per dare ancora alla nostra cultura e civiltà il ruolo che la storia gli ha assegnato.

Perché, e concludo, nella scelta con chi stare tra “giubbe blu” e “pelli rosse”, non ho mai avuto incertezze; perché ritengo, soprattutto, che quello che orgogliosamente vogliamo rappresentare, sia ancora il volano di una rivoluzione culturale e sociale che il nostro Popolo e la Nostra Italia, ancora meritano, ancora sognano.

Luca Romagnoli
fotoluca