Una lezione di Diritto internazionale

Per i più duri di comprendonio che ancora parlano di accoglienza ai migranti invece che di deportazione degli schiavi o di traffico di esseri umani

Una lezione di Diritto internazionale

“Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.
1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).
2. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.
Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.
3. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.
4. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.
5. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.
Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).
6. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.
Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.”

Prof. Augusto Sinagra

Comunicato Destra Sociale Sardegna

Volevo scrivere queste poche righe in risposta ai tanti Sardi siano essi residenti nell’isola o meno,  che in data odierna su una testata giornalistica Sarda si lamentavano sull’inutilità del voto.
Sono Gianmario Muggiri dirigente di Fratelli D’Italia nella nostra amata isola, capisco condivido il vostro rammarico. Personalmente ritengo che sia il pensiero di molti italiani residenti in patria.Ritengo però che  il non voto sia sempre sbagliato; forse l’obbiettivo di qualche “potere” è allontanarci dalla vita politica, stimolare sentimenti di rigetto verso la stessa e di conseguenza non partecipare, facendoci così subire passivamente gli eventi, lasciando a pochi elettori il nostro futuro.
Io dico no!!! E dobbiamo farlo tutti noi insieme. Ognuno di noi conosce una o più persone che afferma che non andrà  a votare o addirittura non l’ha mai fatto, nulla di più sbagliato.
Oggi più che mai c’è in gioco il futuro e la democrazia del nostro paese.
Se analizziamo le ragioni capiamo anzitutto che la delusione è maturata negli anni ciò dovuto , a mio modo di vedere, anche a rappresentanti politici che non sono stati in grado di rappresentare il popolo, che non hanno corrisposto alle aspettative, che non hanno risposto alle domande – chiare – provenienti dagli elettori, che troppe volte sono stati trovati a farsi gli affari propri approfittando della loro posizione pubblica, che hanno cercato di mantenere tutto nel modo a loro più conveniente, anche dando l’impressione di voler cambiare molto a parole, ma nei fatti lasciando immutato lo status quo!Penso che la mia analisi sia condivisibile da tutti,
eppure, se tutto questo è vero, c’è una nuova politica, una nuova classe dirigente, giovane che sta facendo a spallate contro un sistema che ha fallito. Resta il fatto che è questo l’unico modo di cambiare il nostro futuro, in fondo, l’unica arma che abbiamo per cercare di cambiare le cose è proprio il voto. Io come tanti altri giovani siamo la prova che la politica possa essere parte integrante della nostra vita. Noi personalmente come Fratelli D’Italia con la nostra Presidente Giorgia Meloni abbiamo proposto il voto di preferenza anche per le politiche ( come avviene per le comunali e regionali), ritenendo giusto che gli elettori scelgano il proprio rappresentante.
Il mio appello è rivolto a tutti i giovani e non, che vogliano costruire il futuro, non demordere, partecipare alla vita politica non è perdita di tempo, ma solo un accrescimento personale che giova a tutto il paese, forgiare una nuova classe dirigente per il nostro paese.
Ci vuole un po’ di impegno, ma ne vale la pena: quel voto condizionerà la nostra vita per i prossimi anni e per questo dobbiamo crederci.
In sostanza l’operazione che dobbiamo compiere è proprio l’opposto dell’astensione, perché, il voto è “l’arma del popolo sovrano”.

