Lucania: è il momento di reagire

Saremo pure una piccola regione, una delle più piccole regioni d’Italia.

Ma credo che merita comunque rispetto da parte di tutti.

Va da se che tale rispetto, però, bisogna meritarselo, e non molto noi facciamo perché ci rispettino.

Ad iniziare dalla capitale.

Fanno leggi che ci bloccano. Sulla nostra pelle e sulla nostra testa.

La storia delle scorie del 2003 dovrebbe, però, insegnare qualcosa.

Vale a dire che se è la classe politica a non farsi rispettare, sarà il popolo lucano, nella sua globalità, a scendere in campo.

Ora si rischia più o meno qualcosa di simile per quanto riguarda iniziative invasive e desertificanti da parte questa volta dalla tenaglia Regione /Governo.

Governanti che hanno grossi problemi ad opporsi seriamente e decisamente a decisioni nazionali, prese da governo quasi dello stesso colore di Potenza.

Quasi, perché a Roma c’è Angelino Alfano a sostenere Matteo Renzi, mentre dalle nostre parti questo novello partito non ha in via Verrastro propri rappresentanti.

Altrimenti a quest’ora anche in terra lucana avremmo avuto lo stesso quadro politico.

La grave crisi economica si cerca di risolverla anche attraverso provvedimenti legislativi, che in altri momenti avrebbero fatto scendere in piazza tutta l’armamentario della sinistra più o meno estrema, e anche quella cosiddetta più “riflessiva”.

Lo “Sblocca Italia”, l’ultimo in ordine di tempo, è uno di questi.

Molti dei “nostri” hanno paura ad opporsi, ovviamente per fini puramente carrieristici.

Per rispettare i maledetti patti di una Unione Europea più malefica che benigna, non si salva più niente.

Il fiorentino Renzi, dalla sciolta lingua e dalle promesse irrealizzabili, dovrebbe essere lui, di vecchia scuola democristiana, e dunque moderatino e compìto, quasi da chierichetto, ad evitare l’affossamento di uffici e direzione regionali in Lucania, sia pure, ovviamente non condividendone queste motivazioni ad etica zero, per motivi prettamente clientelari.

Invece non è cosi, prende ordini da Bruxelles e Francoforte, fingendo di contestarli.

Riceve i compiti che deve svolgere in casa, ribadendo ad ogni piè sospinto il concetto maniacale delle riforme da farsi, prima una al mese, ora tutte in mille giorni.

Senza Speranza alcuna per noi, faranno della nostre lande terra deserta..

Sul petrolio lucano si stanno avventando come iene sulla preda in disarmo.

Si attaccano a tutto. E il petrolio, lo sappiamo tutti, è il cuore ad oggi della energia.

Senza petrolio una nazione muore. A meno che non si doti di produzioni energetiche alternative: dal nucleare al fotovoltaico, e noi italiani in questa direzione nemmeno ci proviamo.

I barili lucani sono preziosissimi di questi tempi, tanto che stanno cambiando il Titolo V della Costituzione per placcare le ragioni di rabbia dei cittadini su ciò che contiene il sottosuolo.

Fregandosene, ovviamente dei danni che tali estrazioni alla fine produrranno sull’ambiente circostante.

Così come anche i trini sindacati maggiori hanno perso la parola.

Se tali scelte fossero state fatte da governi di colore diverso da quello attuale, se non saremmo stati alla guerra civile ci sarebbe mancato poco.

Ecco un altro limite dell’accoppiata di sempre sinistra+sindacati: quello che quando ci sono di mezzi gli interessi del popolo spariscono.

Coppia di fatto che oltre ad essere delle frane a livello di conduzione politica, sono rimasti legati alla concezione sovietica del centralismo democratico.

Dove per democrazia si intendeva, che noi compagni più capaci decidiamo per tutti voi.

Con buona pace degli ingenui.

18 settembre 2014 – Leonardo Rocco Tauro

Di Euro si Muore.

