Salvini e Di Maio…

Eccoci al passaggio fondamentale per il futuro di medio termine.

Salvini, dopo avere fatto bene tenendo discretamente testa a qualche alleato e a Di Maio ha fatto un passo falso, quantomeno pericolosissimo, alla luce dell’impossibilità di un nuovo programma condiviso con M5S. Solo una fortissima e diversa impostazione dei rapporti con EU potrebbe consentire nel medio termine la realizzazione di quanto annunciato dai “due”. Le elezioni anticipate – secondo tutte le previsioni vedrebbero una più consistente vittoria del centro-destra (questa volta con una maggioranza parlamentare) e, nell’ambito della coalizione, la leadership leghista ulteriormente rafforzata. I Cinque Stelle, invece, se non in caduta libera, quantomeno in forte difficoltà.

Se fanno il governo è ragionevole la rottura del centro-destra: Berlusconi si astiene, e Fratelli d’Italia deve fare una durissima opposizione. Intanto il M5S gioca una carta difficilissima ma esce dall’apparente empasse e rimedia una porzione di credibilità. Immigrazione e ONG? Non possono esserci passi indietro per Salvini ma i M5S che faranno?

Fornero, con flat tax e reddito di cittadinanza sono impossibili, non ci crederebbero neanche a Paperopoli. Per non dire che devono far fronte all’aumento dell’IVA.

Per trovare i soldi necessari a tutto dovrebbero immediatamente svincolare l’Italia dall’UE.

E Poi i rapporti internazionali: sono incomprensibili se non incomponibili tra chi è euroatlantico e chi invece euroasiatico.

Certo il partito, Fratelli d’Italia deve cambiare profilo e approfittare o della condivisione di governo, o mio giudizio di una cinica e spietata opposizione, che deve però essere accompaganata da un recupero “interno” nel Centro-Sud, riprendendo iniziativa organizzativa e fregandosene di adesioni opportunistiche, tanto più sperando che siano attratte dalla Lega di Governo.

Luca Romagnoli

CINQUE STELLE O SOLO METEORE?

Stella, in astronomia, è «un corpo celeste che brilla di luce propria». Nel nostro sistema c’è una sola stella, il Sole. Ci sono poi altri corpi celesti di varia natura, tutti brillanti di luce riflessa: i pianeti (fra cui la Terra), i satelliti, gli asteroidi, le comete e – al fondo della gerarchia astronomica – i meteòridi. Questi sono dei modesti oggetti celesti che, quando penetrano nell’atmosfera della Terra (o di altro pianeta) si surriscaldano, perdendo scorie e brandelli. Precipitando al suolo, questi detriti bruciano e, quindi, appaiono luminosi. Sono le meteore, note nel linguaggio comune come “stelle cadenti”. In realtà non sono stelle, sono soltanto cadenti. E non solo, ma nella loro caduta quasi sempre si disintegrano nell’atmosfera. I pochi frammenti che raggiungono il suolo sono detti meteorìti, e fanno danni, più o meno gravi a seconda delle loro dimensioni.
Sono cose che, all’ultimo anno delle superiori, tutti noi abbiamo letto sui testi di geografia astronomica, ma che qualche volta dimentichiamo. Come quando, in presenza di un pur chiassoso sciame meteorico, pensiamo di essere al cospetto di autentiche stelle, magari in numero di cinque.
Queste considerazioni mi sono venute alla mente con la costatazione che, nei comuni da loro amministrati, i grillini avevano già iniziato a perdere voti – attorno al 5% – nelle recenti elezioni nazionali (vedi “Social” del 16 marzo). Adesso, poi, arrivano i risultati di due intere regioni, una del sud ed una del nord: Molise e Friuli-Venezia Giulia. E qui è una vera disfatta, anche se da quelle parti non hanno ancora amministrato nulla. In Molise perdono dodici punti, dal 44 al 32%. In Friuli si sciolgono come neve al sole. Avevano il 24%: ne perdono la metà nel voto per la presidenza (12%) e addirittura due terzi nel voto di lista (dove precipitano al 7%).
Effetto Di Maio? Certo, O’ Guaglione ha fatto una figura penosa: si è messo in testa di fare il Presidente del Consiglio e, per arrivarci, si è detto disposto ad allearsi con tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra. Alla Casaleggio & Associati (vera cabina di regìa del M5S) si spera ardentemente che – una volta archiviata la pratica imbarazzante del “capo politico” – il movimento possa riacquistare un minimo di credibilità. Chissà, tutto è possibile. Ma – in fondo – Giggino O’ Guaglione non ha fatto altro che seguire la consolidata tradizione della “cosa” grillina. Quella tradizione – lo ricordavo qualche settimana fa – che ha dato luogo ad una avvilente pantomima al Parlamento Europeo: il passaggio dal gruppo parlamentare anti-europeista a quello ultra-europeista, salvo tornare col capo cosparso di cenere sui banchi degli “anti”. E qui Giggino O’ Guaglione non c’entrava. C’entrava soltanto il dilettantismo, il pressappochismo, l’assoluta mancanza di senso politico di un partito non-partito che si nutre di “anti-politica”; e che – proprio per questo – è del tutto inadatto ad assumere la guida di una nazione.
Immaginate cosa significhi sedere a Strasburgo sui banchi di Nigel Farage, il nazional-conservatore che ha inventato la Brexit; immaginate poi di lasciare Farage per raggiungere i falchi dell’euro e dell’europeismo più spinto; e immaginate cosa significhi essere rifiutati perché considerati inaffidabili, e quindi tornare a chiedere ospitalità agli uomini della Brexit.
Immaginate adesso cosa significhi pensare di governare insieme a Salvini, il cui principale punto programmatico è quello di fermare l’immigrazione; e immaginate cosa potrebbe significare un governo col PD e con il LEU di Boldrini e compagni, che i “migranti” vorrebbero andarseli a prendere direttamente in Africa per risparmiare loro il fastidio della traversata.
Ora, ci rendiamo conto del grado di inaffidabilità complessiva di una formazione – certo non del solo Giggino – che si comporta in tal modo?
Ecco, credo che gli italiani abbiano cominciato a capirlo, ed abbiano cominciato ad orientarsi verso una forza politica che coniuga i legittimi risentimenti popolari con una visione politica sanamente populista, con la difesa degli interessi nazionali dal tentativo europeo di toglierci risorse e sovranità, con il rifiuto di sottostare alle regole dei “mercati” che vogliono incaprettarci.
Fino ad oggi, il Movimento Cinque Stelle ha svolto una funzione di disturbo riguardo a questo obiettivo, ha incapsulato voti e consensi che – se fossero andati nella direzione giusta – avrebbero potuto condurre veramente ad una svolta nella politica italiana.
Adesso, le cinque stelle cadenti sono entrate nell’atmosfera della politica ed hanno cominciato a rivelarsi per quello che sono: stelle no, cadenti si, delle semplici meteore. Hanno cominciato a sfaldarsi, ed i loro frammenti più grandi – i meteorìti – riusciranno tutt’al più a fare qualche danno, man mano che arriveranno a toccare il suolo. Fin’ora ne è precipitato uno soltanto, il frammento Giggino. Ha prodotto un “cratere” piccolino, modesto, inoffensivo, ma sufficiente a far comprendere che si tratta di minuscoli “oggetti celesti”, non certo di astri di prima grandezza.

