LA VIA DELLA SETA

Ci sono settimane in cui la scelta dell’argomento cui dedicare le mie “Opinioni Eretiche”  é particolarmente ardua. Questa volta, per esempio, sono stato combattuto fino all’ultimo fra tre opzioni: la “Via della Seta” e i rapporti con la Cina; l’ambientalismo artificiale che i poteri forti vogliono costruire per tentare di arginare l’avanzata dei sovranismi nazionali (parlo dell’operazione Greta); e infine i finanziamenti della lobby del glifosfato al gruppo piú antipopulista (e fieramente “antifascista”) del Parlamento Europeo.

Alla fine ho scelto il primo argomento, ripromettendomi di affrontare gli altri al piú presto possibile.

Dunque, la Via della Seta… O, meglio, la Nuova Via della Seta, perché la prima Via della Seta, quella delle origini, era un intricato reticolo di rotte carovaniere (e in piccola parte navali) attraverso cui giungevano in Europa alcuni prodotti assai pregiati del Celeste Impero: la seta, per l’appunto, ma anche le spezie e altre merci, specie alimentari e medicinali. Erano dapprincipio dei flussi commerciali esigui, limitati, destinati ad una piccola platea di estimatori che potevano affrontare i costi proibitivi delle “cineserie”.

Ma a dare un assetto organico a quei commerci, ad ampliarli, a tracciare una via pressoché ufficiale per le carovane, a creare di fatto quella che poi si chiamerá “Via della Seta” furono – nel Medioevo – i mercanti, i viaggiatori, gli avventurieri della Repubblica di Venezia. A cominciare da quel Marco Polo che, attraverso le pagine de “Il Milione”, fece conoscere la Cina al mondo occidentale.

Se volessimo parafrasare il linguaggio degli show televisivi, si potrebbe a buon diritto dire che “la Via della Seta l’abbiamo scoperta noi”.

E veniamo, invece, alla Nuova Via della Seta, quella che é oggi la direttrice di marcia della Cina per aumentare l’esportazione della propria produzione verso il mondo esterno. O, meglio, verso parte del mondo esterno, escluse – guarda caso – le Americhe. In realtá, le nuove vie della seta terrestri sono una dozzina, cui si aggiunge una via marittima (l’unica che ci interessi direttamente) che parte dalle coste cinesi del Pacifico, attraversa l’oceano Indiano fino all’Africa, prosegue attraverso il mar Rosso e il Mediterraneo orientale, fa tappa ad Atene e termina nei porti dell’Adriatico italiano – Venezia e Trieste – vera e propria porta d’ingresso per i prodotti cinesi destinati all’intera Europa.

Si tratta di  una iniziativa strategica di carattere finanziario, piú ancora – forse – che di carattere commerciale. Per supportarla, la Cina ha prima creato un potentissimo organismo finanziario internazionale, la Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture, che ha addirittura l’ambizione di contrapporsi al Fondo Monetario Internazionale d’obbedienza americana. Il FMI – diró per inciso – é uno dei massimi responsabili della politica di globalizzazione economica che ha affamato l’Europa.

D’altro canto, anche la Nuova Via della Seta non é che un’altra delle estrinsecazioni della globalizzazione economica, la perversa invenzione dei banchieri inglesi e americani che ha regalato al mondo due guerre mondiali e tutto ció che ne é seguito.

Da alcuni decenni a questa parte, il travolgente sviluppo economico della Cina é stato avvertito dalle centrali dei poteri forti come un fastidioso ma, tutto sommato, trascurabile ostacolo sulla strada dell’unipolarismo americano che avrebbe dovuto aprire la strada al dominio assoluto dell’alta finanza sul mondo intero. In ogni caso, per tenere al riparo gli Stati Uniti dalla concorrenza del commercio di Pechino, si fece di tutto per indirizzare i cinesi verso l’Europa. Giochetto perfettamente riuscito, grazie anche alla provvidenziale ammissione della Repubblica Popolare Cinese nel WTO, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Ammissione che fu realizzata su input dell’ambasciatore Renato Ruggiero, uomo legato all’ambiente FIAT ed a quello dell’alta finanza internazionale, per alcuni anni al vertice del WTO. Da quel momento – piú o meno dall’inizio del millennio – la Cina finí di essere un problema per gli Stati Uniti, e divenne un problema per l’Europa. E, adesso, questa Nuova Via della Seta non é che una delle conseguenze di quella decisione.