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ATTENTI A QUEI DUE

Quando scrivo questo articolo non so ancora se il governo Lega-Cinque Stelle nascerà o meno. Francamente, spero di no. E spiego il perché.
Premetto che il “contratto di governo” con cui Giggino e compagni stanno “scrivendo la storia” non mi dispiace. Anche se il cosiddetto contratto non è esente da pecche. Non soltanto, infatti, aleggia lo spirito “viola” (ribellista, giustizialista, pauperista) del primo grillismo, dei centri sociali, dell’estremissima sinistra. Ma – cosa non meno grave dal mio punto di vista – certe posizioni leghiste (soprattutto in materia di immigrazione e di politica estera) sono state abbondantemente annacquate.
Come dicevo, comunque, nel complesso non sarebbe male. Uso il condizionale perché, purtroppo, questo cosiddetto contratto non potrà trovare pratica applicazione se prima non ci si riappropri della nostra sovranità monetaria. E, attenzione, non solamente nei confronti dell’Unione Europea. Ma il mio riferimento è, prima ancòra, alla sovranità che abbiamo ceduto al sistema finanziario internazionale; cioè alle grandi banche private che – attraverso un sistema di scatole cinesi – sono proprietarie della Banca d’Italia, della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale; che stampano i nostri soldi, ce li prestano, ci costringono ad indebitarci, e ci dominano attraverso il ricatto del “debito pubblico”. È il sistema finanziario – prima ancora dell’Unione Europea – ad averci espropriato della nostra sovranità finanziaria, economica e, quindi, anche politica.
Tornando al contratto, questo richiederebbe esborsi dello Stato per 150 miliardi di euro, o poco meno. Cifra enorme, anche se “spalmata” sui 5 anni della legislatura. Sono soldi che non ci sono, e che dovremmo reperire con un fortissimo aumento del deficit, cioè addire con un ulteriore incremento del nostro già astronomico debito pubblico. Cosa che il sistema finanziario non ci consentirebbe, perché lo strozzino tiene sempre in vita la vittima, stringe il cappio con moderazione, stando bene attento a che il poveretto non muoia, in modo da potere continuare a pagare.
Quindi, al governo giallo-verde non sarà consentito di spendere “sulla fiducia” quei 150 miliardi. E – aggiungo – qualora il sistema finanziario dovesse dare il via libera per suoi particolari disegni (esempio: per ridurci come la Grecia) far lievitare ulteriormente il nostro debito pubblico sarebbe un errore clamoroso da parte del governo; errore che noi tutti pagheremmo attraverso un forte aumento degli interessi da corrispondere ai “mercati” per il nostro debito.
Ora, se è vero ciò che ho detto prima (e sfido chiunque a dimostrare il contrario), è evidente che l’unico modo praticabile per onorare le promesse del “contratto” è di ri-nazionalizzare la Banca d’Italia e fare stampare l’equivalente in lire di quei 150 miliardi di euro che mancano all’appello. Per far questo, basterebbe riformulare il documento giallo-verde e mettere al primo punto: “abrogazione della legge 30 luglio 1990 n. 218 concernente disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli Istituti di credito di diritto pubblico”. Era, quella, la cosiddetta “legge Amato”, che avrebbe determinato la privatizzazione delle banche di diritto pubblico e, a cascata, della Banca d’Italia.
È inutile cercare scorciatoie: quello è l’unico sistema per non fare aria fritta. Solo un sovranismo effettivo potrebbe consentire di realizzare tutte le belle cose che sono nel libro dei sogni grillo-leghista. Ma – mi rendo conto – non si tratta di una cosa semplice né facile: per molto meno, con ogni probabilità, John Fitzgerald Kennedy si ebbe una pallottola in testa a Dallas nel 1963 (vedi “Social” dell’8 novembre 2013).
Ora, non mi sembra proprio che “scrivendo la storia” la strana coppia si sia preoccupata di indagare i motivi della nostra tragedia economica. Ragion per cui, ammesso e non concesso che riescano a varare effettivamente il loro governo, il risultato sarà con ogni probabilità disastroso. Non che ai due manchino entusiasmo e buona volontà, ma – come recita un vecchio adagio – “senza denari non si canta Messa”. E i denari, o si decidono a stamparli attraverso una Banca d’Italia ri-nazionalizzata, o non ci sono proprio. Quindi, niente Messa cantata.
Mi spiace che il bravo Salvini abbia deciso di associare la sua immagine a quella di un Guaglione inesperto e pasticcione. Spero che il leader leghista riesca a realizzare qualche cosa di quelle che non costano nulla: per esempio, lo stop all’invasione migratoria, o una legge che consenta di difendersi da ladri e rapinatori. Per il resto, temo che l’opinione pubblica lo accomunerà a Giggino in un unico, indistinto sentimento di rabbiosa delusione.
Ma c’è di peggio. Perché il fallimento del governo giallo-verde potrà togliere credibilità ad una possibile (ed effettiva) svolta sovranista in futuro. Dopo il caos che seguirà all’operazione Di Maio-Salvini, ogni conato populista sarà zittito da un coro di “ricordati cosa hanno combinato quei due”.

