Il sig. Moscovici fa bene a preoccuparsi..

Il sig. Moscovici fa bene a preoccuparsi..
Era il 2013 quando il signor Moscovici, ministro delle Finanze nella Francia di Hollande diceva:  “…..Rifiutiamo le politiche di austerita’ perche’ l’austerita’ porta alla rivolta..(con riferimento alla Grecia, Spagna, Portogallo)……vogliamo ridurre il deficit ma ad un ritmo compatibile con crescita e lavoro…”. Era solito, poi, ribattere al neoliberismo dei tecnocrati della Commisione Europe che chiedevano di tenere il deficit nazionale sotto il 3% del prodotto interno lordo : “.. nella Commisione Europea vige un’opinione dominante che e’ ortodossa …ma io sono socialista, un social democratico!….in Francia abbiamo elezioni, scelte politiche e difendiamo le nostre posizioni..”
Il sig. Moscovici, insomma, aveva ottenuto tutto quello che c’era di più desiderabile per un francese che guardava a Bruxelles: il permesso di derogare alle terribili regole di bilancio imposte dal patto di stabilità.  Una deroga di due anni al limite massimo per riportare entro la soglia del 3 percento il rapporto tra deficit e pil. In cambio dei due anni di slittamento, i francesi avevano promesso di: 1) rivedere le regole del mercato del lavoro; 2) liberalizzare l’economia; 3) migliorare la politica fiscale.
Per ottenere tutto questo Moscovici e’ stato abile a mettere dalla sua parte la “preside della scuola”, Angela Merkel. Fu così che, nonostante il veto dei tedeschi, lui ebbe l’incarico attuale, a patto di non dar troppo fastidio alla Germania. Ed infatti, appena eletto, è stato definito dagli addetti ai lavori come “ la fetta di prosciutto francese all’interno di un panino tedesco”.
Sono abbastanza chiare, adesso, le ragioni del suo cambiamento?. Da  “…Delle sanzioni sono teoricamente possibili, è previsto dai trattati ma io non sono nello spirito da sanzioni, non lo sono mai stato”, a “….faremo rispettare le regole di bilancio europee……” “….anche gli italiani hanno optato per un governo decisamente euroscettico e xenofobo che, sulle questioni migratorie e di bilancio, sta cercando di sbarazzarsi degli obblighi europei”. Come se i cittadini italiani non avessero piu’ la liberta’ di decidere il corso del proprio Paese messo in grave pericolo dalle scelte scellerate di Prodi & Co.
Le parole, soprattutto quelle che provengono dalle istituzioni, hanno il loro peso. Se poi le istituzioni, come in questo caso, sono quelle europee, le dichiarazioni hanno un’eco ancora maggiore.
Il sig. Moscovici fa bene a preoccuparsi per le prossime elezioni europee.
(*)In economia con neoliberismo si indica un orientamento di politica economica, inteso come riproposizione/riaffermazione del vecchio liberismo, favorevole ad un mercato privo di regolamentazione e di autorità/intervento pubblico ovvero in balia delle sole forze di mercato (domanda e offerta) ovvero senza alcun intervento statale di regolazione del sistema economico in caso di necessità

Luigi Liguori

Roma – La Destra Sociale a ATREJU18

Da Atreju si riparte per rilanciare la proposta della Destra Sociale in FDI. Pronti a scendere in campo per sostenere, con l’orgoglio della nostra identità e della nostra storica militanza, di quanto abbiamo negli anni dimostrato con coerenza ed intelligenza: il nostro patriottismo e sovranismo per un’altra Europa.
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COME VOLEVASI DIMOSTRARE

Il pezzo che segue era stato scritto a luglio, ma era rimasto poi nel cassetto a causa del sopraggiunto periodo di ferie. L’ho riletto adesso, alla vigilia del ritorno in edicola, e l’ho trovato di immutata attualità. Naturalmente, c’è stato qualche fatto nuovo (la singolare indagine di Patronaggio, per esempio). Ma il senso del pezzo non ha perso di attualità. Lo ripropongo tale e quale, chiedendo venia per qualche particolare un po’ “datato”.