Gli americani dovrebbero essere contenti. E invece sono sul piede di guerra. Perché? Perché la Cina, nel frattempo, é diventata un competitor anche politico, finanziario, militare. Perché si muove con disinvoltura in campi ove gli USA non gradiscono concorrenti, come quelli della tecnologia d’avanguardia e dell’intelligenza artificiale. E perché ha dimostrato di sapere ben utilizzare l’influenza economica per accrescere la propria influenza politica.

E adesso, mentre in Italia si é in attesa di ricevere la visita del Presidente cinese Xi Jimping per firmare il memorandum di un accordo che amplierebbe il ruolo dei porti italiani – e quindi per noi assai utile – ecco levarsi il solito coro dei benpensanti, preoccupati di non fare uno sgarbo all’America, alla NATO ed agli esportatori di democrazia nel mondo. Certo, Salvini ha ragione quando dice che le “chiavi di casa” devono restare saldamente in mano nostra. Ma, allora, cominciamo a renderci conto che queste chiavi dobbiamo custodirle bene, evitando che cadano nelle mani degli americani, per esempio, o degli zombi di una NATO che non ha piú motivo di esistere, se non quello di mantenere in vita una tensione artificiale (e pericolosissima) con la Russia.

Ha perfettamente ragione anche la Meloni, quando dice che il nostro interesse é di non essere invasi da merci cinesi a basso costo (e a bassissima qualitá) che facciano concorrenza sleale ai nostri prodotti. Ma, se le merci cinesi ci dovessero arrivare da Atene e dal Pireo, piuttosto che da Trieste e Venezia, sarebbe la stessa, stessissima cosa.

Il problema vero é di non fare arrivare quelle merci in Italia, ovvero di sottoporle ad una robusta tassazione aggiuntiva. In altre parole, il problema é quello di fermare la globalizzazione, rifiutare la globalizzazione, tornare ai sacrosanti “muri” degli Stati Nazionali, ai dazi, alle barriere, alle protezioni. Diversamente la Cina sará il piú piccolo dei nostri problemi. Ci sono gli arabi, che vogliono acquistare gli asset italiani a colpi di petrodollari; ci sono i turchi, che stanno tentando di rimettere piede in in Algeria e forse anche in Albania, a due passi dalle nostre coste; ci sono gli americani, che vogliono utilizzare l’Italia come una grande portaerei nel Mediterraneo, da riempire di basi militari e di depositi di armi atomiche. E ci sono i poteri fortissimi che vogliono distruggere la nostra identitá nazionale attraverso le migrazioni di massa.

Per me, se la Via della Seta potesse servire ad attenuare l’invadenza di americani e islamici, non sarebbe affatto male.

  Michele Rallo

immagine tratta da internet “La Presse”

LUCI E OMBRE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

 

Il “reddito di cittadinanza” sembra essere diventato una sorta di spartiacque interno fra i sostenitori del governo giallo-verde. Chi – grosso modo – si colloca a sinistra, é favorevole. Chi sta a destra – viceversa – é piú prudente, e spesso giustifica il sostegno della Lega con il rispetto del contratto di governo. É una divisione che poi si estende anche agli ambienti antigovernativi: in linea di massima favorevoli i sinistrorsi; in linea di massima contrari i destrorsi; arrampicati sugli specchi, infine, quelli di un PD sempre piú kafkiano.

Per ció che vale la mia personalissima opinione, questa volta sto a sinistra. Naturalmente, non in termini incondizionati, ma con le riserve del caso (e sono molte), ancora una volta da eretico.