Michele Rallo

Frosinone – Il vaso è straripato…

Sono un paio di anni  che chiediamo ad alta voce di venire a conoscenza dell’ esattto  numero dei richiedenti asilo ” alloggiati ” a Frosinone e nella Provincia, Comune per Comune, perchè è sotto gli occhi di tutti che il margine di legge di 2,5 %  ogni 1000 abitanti è ampiamente superato.
Non solo, la presenza di queste persone stà aumentando di gran lunga il  livello di criminalità in Città, due esempi su tutti , il primo il  servizio effettuato dal programma delle  ” Iene ” , dove mettevano in risalto l’estrema facilità di spaccio in Piazza Kambo, una situazione adesso debellata con successo, il secondo , la vile aggressione a sprangate verso  un Appuntato dei carabinieri intervenuto per sedare una lite all’interno di un ufficio PT, solamente perchè uno di questi migranti aveva trovato la sua postapay sprovvista di euro, allucinante.
Un aggressione che ha fatto il giro di tutte le testate sia televisive che giornalistiche del territorio Italiano.
Senza parlare poi delle pretese di voler viaggiare Gratis su Circolari e mezzi ferroviari, con aggressioni materiali e verbali verso coloro preposti al controllo dei titoli di viaggio , chi viaggia è spesso spettatore di queste situazioni.
Ci auguriamo inoltre di NON  assistere in questa Città e Provincia a situazioni  molto più gravi , situazioni simili a quelle create in altre Città della penisola sempre da parte dei ” richiedenti asilo politico ” , dove nel delinquere hanno dimostrato il loro alto livello di INTEGRAZIONE.
Quanto stà avvenendo non è certamente una bella immagine per una Città che stà  lavorando intensamente , con risultati OTTIMI e CONCRETI verso le problematiche SOCIALI.
Frosinone non si merita tutto questo, questa Provincia non si merita tutto questo.
E’ troppo chiedere  fatti concreti e risolutivi  ?
E’ troppo chiedere e mettere in pratica una vera espulsione, in primis verso chi delinque ?
Le leggi in merito esistono, si abbia il coraggio di applicarle, e una volta applicate , allora saremo NOI i primi ad assistere i VERI richiedenti all’ ASILO POLITICO, quelli VERI.
Sergio  ARDUINI    Dir. prov.  Fratelli d’ Italia.

