Luca Romagnoli – Salone delle Fontane 5 Maggio 2019

Luca Romagnoli – Salone delle Fontane 5 Maggio 2019

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https://youtu.be/7pJX82xCXrA

Roma 5 Maggio 2019 alla manifestazione “Salva Roma”, presentazione dei candidati alle Europee del 26 Maggio 2019.

Luca Romagnoli, anni 57, docente universitario in Roma. Missino dal 1975, parlamentare europeo dal 2004 al 2009, con impegno dimostrato

(oltre 800 interrogazioni, oltre 400 interventi in aula, 3 relazioni e tutto nonostante l’emarginazione che all’epoca la non appartenenza ad un gruppo imponeva),

con impegno al servizio solo della mia Nazione, della mia Patria.

Sono stato lì a rappresentare e diffondere con orgoglio le analisi e i progetti che oggi con faciloneria altri hanno riscoperto.

Ho avuto emozioni, a Strasburgo, ho sentito suggestioni, forse diverse. L’emozione che ti dà la vista della Cattedrale, le radici e le passioni, per un’altra è alta Europa, speranze e impegni che voglio mio figlio, e le prossime generazioni di europei, continuino a sentire, per mille e mille anni.

E tutto questo è il senso di appartenenza ad una comunità che è stata e sarà ancora grande, grazie all’etica che l’ha guidata per millenni, voglio e vogliamo difendere, anzi rilanciare.

Senza che religioni e stili di vita che non ci appartengono interferiscano sulle nostre millenarie tradizioni.

Veniamo da lontano e abbiamo una visione diversa dei confini e delle comunità. Per me le strade e i fiumi d’europa, le sue campagne e le sue città, che poche volte sono state calpestate da ruote e passi non europei,rappresentano molto più che semplici vie mercantili. Ho vissuto Strasburgo non come emiciclo, ove si vota teatralmente quello che già è stato delibato in commissione, ma come agorà ove cercare sintesi di interessi nazionali, e non di servili interessi antieuropei.

Occorre un altro passo in Europa. Occorre e occorreva, ad esempio, rinegoziare il debito pubblico con i lacché delle finanziarie transnazionali: questo governo e quelli precedenti anche, questo dovevano fare; e questo non hanno fatto.

Per concludere, quindi,

Non ho storie, non ho percorsi diversi da moltii che sono qui oggi; avevo e ho una storia, una identità, una Fiamma che ardeva e arde nel mio sentire e nel mio impegno politico.

Ho una sola storia una sola via, una sola identità e un solo progetto. Un’altra Italia in un’altra Europa; quelle delle radici!

Quell’Italia e quell’Europa che sono state e saranno faro di civiltà.

Questo insegno a mio figlio e per questo vi chiedo sostegno.

Per la Fiamma dell’identità e della continuità”.

Destra-conservatore-riformatore? Dove e per cosa militare.