Ribadisco – innanzitutto – quello che ho giá detto in passato. Alcuni fra i miei lettori ricorderanno forse ció che scrissi su “Social” del 6 aprile 2018, titolando «Reddito universale e reddito di cittadinanza: non é la stessa cosa».

Scrivevo allora che una seria proposta di “reddito di cittadinanza” non potesse prescindere da due elementi: innanzitutto, il ritorno dello Stato italiano al diritto-dovere di emettere una propria moneta, sottraendo cosí i necessari interventi di natura assistenziale agli equilibri ragionieristici della speculazione finanziaria globalizzata; e, in secondo luogo, una legislazione assai rigida in materia – appunto – di cittadinanza, con esclusione di ogni buonismo da operetta.

Nessuno dei miei due suggerimenti – va da sé – é stato accolto. Il governo “del cambiamento” ha continuato ad obbedire ai diktat ultraliberisti della finanza internazionale. E – in omaggio alla corrente piú sinistra dei Cinque Stelle – il reddito “di cittadinanza” é stato assicurato anche a chi la cittadinanza non ce l’ha. La qualcosa – aggiungo – equivale da un grazioso invito agli aspiranti migranti di tutto il mondo: venite in Italia, dove, se non trovate di meglio, vi assicuriamo un sussidio di 780 euro al mese. Follía pura.

Fin qui gli aspetti negativi. I principali, perché ce ne sono anche altri. Tutto ció, comunque, non deve far dimenticare gli aspetti positivi del provvedimento. Primo fra tutti, il ritorno ad una visione sociale dello Stato. Il quale Stato – a mio modo di vedere – ha il preciso dovere di assistere i suoi cittadini che versino in condizioni di grave disagio. In Italia – apprendo dalle statistiche – ci sono oltre 5 milioni di persone in “povertá assoluta”, e quasi il doppio in stato di “povertá relativa”. Fino ad oggi lo Stato si era semplicemente disinteressato di questi 14 o 15 milioni di cittadini, facendo finta che non esistessero. Non trovavano un lavoro? Pazienza. Erano le regole del mercato. Le imprese chiudevano e si trasferivano in Cina o in Marocco, licenziando tutti? Anche questo dipendeva dalle regole del mercato e non ci si poteva fare nulla. Non riuscivano a portare il pane a casa? Che andassero alla Charitas. Non avevano un tetto? Che si arrangiassero nelle baraccopoli delle periferie. E cosí di questo passo.

Adesso, con questo pur pasticciato “reddito di cittadinanza” lo Stato ha finalmente battuto un colpo.

Certo, si poteva fare meglio, molto meglio. Hanno ragione coloro che sostengono che era preferibile offrire delle opportunitá di lavoro piuttosto che dei sussidi. Hanno perfettamente ragione. Solo che, se non si ha il coraggio di respingere la tirannia della globalizzazione economica, di opportunitá di lavoro ce ne sono e ce ne saranno sempre di meno.

Perché? Perché il progetto dei “mercati” é quello di distruggere la “fortezza Europa”, disarticolando la sua industria, invadendo le sue piazze con prodotti a basso costo di provenienza extracomunitaria, annientando le sue individualitá nazionali in una indistinta macedonia migratoria.

Ecco perché il “reddito di cittadinanza” potrá fare ben poco per cambiare le cose. Sará un’altra passata di pannicelli caldi, come gli 80 euro di Renzi. Ricordate? Avrebbero dovuto dare una scossa al paese, far ripartire i consumi. A distanza di qualche anno, ormai, é chiaro che non hanno spostato di una virgola le lancette della crisi.