MATTARELLA SULLE ORME DI NAPOLITANO

Non ho nulla contro Sergio Mattarella. Personalmente mi sta anche simpatico, ed ho pure accolto con una certa qual soddisfazione la sua elezione a Presidente della Repubblica (vedi “Social” del 6 febbraio 2015). Ma, francamente, la sua gestione dell’attuale crisi mi lascia fortemente perplesso.
Ricapitoliamo: le elezioni le ha vinte la coalizione di centro-destra (265 seggi), seguita dai grillini (227) e dal centro-sinistra (122); nessuno dei tre schieramenti dispone della maggioranza assoluta (315+1). Ciò era perfettamente chiaro fin dal giorno successivo a quello delle elezioni. Aggiungo: era prevedibile fin dall’approvazione di quell’insulso sistema elettorale – il Rosatellum – che il signor Presidente della Repubblica ha controfirmato senza batter ciglio; se mal non ricordo, senza neanche la richiesta di chiarimenti o approfondimenti. Dal 3 novembre del 2017, dunque, il Capo dello Stato doveva essere perfettamente cosciente che una delle ipotesi più probabili era quella che, dalle elezioni del marzo successivo, potesse venir fuori uno “scenario spagnolo”.
Quando i risultati elettorali hanno dato corpo a tale ipotesi, il Presidente della Repubblica avrebbe logicamente potuto percorrere due strade: o dare l’incarico al candidato dello schieramento vincitore (per cercare i voti in aula o, al limite, per un governo di minoranza), o indire nuove elezioni. Erano scelte che potevano essere fatte in tempi rapidi, già all’indomani della costituzione dei gruppi parlamentari. E, se proprio non si voleva prendere una decisione, si sarebbero potute almeno iniziare le consultazioni di rito. Invece, si è fatto trascorrere un mese tondo prima di iniziare le consultazioni (il 4 aprile), conducendo poi le stesse con flemma tutta mattarelliana per un altro mese intero.
Dopo di che, preso atto di quello che tutti sapevano da almeno due mesi, il Capo dello Stato non ha ritenuto di seguire una delle due strade naturali (l’incarico al candidato del centro-destra o le elezioni anticipate), ma ha comunicato di voler scegliere lui un nominativo cui affidare il compito di formare un governo più o meno tecnico, che si trascinasse fino a Natale; governo che avrebbe dovuto essere “di tutti” ma che – è stato subito chiaro – avrebbe potuto contare solo sul PD. Un governo di minoranza, dunque, di infima minoranza, che in aula avrebbe potuto racimolare poco più di un centinaio di voti (su 630).
In sintesi: il Capo dello Stato faceva sapere di non essere disposto ad affidare l’incarico al candidato del Centro-destra, il quale riteneva di poter trovare in aula i 50 voti che gli mancavano per raggiungere la maggioranza aritmetica, magari con qualche astensione strategica. Peraltro, è stato proprio così che in Spagna hanno evitato di tornare per una terza volta al voto.
D’accordo, la decisione spetta al Capo dello Stato, e nessuno si sogna di metterlo in dubbio. Ma, di grazia, vorrebbe spiegarci il signor Presidente della Repubblica per quale arcano motivo avrebbe preferito, ad un candidato cui mancavano 50 voti, un altro candidato cui ne sarebbero mancati quasi 200?
E, questo, mentre da Bruxelles si faceva trapelare che loro non temevano un esito indesiderato della crisi italiana, perché avevano la massima fiducia nel Presidente Mattarella.
Ma non finisce qui. Perché – poco prima che Sergio Mattarella svelasse il nome del suo candidato – Salvini e Di Maio gli notificavano di essere prossimi a trovare l’intesa per formare un governo con un’ampia base parlamentare. A quel punto, il Capo dello Stato doveva per forza fermarsi, nell’attesa che la strana coppia esperisse il suo tentativo.
Ed è qui che arriva quello che io considero il terzo passo falso del Presidente. Lo dico senza conoscere ancora quale sarà (se ci sarà) l’accordo fra Salvini e un personaggio come Giggino Di Maio, sulla cui valenza politica mantengo inalterato il mio giudizio radicalmente negativo. Premetto questo, per significare che le cose che andrò a dire sul comportamento del Presidente della Repubblica non sono dettate da simpatia per un tentativo che giudico bislacco e, in ogni caso, privo di una adeguata preparazione. Ciò premesso, dunque, dico che considero decisamente sopra le righe il recente intervento di Mattarella, il quale – proprio nelle ore in cui le due forze politiche si confrontavano per identificare un nominativo condiviso – ricordava che era lui a dover nominare il Presidente del Consiglio e successivamente anche i Ministri.
Cosa ineccepibile dal punto di vista giuridico. Ma che la prassi della cosiddetta “seconda repubblica” (dal 1994 in poi) ha reso obsoleta, addirittura improponibile. Il cittadino, infatti, non vota più per una semplice testimonianza di fede politica, ma per “scegliere chi dovrà governare”. Il Capo dello Stato, quindi, pur continuando ad essere formalmente titolare della nomina del Presidente del Consiglio, è moralmente tenuto a designare chi è stato indicato dal popolo sovrano con libero voto democraticamente espresso. Né tampoco, soprattutto all’indomani di una tornata elettorale, può nominare un Presidente del Consiglio di sua fiducia e che sia portatore di istanze politiche contrarie a quelle emerse dalle urne.
In altre parole, Sergio Mattarella non può nominare un premier “tecnico” che abbia la fiducia solo del PD. E non può neanche nominare – è la mia personale opinione più o meno eretica – un premier che sia portatore di quegli “ideali europei” che sono usciti sonoramente battuti dalle urne del 4 marzo.
Padronissimo il signor Presidente della Repubblica di continuare tenacemente a credere in quegli ideali. Non è invece padronissimo – a mio sommesso parere – di imporre quegli ideali al popolo italiano attraverso un Presidente del Consiglio di sua fiducia.
È una brutta strada, quella intrapresa dal Presidente Mattarella. Una strada già percorsa da Giorgio Napolitano, campione assoluto della nomina di “governi del Presidente”. Ma, quando Napolitano ci ha imposto il governo Monti, erano almeno trascorsi tre anni dalle elezioni e si poteva ipotizzare – almeno in teoria – che il sentire politico degli italiani fosse nel frattempo mutato. Mattarella non ha questo alibi: si è votato appena ieri, e lui non può far finta di niente.
Piaccia o non piaccia, siamo in una repubblica parlamentare, non presidenziale. Piccolo particolare: se ci fosse un sistema presidenziale il Capo dello Stato dovrebbe essere eletto democraticamente dai cittadini. E dubito fortemente che gli italiani sarebbero disposti ad eleggere un Presidente che identificasse il bene dell’Italia con la fedeltà alle istituzioni europee.