GOVERNO: IL VERDE FUNZIONA, IL GIALLO ASSAI MENO
Come volevasi dimostrare: mentre Salvini coglie i primi risultati concreti, Di Maio continua a collezionare cantonate, ultima quella del “decreto dignità”.
Intendiamoci, il ragazzo si applica, ma – come si diceva una volta a scuola – gli mancano le basi. E la base per fare politica è la politica stessa, non l’anti-politica da avanspettacolo, i vaffa o la demagogia un tanto al chilo. Sfugge al Guaglione – per esempio – che per spendere i soldi bisogna prima averli. E che, se non li si ha – i quattrini – è sbagliato fare altri debiti. Perché – come ben sanno tanti piccoli imprenditori buttati sul lastrico dai fulgidi “parametri” europei – a un certo punto le banche i soldi non te li danno più. O, se continuano a darteli, è perché pensano di rivalersi su tutto ciò che possiedi, compresa la casa ove abita la tua famiglia.
E, allora, ribadisco quello che ho sempre detto fin dalla nascita del governo giallo-verde: l’unico modo per dare attuazione alle promesse di carattere economico fatte in campagna elettorale, è riappropriarsi del diritto-dovere di creare il nostro denaro: attraverso la ri-nazionalizzazione della Banca d’Italia e l’emissione, come minimo, di una moneta parallela “di Stato” da utilizzare in vece dell’ulteriore indebitamento; al limite, andrebbero bene anche i mini-bot di cui si è parlato nei mesi scorsi.
Per altro verso, Salvini continua ad andare come un treno. Perché? Perché la materia di sua competenza non ha bisogno di soldi, ma solamente di un po’ di coraggio e di lungimiranza. È avvantaggiato dal fatto di essere un politico, non un dilettante anti-politico. In compenso, ha tutti contro: i poteri forti che finanziano le ONG, il Papa amato dalle ONG, il Presidente della Repubblica che non è esattamente un suo estimatore, certa magistratura che vuole gettare sul lastrico il suo partito, e giù giù fino a Fico, a Saviano e alle magliette rosse. Ma lui va dritto per la sua strada, mentre la sua popolarità cresce ogni giorno di più.
Non che la sua strada sia in discesa. Ci sono leggi che gli legano le mani, e che andrebbero cambiate. Ci sono convenzioni internazionali che abbiamo sottoscritto in un’altra epoca, e che andrebbero denunziate. E c’è una parte della maggioranza governativa che si opporrebbe ad ogni modifica strutturale del quadro normativo entro cui il Ministro degli Interni è costretto a muoversi.
Nonostante tutto, comunque, il suo essere politico gli consente di svolgere al meglio il suo ruolo. Piuttosto, è lecito chiedersi fino a che punto accetterà di rimanere in coalizione con la parte “gialla” della maggioranza. Al posto suo, io comincerei a pormi il problema di quando staccare la spina.

SIRIA: ASSAD NON HA USATO ARMI CHIMICHE
Anche qui si potrebbe titolare “come volevasi dimostrare”. Ricordate, ad aprile, quando Trump, per fare un favore al suo amico Netanyau, scaricò sulla Siria 112 missili “intelligenti”? La scusa ufficiale fu quella di punire Assad perché, nella provincia di Douma, avrebbe usato il gas sarin per colpire i suoi nemici e, con essi, l’incolpevole popolazione civile.
L’attacco fu deciso in tutta fretta, prima che l’organismo dell’ONU per il controllo degli arsenali chimici, l’OPCW, potesse effettuare un’ispezione in loco. Nessuna prova, tranne alcuni filmati sconvolgenti, chiaramente taroccati, realizzati da un paio di ONG con oscuri legami in Israele e in Inghilterra, e trasmessi dalle televisioni di tutto il mondo.
«Che le armi chimiche siriane non esistano lo sanno anche i cani – scrivevo su “Social” del 20 aprile – Se qualcuno aveva dei dubbi (e negli ambienti diplomatici e dei servizi non ne aveva nessuno) sarebbe bastato attendere una settimana, per consentire agli inviati dell’organismo ONU per la proibizione delle armi chimiche (OPCW) di effettuare la loro ispezione e di certificare che l’accusa era stata fabbricata ad arte. Ma Trump non ha voluto attendere qualche giorno, e questo proprio per evitare di dover prendere atto del risultato dell’ispezione.»
È stato reso noto, adesso, il rapporto preliminare degli ispettori dell’OPCW. Indovinate un poco? Nessuna traccia di gas sarin a Douma. Sono state trovate, invece, tracce di “sostanze clorinanti”, ma senza che il loro uso potesse essere imputato all’esercito siriano. La verità è chiara, anche se edulcorata dal bon ton diplomatico: le armi chimiche le hanno usate i ribelli, al fine di fornire la scusa ai loro padrini “occidentali” per attaccare la Siria.
Nonostante queste notizie (rigorosamente taciute da giornali e telegiornali di casa nostra), gli americani stanno per ripetere la stessa commedia a Idlib, l’ultima provincia siriana in mano ai ribelli. Le armi “proibite” sono già arrivate in loco, pronte per l’utilizzo che dovrà poi essere attribuito al governo di Assad.
Ma questa volta i servizi russi hanno acquisito la prova del complotto ed hanno messo in guardia Trump (e Netanyahu): un altro attacco alla Siria potrebbe avere «conseguenze imprevedibili». E Putin ha spedito la flotta russa a fare “esercitazioni” nelle acque siriane. La situazione si fa sempre più incandescente.
Michele Rallo