Destra-conservatore-riformatore?
 Dove e per cosa militare.
Sinistra, il rosso, rivoluzione, comunismo.  Caos e anarchia, invece  di ordine, sobrietà, regolarità, in fondo, educazione. Antifascismo militante contro ogni forma “costrittiva” della libertà dell’uomo: dalla pornografia al “cannibalismo genitoriale”, passando ovviamente per ateismo, anticlericalismo, antipatriottismo, antinazionalismo e anticonformismo (quello spinto, fino a conformare nella “Falce e Martello”, nella “Stella Rossa”, nella cavedana di cuoio e nel vestiario ben trasandato, il simbolismo antagonista). Questo, tutto questo, era promosso come lecito al fine di liberare individui e classe operaia dai laccioli, anzi scusate, dalle catene materiali ed immateriali e quindi “antistoriche” (nel senso ovviamente materialista ed economico della storia) che costringevano uomini e società. Questo era il percepito a scuola, questo trasudava l’informazione, all’epoca diffusa più oralmente e con la militanza, che attraverso la TV e la stampa.  Erano i tempi in cui “Lotta Continua” in tasca ti apriva le porte di assemblee e feste (meglio: festini) tra compagni (lato senso); il “Corriere della Sera” te le socchiudeva – lasciandoti ammantato dal sospetto di possibili contaminazioni intellettualoidi, controrivoluzionarie, infondo lì lì per essere eventualmente rieducato, magari con un soggiorno cambogiano; “il Tempo” (quotidiano romano), te le chiudeva inesorabilmente.  Altra stampa, se non bastava il rischio già corso con il predetto quotidiano, ti esponeva a possibile, sonora, bastonatura. Se il “Secolo” era la carota che anticipava il bastone, e “il Borghese” la più ovvia etichetta della tua “vetustà antiproletaria”, l’apparire di “Dissenso” (la prima copia me la regalò un trio entusiasmante, non lontano dal portone del liceo “A. Righi”: Carlo Scala, Gianfranco Fini e il “mormone”), rappresentò la più esplicita ammissione di sospetti che si concretavano: eri “di destra”.  Anzi eri fascista.
 È iniziato così, per tanti della mia generazione. Una sorta di “ribellione contro il mondo moderno”, aveva teorizzato qualcuno, certo in modo assai meno rozzo e semplicistico di come poteva comprendere, o meglio “sentire” un adolescente a metà degli anni ‘settanta; era questo sentire che ti faceva etichettare/essere “di destra”.
Poi i ricordi, i racconti del “vecchio camerata”, del “reduce”, dell’Ausiliaria, incontrati in Sezione o ad una commemorazione. I primi incontri di “controinformazione”, di “formazione politica”, e poi l’Istituto di Studi Corporativi, sconvolgono gli schemi: “Siamo nati in un buio tramonto”; “il MSI è continuità del fascismo repubblicano, è progetto di socializzazione e Stato nazionale del lavoro”; “non possiamo essere né destra né sinistra, eravamo e siamo il superamento di stantie categorie”; “siamo oltre”, eccetera, eccetera.  Nasce così una coscienza diversa, certo più appagante, raffinata e solida per il soldato politico che esce dalle simpatie adolescenziali e inizia, anche per farsi Uomo, il cammino e poi la scalata dalla pianura alle vette (azzardo: credo ci sia una componente innata, una predisposizione genetica al diverso “sentire” politico).  Certo si tratta di una coscienza, di una cultura esistenziale ed essenziale, per il “nostro” essere, ma si tratta di una summa di sentimenti così difficile da spiegare. Così tosta da diffondere e propagandare in un mondo dove il comune sentire politico è fatto di semplificazione, di schematizzazione e il resto, tutto il resto, lo confina nelle esagerazioni, nella sofisticheria, anche nel non voluto, ma purtroppo così percepito, snobismo.
Era ed è più facile, immediato, categorizzare: il rosso o il nero; il male o il bene; l’ordine o il caos; comunismo o anticomunismo; sinistra o destra (e tutto viceversa, ovviamente). Ho scelto “destra”; dico “destra”, perché devo potermi spiegare, devo aggregare, crescere, devo essere anche da chi ha meno interesse e formazione politica, riconosciuto, distinto e quindi apprezzato e scelto per alcuni valori (sopra, assai sommariamente), citati.  Valori che per me distinguono la comunità sociale dall’orda. Con buona pace della mia coscienza, certo, ma non dell’intelligenza militante e di un profondo sognare quello che è più difficile da spiegare: quel “siamo oltre”.
Luca Romagnoli

 

1919 di Luca Romagnoli

Cento anni da eventi che hanno segnato un epoca, che hanno visto un’epopea di passioni e patriottismi, ma anche di sensibilità e impegno sociale come mai prima nella storia europea (e quindi nella storia dell’uomo organizzato in società). É l’anno della “vittoria mutilata”, è l’anno della costituzione dei Fasci e l’anno dell’impresa di Fiume con la reggenza del Carnaro; è l’anno della carta del Quarnaro. E questo in Italia. Ma è un anno importante anche per l’Irlanda

(Michael Collins fa nascere l’IRA), per la Turchia (nasce il movimento nazionalista di Kemal Ataturk), per la Cina (il movimento nazionalista “4 maggio”), per la Russia (di fatti distrutta a fine conflitto anche a causa del tradimento bolscevico antinazionale e antizarista). É anche l’anno in cui molto si discetta di economia e sociale: l’economista Keynes pubblica uno studio sulle conseguenze della pace; in Italia diventa obbligatoria l’assicurazione per l’invalidità e l’invecchiamento con contribuzione dello Stato e dei datori di lavoro.