Con il reddito di cittadinanza sará piú o meno la stessa cosa. Occorrerebbero cifre ben maggiori – almeno dieci volte tanto – per provocare davvero un cambio di rotta. Questo provvedimento non produrrá nulla di eccezionale, quindi. E tuttavia si tratta di una misura importante, quanto meno sul piano morale. Perché disegna uno Stato che non abdica ai suoi doveri istituzionali, perché segna il ritorno ad una dimensione sociale della politica. E, in tempi di Jobs Act e di Global Compact, non é cosa da poco.

Michele Rallo

 

Fondi: Destra Sociale inaugura la nuova sede…

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Finalmente e’ arrivato il momento tanto atteso: “l’inaugurazione della nuova sede  di Destra Sociale Fondi”. Scrive in una nota, Alberto di Fazio coordinatore cittadino, “è questa un’occasione non solo per presentare la nuova location, ma soprattutto per  cominciare a lanciare lo sguardo verso Strasburgo….siamo pronti a dare sostegno al nostro Presidente Nazionale di Destra Sociale Onorevole Luca Romagnoli, candidato alle elezioni europee del 26 maggio, con Fratelli d’Italia”;…e poi la sezione politica è un forte modo per fare politica come nel passato, ritornare tra le gente e in mezzo alla gente e al popolo, mettere a disposizione un luogo fisico dove i cittadini potranno trovare sempre qualcuno pronto a dare risposte alle loro domande e provare a risolvere qualche problema”.
Ribadisce poi il vice coordinatore  Gaetano Lambraia: “è molto importante stare vicino ai cittadini, offrire un possibile aiuto e per farlo non c’è modo migliore che disporre di un luogo fisico in cui accogliere la gente e dare loro la possibilità di esporre le proprie problematiche”. Continua il vice coordinatore Lambraia “siamo molto emozionati per questa inaugurazione, che vedrà tutti noi di Destra Sociale Fondi impegnati in prima persona, questo sarà solo l’inizio chiaramente, saranno molte le iniziative politiche che il gruppo è intenzionato a fare, sicuramente l’impegno di ognuno di noi è rivolto a fare più di quanto abbiamo fatto fin’ora”…” infatti il nostro primo impego a breve sarà quello di promuovere la campagna elettorale a favore del nostro rappresentante leader Onorevole Luca Romagnoli, candidato alle prossime elezioni europee del 26 maggio, con Fratelli d’Italia”….. “continuando a parlare del luogo in cui è ubicata la nostra nuova sede politica mi piace sottolineare che essa è sita nel cuore della città, dove non a caso, proprio di fronte,  c’era la vecchia sede dell’ MSI, che negli anni si e’resa palcoscenico di molte apparizioni di Giorgio Almirante”.
Conclude il coordinatore Di Fazio….”la sede politica di Destra Sociale Fondi prendera’ il nome di un  nostro illustre concittadino, nonche’ Patriota Fondano, Gaetano Sotis detto (Nino), che vogliamo ricordardare anche per  il suo contributo professionale riguardo alla realizzazione di alcune opere importanti della città di Fondi, tra cui l’attuale cimitero e l’edificio scolastico Alfredo Aspri”.
Alla manifestazione saranno presenti il Deputato Paolo Trancassini Coordinatore del Lazio Fratelli d’Italia; il Senatore Nicola Calandrini Coordinatore  Fratelli d’Italia Provincia di Latina; Lamberto Iacobelli Coordinatore Nazionale Destra Sociale; Matilde Celentano Consigliere comunale Latina Fratelli d’Italia. Introdurranno il  Coordinatore Locale Alberto di Fazio e il vice Coordinatore Gaetano Lambraia. Il tutto avrà inizio alle ore 16.00 con i  saluti, per poi proseguire con gli interventi degli ospiti, il taglio del nastro, presentazione della targa della sede e per finire il brindisi.
Luca Romagnoli e Alberto di Fazio

CENTRO-DESTRA: REQUIEM PER I “MODERATI”

  Al di lá di qualche decimale, i sondaggi sono ormai concordi: se si votasse oggi, i partiti del Centro-destra sfiorerebbero il 50% dei voti, piú o meno 10 punti in piú di quanto sarebbe necessario per avere la maggioranza assoluta in entrambi i rami del parlamento. 