Roma – Incontro organizzativo Destra Sociale

Nell’incontro di martedi 24 luglio, presso la Dir Naz di FDI, alcuni militanti della Destra Sociale del Lazio meridionale hanno discusso delle prime iniziative per le prossime elezioni amministrative (in Lucania e Abruzzo) e sopratutto per le elezioni europee. Diversi tra i presenti hanno anche dato disponibilità e manifestato interesse per le preannunciate attività dei Dipartimenti che l’On Scurria avvierà nel prossimo autunno. In particolare, alcuni dei presenti hanno posto l’attenzione su:
Adriana Crestini (Scuola e cultura, problemi sindacali e pensioni); Francesco
Alberto Di Fazio (sport vari e attività metapolitiche);
Angelo Battisti (politiche dei trasporti e delle reti);
Alfio Di Marco (comunicazione);
Paola Fratangeli (salute e sanità);
Filippo Ortenzi (temi etico-sociali religiosi).
Prima del Prossimo incontro ad Atreju, in settembre, si auspica di tenere due riunioni organizzative,  a Fondi e a Isola Liri.
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Una lezione di Diritto internazionale

Per i più duri di comprendonio che ancora parlano di accoglienza ai migranti invece che di deportazione degli schiavi o di traffico di esseri umani

Una lezione di Diritto internazionale

“Cercherò di fare una riflessione esclusivamente tecnico-giuridica di diritto internazionale di cui sono stato Professore Ordinario nell’Università.
1. Le navi che solcano i mari battono una Bandiera. La Bandiera non è una cosa meramente folkloristica o di colore. La Bandiera della nave rende riconoscibile lo Stato di riferimento della nave nei cui Registri navali essa è iscritta (nei registri è indicata anche la proprietà pubblica o privata).
2. La nave è giuridicamente una “comunità viaggiante” o, in altri termini, una “proiezione mobile” dello Stato di riferimento. In base al diritto internazionale la nave, fuori dalle acque territoriali di un altro Stato, è considerata “territorio” dello Stato della Bandiera.
Dunque, sulla nave in mare alto si applicano le leggi, tutte le leggi, anche quelle penali, dello Stato della Bandiera.
3. Il famoso Regolamento UE di Dublino prevede che dei cosiddetti “profughi” (in realtà, deportati) debba farsi carico lo Stato con il quale essi per prima vengono in contatto. A cominciare dalle eventuali richieste di asilo politico.
4. Non si vede allora quale sia la ragione per la quale una nave battente Bandiera, per esempio, tedesca, spagnola o francese, debba – d’intesa con gli scafisti – raccogliere i cosiddetti profughi appena fuori le acque territoriali libiche e poi scaricarli in Italia quando la competenza e l’obbligo è, come detto, dello Stato della Bandiera.
5. Da ultimo è emerso che due navi battenti Bandiera olandese e con il solito carico di merce umana, non si connettano giuridicamente al Regno di Olanda e né figurino su quei registri navali, come dichiarato dalle Autorità olandesi.
Allora, giuridicamente, si tratta di “navi pirata” le quali non sono solo quelle che battono la bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate (come nei romanzi di Emilio Salgari).
6. Ne deriva il diritto/dovere di ogni Stato di impedirne la libera navigazione, il sequestro della nave e l’arresto del Comandante e dell’equipaggio.
Molti dei cosiddetti “profughi” cominciano a protestare pubblicamente denunciando di essere stati deportati in Italia contro la loro volontà. Si è in presenza, dunque, di una nuova e inedita tratta di schiavi, di un disgustoso e veramente vomitevole schiavismo consumato anche con la complicità della UE, che offende la coscienza umana e che va combattuto con ogni mezzo.”

Prof. Augusto Sinagra