É un anno, il 1919, che inizia a dipanare un futuro complesso, che diverrà anche tragico della storia europea e delle storie patrie di tante Nazioni. É l’inizio della consapevolezza che uno Stato ha tra i suoi compiti di governare l’economia, attraverso la collaborazione tra i diversi interessi, la redistribuzione della ricchezza e una maggiore qualità della vita attraverso la sicurezza sociale. É l’anno in cui in definitiva irrompe sulla scena un modo diverso di concepire lo Stato, quello che tenti di superare il capitalismo liberale e non cedere all’internazionalismo comunista, percorrendo una “terza via”.

Lo ricordiamo questo centenario sulla nostra tessera, perché è anche l’anno in cui il senso dell’impegno in politica per il sociale è netto, sorge prepotente e assai diffuso nelle coscienze degli Europei e non solo. É un anno in cui sogni e auspici all’insegna del sociale dettero al mondo nuove prospettive di sviluppo e modernità.

Luca R

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UNA NUOVA ALBA SUI CIELI DELLA LUCANIA!

La nuova alba sui cieli della Lucania nella mattina del 25 mazzo 2019 è arrivata per davvero.
Da molti auspicata, da tantissimi attesa.
Resterà una data storica nella vita della nostra regione.
Finisce un’epoca e sta per iniziarne un’altra. Un’epoca durata circa 49 anni. Perché difatti di questo si tratta.
Non 24 o 30 anni, come ancora si attardano a registrare cronisti e politici, ma di quasi mezzo secolo di potere assoluto, prima a guida democrazia cristiana con i suoi 4 alleati di sempre, e fino alla loro scomparsa dalla scena politica. Anche grazie a tangentopoli.
Poi con la sinistra, nelle sue varie e repentine e cangianti declinazioni.
Ma sempre gestione della cosa pubblica imperniata sulle fondamenta di ciò che fu la balena bianca.
Non finisce solamente un regime politico (e non di sistema politico, che sarebbe stata tutta altra cosa), ma un mondo intero che crolla miseramente sotto il peso del suo totale fallimento nella gestione della cosa pubblica.
Fallimento costato tantissimo in termini si speranze deluse. Di ritardo nello sviluppo della regione delle contraddizioni per eccellenza.
Nessuno sentirà la mancanza di una classe dirigente che con gli anni è andata peggiorando.
Terminando il suo percorso con arresti del vertice politico e amministrativo.
Dopo aver bruciato sull’altare della inconsistenza miliardi e miliardi di euro, senza alcun ritorno concreto per il popolo lucano.
Bravi i lucani a ribellarsi, e fare nell’urna, con un foglio e una matita, la rivoluzione pacifica e popolare.
A trovare, ancor più che nelle passate volte, il coraggio di dire basta.
Governare non sarà facile, visto il disastro che hanno combinato in tutti questi decenni.
Ci vorrà polso e il nuovo Governatore certamente ne ha; coraggio e i molti nuovi consiglieri di centrodestra ne hanno e lo dimostreranno; e pazienza, questa l’avranno soprattutto i lucani.
Che già da oggi sanno benissimo che bisogna dare del tempo necessario perché il nuovo inizi ad esprimersi.
La coalizione appare compatta.
Governa da anni già in molte regioni italiane. E non si registrano crisi di rigetto o di sete di potere.
E la stessa cosa avverrà nella nostra isola territoriale.
Fratelli d’Italia, partito sì dal tronco giovane, ma dalle radici profondissime e feconde, si appresta ad essere il partito che apporterà la necessaria esperienza, con i propri uomini e le proprie donne.
Sia in consiglio che nella gestione del governo regionale.
Che è cresciuto di molto in appena un anno (più di un terzo, passando dai 12 mila delle politiche ai 18 mila voti delle regionali).
Mantenendo la presenza di un consigliere regionale che aveva, e che per poco non ne ha ottenuto un secondo.
Ma, soprattutto, potendo contare su una classe dirigente sempre più capace e preparata.
Che metterà come sempre al primo posto l’amore e l’interesse verso la propria terra.
Pronta ad affrontare i mille problemi di una regione disastrata per colpa altrui, ma bella da morire.

27/03/2019
Leonardo Rocco Tauro
Assemblea Nazionale
Fratelli d’Italia

 

(immagine tratta dal sito: http://www.oltrefreepress.com/matera-illuminazione-nel-sasso-barisano-spenta-dalle-16-30-alle-18-nelle-giornate-domani-sabato/)