COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Il pezzo che segue era stato scritto a luglio, ma era rimasto poi nel cassetto a causa del sopraggiunto periodo di ferie. L’ho riletto adesso, alla vigilia del ritorno in edicola, e l’ho trovato di immutata attualità. Naturalmente, c’è stato qualche fatto nuovo (la singolare indagine di Patronaggio, per esempio). Ma il senso del pezzo non ha perso di attualità. Lo ripropongo tale e quale, chiedendo venia per qualche particolare un po’ “datato”.

GOVERNO: IL VERDE FUNZIONA, IL GIALLO ASSAI MENO
Come volevasi dimostrare: mentre Salvini coglie i primi risultati concreti, Di Maio continua a collezionare cantonate, ultima quella del “decreto dignità”.
Intendiamoci, il ragazzo si applica, ma – come si diceva una volta a scuola – gli mancano le basi. E la base per fare politica è la politica stessa, non l’anti-politica da avanspettacolo, i vaffa o la demagogia un tanto al chilo. Sfugge al Guaglione – per esempio – che per spendere i soldi bisogna prima averli. E che, se non li si ha – i quattrini – è sbagliato fare altri debiti. Perché – come ben sanno tanti piccoli imprenditori buttati sul lastrico dai fulgidi “parametri” europei – a un certo punto le banche i soldi non te li danno più. O, se continuano a darteli, è perché pensano di rivalersi su tutto ciò che possiedi, compresa la casa ove abita la tua famiglia.
E, allora, ribadisco quello che ho sempre detto fin dalla nascita del governo giallo-verde: l’unico modo per dare attuazione alle promesse di carattere economico fatte in campagna elettorale, è riappropriarsi del diritto-dovere di creare il nostro denaro: attraverso la ri-nazionalizzazione della Banca d’Italia e l’emissione, come minimo, di una moneta parallela “di Stato” da utilizzare in vece dell’ulteriore indebitamento; al limite, andrebbero bene anche i mini-bot di cui si è parlato nei mesi scorsi.
Per altro verso, Salvini continua ad andare come un treno. Perché? Perché la materia di sua competenza non ha bisogno di soldi, ma solamente di un po’ di coraggio e di lungimiranza. È avvantaggiato dal fatto di essere un politico, non un dilettante anti-politico. In compenso, ha tutti contro: i poteri forti che finanziano le ONG, il Papa amato dalle ONG, il Presidente della Repubblica che non è esattamente un suo estimatore, certa magistratura che vuole gettare sul lastrico il suo partito, e giù giù fino a Fico, a Saviano e alle magliette rosse. Ma lui va dritto per la sua strada, mentre la sua popolarità cresce ogni giorno di più.
Non che la sua strada sia in discesa. Ci sono leggi che gli legano le mani, e che andrebbero cambiate. Ci sono convenzioni internazionali che abbiamo sottoscritto in un’altra epoca, e che andrebbero denunziate. E c’è una parte della maggioranza governativa che si opporrebbe ad ogni modifica strutturale del quadro normativo entro cui il Ministro degli Interni è costretto a muoversi.
Nonostante tutto, comunque, il suo essere politico gli consente di svolgere al meglio il suo ruolo. Piuttosto, è lecito chiedersi fino a che punto accetterà di rimanere in coalizione con la parte “gialla” della maggioranza. Al posto suo, io comincerei a pormi il problema di quando staccare la spina.

SIRIA: ASSAD NON HA USATO ARMI CHIMICHE
Anche qui si potrebbe titolare “come volevasi dimostrare”. Ricordate, ad aprile, quando Trump, per fare un favore al suo amico Netanyau, scaricò sulla Siria 112 missili “intelligenti”? La scusa ufficiale fu quella di punire Assad perché, nella provincia di Douma, avrebbe usato il gas sarin per colpire i suoi nemici e, con essi, l’incolpevole popolazione civile.
L’attacco fu deciso in tutta fretta, prima che l’organismo dell’ONU per il controllo degli arsenali chimici, l’OPCW, potesse effettuare un’ispezione in loco. Nessuna prova, tranne alcuni filmati sconvolgenti, chiaramente taroccati, realizzati da un paio di ONG con oscuri legami in Israele e in Inghilterra, e trasmessi dalle televisioni di tutto il mondo.
«Che le armi chimiche siriane non esistano lo sanno anche i cani – scrivevo su “Social” del 20 aprile – Se qualcuno aveva dei dubbi (e negli ambienti diplomatici e dei servizi non ne aveva nessuno) sarebbe bastato attendere una settimana, per consentire agli inviati dell’organismo ONU per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) di effettuare la loro ispezione e di certificare che l’accusa era stata fabbricata ad arte. Ma Trump non ha voluto attendere qualche giorno, e questo proprio per evitare di dover prendere atto del risultato dell’ispezione.»
È stato reso noto, adesso, il rapporto preliminare degli ispettori dell’OPCW. Indovinate un poco? Nessuna traccia di gas sarin a Douma. Sono state trovate, invece, tracce di “sostanze clorinanti”, ma senza che il loro uso potesse essere imputato all’esercito siriano. La verità è chiara, anche se edulcorata dal bon ton diplomatico: le armi chimiche le hanno usate i ribelli, al fine di fornire la scusa ai loro padrini “occidentali” per attaccare la Siria.
Nonostante queste notizie (rigorosamente taciute da giornali e telegiornali di casa nostra), gli americani stanno per ripetere la stessa commedia a Idlib, l’ultima provincia siriana in mano ai ribelli. Le armi “proibite” sono già arrivate in loco, pronte per l’utilizzo che dovrà poi essere attribuito al governo di Assad.
Ma questa volta i servizi russi hanno acquisito la prova del complotto ed hanno messo in guardia Trump (e Netanyahu): un altro attacco alla Siria potrebbe avere «conseguenze imprevedibili». E Putin ha spedito la flotta russa a fare “esercitazioni” nelle acque siriane. La situazione si fa sempre più incandescente.
Michele Rallo