Di Euro si Muore. Il referendum per l’independenza della Scozia, a prescindere dal risultato, ha senza ombra di dubbio riacceso e rinvigorito gli animi secessionisti di molte realta’ del vecchio continente. L’Unione, evoluzione di quella comunita’ nata sotto il sentimento della pace e della sicurezza è oggi strumento di sottomissione e distruzione che inevitabilmente condurra’ al replicarsi di situazioni simili a quella scozzese. La nuova età della “restaurazione” trova fondamento nell’euro, nell’austerita’, nell’assorbire lentamente ed inesorabilmente qualsiasi forma di diritto economico rendendo cosi’ meramente formale ogni altro diritto sociale, lo stato è esautorato, la democrazia sostituita dalla tecnocrazia. La classe dirigente italiana si trova a dover prendere decisioni di portata storica, il futuro della nazione e la stessa unita’ nazionale dipendono dalle scelte di oggi. Daniele Gattanella.

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Fermare il declino economico d’Italia

Fermare il declino economico d’Italia = finirla con l’assurdità del pareggio di bilancio; allora? sosteniamo il referendum!
di Luca Romagnoli

Cambiare i quattro punti della legge 243/2012 che nel 2012 ha introdotto il pareggio di bilancio, significa ridurre un rigore che strangola la nostra economia e toglie prospettiva allo sviluppo d’Italia, nonché rivendicare diritto di difesa dell’interesse nazionale rispetto alle politiche economiche e finanziarie Ue. In questi anni l’unico effetto della riduzione della spesa nella spasmodica rincorsa al pareggio di bilancio sono stati i tagli allo stato sociale e alle pensioni (la devastante riforma Fornero, che non solo non ha dato alcuna spinta all’occupazione giovanile, ma ha condotto in condizioni di povertà assoluta circa il 16% della popolazione italiana. I dati Istat 2013 e le proiezioni 2014 sui consumi, in decrescita ininterrotta, denunciano senza possibilità di equivoco che senza “domanda” non c’è sviluppo e che solo questo è stato il risultato delle attuali politiche di “austerity”.

Insomma, oggi, con quasi metà delle pensioni che sono sotto i 1.000 euro mensili, con la cassa integrazione cresciuta in modo esponenziale, con un tasso record di disoccupazione, i quale uscita dalla crisi vaneggia il governo e i Partiti che lo sostengono?

Devono cambiare le politiche Ue, o è l’Italia che deve rifiutarle, per avere le risorse per fare investimenti e creare lavoro, superando i vincoli assurdi del 3% di deficit-Pil e anche quello del 6% del surplus della bilancia commerciale. Uno Stato che ha un buon governo sa usare l’indebitamento buono per investire e sviluppare il territorio e i servizi al cittadino. C’è un debito che se crea problemi nell’immediato, in prospettiva permette di recuperare crescita e sviluppo, attraverso, ad esempio, l’ammodernamento delle infrastrutture.

Noi della Destra Sociale non vogliamo vedere l’Italia ridotta la livello della Grecia, dove non funziona più la sanità pubblica e addirittura si è abbassata l’età media di vita delle persone da quando sono state applicate le politiche di rigore che l’UE ha imposto.

In questo quadro il referendum mira ad allentare i vincoli derivanti dal fiscal compact (margini del saldo strutturale, obiettivo di medio termine, meccanismi di correzione automatica etc.) e a rimettere in seria discussione l’autonomia delle nostre istituzioni, della nostra economia, della nostra “diversa” partecipazione all’UE e sulle scelte che hanno vincolato il nostro Paese all’Unione economica e monetaria, cioè al modello di costruzione europea che si è concretato da Maastricht in poi.

Bankitalia stima per il 2014 una crescita vicina allo zero (0,2%), meno delle recenti stime dell’Istat (+0,6%), meno dell’immaginato 0,8% contenuto nel Documento di Economia e Finanza (Def) del governo “mitomaniaco” di Renzi.

Finirla con le politiche di austerity, per fermare la corsa della crisi; per fermare il declino della nostra Italia.

FIRMIAMO PER LA PRESENTAZIONE DEL REFERENDUM ENTRO IL 30 SETTEMBRE (cfr. www.referendumstopausterita.it)

(L’immagine di copertina è tratta dal sito internet: http://www.lindipendenzanuova.com/fermare-declino-gamberoni/) l’autore è Mauro Biani 2009

Referendum indipendenza della Scozia.

Referendum indipendenza della Scozia.