Ma – attenzione – questo Centro-destra pigliatutto non assomiglierebbe neanche un po’ alla vecchia coalizione a guida berlusconiana, oramai del tutto superata. Adesso l’asse “sovranista” Salvini-Meloni viaggia attorno al 40%, mentre Forza Italia – malgrado l’ennesimo “ritorno” del Cavaliere – resterebbe sotto il 10%.

Né si creda che sia soltanto una questione di percentuali, di equilibri interni alla coalizione. É una questione di sostanza. L’elettorato italiano ha cominciato a reagire contro i poteri forti che vogliono imporci il massacro sociale “europeista” e l’invasione migratoria. E, naturalmente, si é indirizzato verso le forze che si oppongono risolutamente a tutto ció. Certo, non poteva scegliere una Forza Italia che fa riferimento allo stesso campo “moderato” degli Junker, delle Merkel, dei Macron.

Diciamo la veritá: ad essere battuti, strabattuti, maciullati dal nuovo corso del Centro-destra sono in primo luogo proprio i cosiddetti moderati. Ovvero, quelli che io chiamo “i moderati con le virgolette”. Perché i moderati veri, “i moderati senza le virgolette”, scelgono invece una linea politica piú netta, piú radicale, senza genuflessioni ai poteri forti, senza compromessi con chi pretende che noi si sia disposti a farci invadere in nome del bergoglismo.

D’altro canto, quella della Destra rischia di essere una scelta obbligata per un numero sempre crescente di elettori, dal momento che una Sinistra autolesionista ha scelto di farsi strumento dei poteri forti che vogliono il Jobs Act e il Migration Compact. E dal momento che i Cinque Stelle sono diventati una sorta di neo-centristi: né di lá né di qua, un colpo a destra e uno a sinistra, alcuni con Salvini per chiudere i porti e altri con Magistratura Democratica per processare Salvini.

Era fatale che il bluff dell’antipolitica si sgonfiasse rapidamente, e adesso parte di quell’elettorato che ne aveva subíto il fascino va riposizionandosi rapidamente. E non v’é dubbio che il variegato campo della Destra (dalla dissidenza forzista a Casa Pound) abbia un appeal maggiore, rispetto a quello di una Sinistra piagnona e immigrazionista.

La Lega é sempre in grande spolvero; e il nuovo corso di Fratelli d’Italia – se ha deluso i piú “identitari” tra i suoi seguaci – sta costruendo con intelligenza una nuova “casa comune”, adatta ad ospitare i tanti ex-moderati che in numero crescente vanno abbandonando Forza Italia e i gruppuscoli centristi.

Se le elezioni europee di maggio dovessero confermare queste tendenze, si avrebbe probabilmente la prefigurazione di quello che potrebbe essere il nuovo quadro politico generale, quando Matteo Salvini deciderá – e il momento si avvicina – di archiviare l’esperienza di governo con quei pasticcioni dei Cinque Stelle.

Naturalmente, si dovranno fare i conti con chi comanda veramente in Cinque Stelle. Che non é Di Maio e neppure Grillo, ma Casaleggio.

Lo scenario continua ad essere in grande movimento, e le sorprese non sono finite.

Michele Rallo

 

 

Roma – Disegno di legge sulle “Marocchinate”

Fratelli d’Italia presenterà un disegno di legge in Senato per l’istituzione di una commissione parlamentare d’Inchiesta sulle “Marocchinate”