Michele Rallo

Castro dei Volsci – Ricordo delle Marocchinate – 19 Maggio 2018

 Sabato 19 Maggio 2018, alle ore 18.00 , a Castro dei Volsci, presso il Monumento alla MAMMA CIOCIARA , ci ritroveremo per ricordare l’immane tragedia delle MAROCCHINATE .
Come sempre ci preme ricordare alla gente della nostra terra gli atroci fatti avvenuti nel maggio del  ’44 da parte delle truppe  Coloniali Francesi  ( marocchine, tunisine, algerine e senegalesi )  regolarmente inquadrate del Corpo di spedizione Francese..
Come  sempre il nostro impegno è quello di non far dimenticare questi CRIMINI  perpetrati soprattutto su donne indifese e la nostra presenza qui, presso il monumento dedicato al Martirio di Margherita MOLINARI , in ricordo di tutte le mamme Ciociare uccise o violate , vuole essere non una normale ricorrenza ma un ennesimo giuramento a NON DIMENTICARE.
Da tempo invitiamo le amministrazioni locali a dedicare alle  ” Marocchinate ” vie e Piazze  nei propri centri abitati, sarebbe già un primo passo verso coloro che hanno trovato morte e violenze , in attesa che il Parlamento si pronunci sulla nostra richiesta di ottenere una giornata del Ricordo.
Saranno presenti  il V. Pres. Naz.  dell’ Ass. ” Vittime delle Marocchinate  ”  Sergio ARDUINI,  il Segr. Prov. di Gioventù Nazionale Daniele MASSA, il Responsabile Cittadino di Gioventù Nazionale  Aleandro ROSATI.
Sarà presente anche il Senatore Massimo RUSPANTINI.
Vi invitiamo a partecipare numerosi.
Sergio ARDUINI    Vice Pres. Naz.  Ass. ” Vittime delle Marocchinate “.