L’autodeterminazione e’ un principio che vale a corrente continua. Che non debba valere per la Scozia o per la Crimea (quest’ultima solo perche’ a maggioranza russa) e’ la solita “discrezionalita’ ipocrita tipica di chi ha la fissazione per gli interessi finanziari apatridi. Votino gli scozzesi e speriamo -senza che vi siano brogli cosi tipici delle democrazie non di popolo ma di burocrazie-, che i motivi che ne hanno fatto per secoli una Nazione indipendente si riaffermino.

Luca Romagnoli

I conti della professoressa FORNERO

Negli anni in cui il professore Monti è stato al governo (non eletto) di questo Paese, il team di “esperti” che il professore ha messo insieme per risolvere i problemi economici che da anni affliggono l’Italia, ha messo in atto una serie di misure tese al risparmio…
In particolare, l’esperta professoressa Fornero ha voluto estendere il periodo lavorativo di 18 mesi, per cui un lavoratore, che già aveva compiuto 40 anni di lavoro, ne avrebbe dovuto fare un’altro e mezzo prima di poter andare in pensione.
Ora, se prendiamo a riferimento un militare, possiamo verificare se la teoria della Fornero è meritevole di insegnamento.
Facciamo un banale esempio:
Un militare costa, allo Stato, circa 8,00 euro giornaliero per  il pasto. Molltiplichiamo 8,00 euro per una media di 20 giorni al mese ed otteniamo un totale di 160,00 euro mensili per ogni militare.
Moltiplichiamo ora 160 euro per i diciotto mesi che la Fornero ha detto avrebbero aiutato a ripianare il deficit dello Stato, otterremo un totale di 2.880,00 euro.
Se consideriamo di avere circa 3000 unità che hanno raggiunto il limite contributivo dei 40 anni, e moltiplichiamo il costo di un militare, nei 18 mesi , per il numero dei pensionabili, otteremo un totale di 8.640.000,00 (ottomilioniseicentoquanta).
Quindi il vincolo dei 18 mesi in più, rispetto al limite dei 40 anni, costa allo stato 8.640.000.
Se gli esuberi nelle Forze Armate superanole 40.000 unità, non sarebbe un risparmio mandarli a casa?
Per le considerazioni vostre e della professoressa Fornero.

Il coordinatore Destra Sociale Toscana
Luigi Liguori

Solidarietà agli italiani in divisa.

Destra Sociale Toscana esprime vicinanza e solidarietà agli italiani in divisa.

Destra Sociale Toscana esprime vicinanza e solidarietà agli italiani in divisa, vittime, oggi, di una scriteriata politica volta a sminuire il lavoro che quotidianamente essi svolgono a favore della collettività. I politici che oggi siedono in Parlamento (per non parlare poi del Governo a cui manca un riconoscimento popolare) eletti, tra l’altro, con una legge che non ha garantito agli elettori il diritto di scegliere, sono sempre pronti a “spendere” gratuite (e vuote) parole di apprezzamento verso le Forze Armate e di Polizia, solo in occasione, purtroppo, di tristi eventi ma, in concreto, poco hanno fatto e poco fanno per consentire loro un decoroso, quanto riconosciuto, procedere quotidiano.

In questa Italia, disegnata e voluta da una sinistra sempre più insensibile ed assente (oggi incoraggiata anche da un “centrodestra” cha ha molto di centro e nulla di destra) si vuole identificare un militare, poliziotto o carabiniere ad altro impiegato dello Stato, senza riconoscere che i primi rischiano la vita, hanno meno diritti, lavorano teoricamente almeno 36 ore settimanali e, spesso devono lavorarne molte di più. I nostri marò, da due anni obbligati in India, dimostrano che, l’attenzione ai servitori dello Stato da parte dei nostri improvvisati “politici”, resta ai margini di un comportamento teso solo a salvaguardare il posto di comando.

Non sono i lavoratori della Pubblica Amministrazione coloro a cui vanno addossate le responsabilità dell’attuale situazione economica. Non è giusto che a pagare siano coloro che, per coerenza e responsabilità, hanno sempre rispettato, con alto senso del dovere, decisioni ed impegni presi da “politicanti” incapaci.

Lottare per un sentimento di amore per il Paese è un obbligo di tutti gli italiani ed oggi la sola destra sembra rappresentare, in Italia, quegli italiani che chiedono la rinascita di un Paese sempre meno legato ai parametri imposti da membri di altri Paesi a cui dell’Italia non importa assolutamente nulla.

Il Portavoce Regionale Destra Sociale TOSCANA

Luigi Liguori