Nella giornata del 6 marzo il presidente e una delegazione dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate, si sono recati presso il Senato per incontrare i senatori di Fratelli d’Italia Massimo Ruspandini, Isabella Rauti e Luca Ciriani presidente del gruppo FdI in Senato.
Durante l’incontro si è discusso molto della triste vicenda delle Marocchinate. Il senatore di Ceccano Ruspandini ha dichiarato che: “Fratelli d’Italia sarà al fianco di Emiliano Ciotti e dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate. Faremo tutto il necessario per portare alla luce gli stupri di massa perpetrati dall’esercito franco-marocchino ai danni delle nostre popolazioni”.
Il senatore ceccanese insieme ai suoi colleghi stanno rielaborando il disegno di legge da portare all’attenzione del Senato per l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta. I senatori Ciriani e Ruspandini hanno ribadito che sarà loro impegno e del gruppo FdI al senato con la collaborazione dell’A.N.V.M. presentare al più presto questa proposta. Lo studio legale dell’avvocato Luciano Randazzo, che cura gli interessi dell’associazione, lavorerà a stretto contatto con il gruppo di FdI per la stesura della bozza di legge da portare in senato. Bisogna ricordare che la stessa è stata rivista, già in precedenza presentata da Ruspandini stesso, in quanto il termine “marocchinata” non era corretto in quanto la motivazione ufficiale diceva che i fatti risalgono a troppo tempo fa e sia carnefici che vittime ormai non sono più vivi. Analoga situazione si è verificata col comune di Roma per l’intitolazione di un parco, che ricorda le donne ciociare violentate dalle truppe del C.E.F. Si sta quindi lavorando nel dettaglio per trovare la terminologia più idonea affinché possa arrivare nel più breve tempo possibile in Senato.
Al termine dell’incontro è stato donato una copia del libro “Le Marocchinate. Cronaca di uno stupro di massa” al Senatore Massimo Ruspandini.

Dottor Davide Caluppi, Responsabile Comunicazione stampa A.N.V.M.

CIOTTI CON RUSPANDINI E ISABELLA RAUTI
CIOTTI CON RUSPANDINI E CIRIANI
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Rocco Tauro candidato alla Regione Basilicata.

Da tempo sosteniamo che nella nostra regione non ci possono essere cittadini di serie A e quelli di serie B.
Non possiamo più tollerare che la Lucania, terra di luce e di boschi, ma anche di acqua non riesca a garantire a tutti i residenti acqua potabile che giunga nelle case direttamente dalle sorgenti, presenti in quantità tra monti e colline.
Sarà uno dei temi di maggiore impegno quello di garantire anche a tutti gli abitanti della costa metepontina acqua che sgorga dalle sorgenti del Vulture e del Pollino.

Sono più di centomila, compresi i turisti quando arrivano in estate per godere della bellezza del nostro mare ionio, che non possono usare l’acqua dei rubinetti per berla.
Quella delle dighe, quantunque trattata, non è esente da pericoli per la salute umana.
Nei mesi passati si è discusso molto sulla quantità di trialometani presente nelle acque provenienti dalle dighe ed immesse nelle condotte dei comuni della costa metapontina, da Nova Siri a Metaponto, con dati che entrano ed uscivano entro i valori di legge.

I proventi che provengono dalle royalties sono davvero irrisori, appena un milione di euro all’anno. Scandaloso pure a scriverlo.
Una regione seria prima garantisce la salubrità dell’acqua ai propri residenti e poi, eventualmente, la concede alle compagnie di imbottigliamento.
Non si tratta tanto, come alcuni politici e sindacati dichiarano, di rivedere il canone delle concessioni, ma quello di assicurare, invece, prima il totale soddisfacimento del bene primario per  chi ci vive.
Pertanto, la nuova amministrazione regionale non potrà non rivedere gli  accordi che risalgono al lontano 1996, con riduzione immediata della quantità di acqua emunta ed imbottigliata, per convogliarla, la necessaria, nelle condotte idriche che raggiungono la costa jonica, sino all’autosufficienza. Non tutti possono permettersi, tra l’altro l’acquisto per tutta la vita di acqua cosiddetta minerale. Che, paradossalmente, è sempre la nostra.
Mai più acqua delle dighe al popolo lucano.

03/03/2019

Leonardo Rocco Tauro
Candidato Consigliere
Regione Basilicata
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