Le opinioni eretiche
di Michele Rallo

(immagine tratta da internet)

“REDDITO UNIVERSALE” E “REDDITO DI CITTADINANZA”: NON È LA STESSA COSA

“REDDITO UNIVERSALE” E
“REDDITO DI CITTADINANZA”:
NON È LA STESSA COSA

Ha fatto molto discutere una recente dichiarazione di Beppe Grillo sul “reddito universale”. Molti hanno fatto confusione, ed hanno creduto che si trattasse di un tentativo per nobilitare la nota (ed irrealizzabile) proposta del Movimento Cinque Stelle sul “reddito di cittadinanza”.
Per carità, forse l’intenzione del comico genovese era proprio quella. Ma, in realtà, il suo ragionamento su un futuribile “reddito universale” va ben al di là della risibile sparata demagogica sul “reddito di cittadinanza”.
Incominciamo da quest’ultimo. A meno che non diventi una elemosina sul tipo del reddito “di inclusione” targato PD, allo stato attuale un reddito “di cittadinanza” non è neanche lontanamente ipotizzabile in Italia, mancando due presupposti ineludibili. Il primo di tali presupposti è una normativa assai rigida, draconiana, che escluda la attribuzione agli stranieri della cittadinanza italiana; anche agli immigrati “regolari” dovrebbe essere concessa solamente una ospitalità temporanea, senza che questa possa dar luogo ad una integrazione definitiva.
Il secondo presupposto è il ritorno ad una totale, completa, integrale sovranità monetaria. Solo riappropriandoci del diritto-dovere di battere la nostra moneta nazionale potremmo disporre delle somme ingentissime che necessitano per una iniziativa del genere. A prescindere, naturalmente, dagli accorgimenti necessari per prevenire contraccolpi inflattivi.
Questo, per quanto riguarda il reddito “di cittadinanza”. Il reddito “universale” immaginato da Beppe Grillo, invece, attiene ad un àmbito che va ben al di là del nostro scenario nazionale, chiamando in causa i sommovimenti economico-finanziari che vanno profilandosi in àmbito planetario.
Quando Grillo dice che nella società globalizzata ci sarà sempre meno spazio per il lavoro e per i lavoratori, dice ovviamente una cosa giusta. Quando dice che le crescenti masse di disoccupati hanno, in una società sempre più tecnologizzata, soltanto il ruolo di consumatori che devono assorbire i prodotti delle imprese, dice una cosa altrettanto giusta. Quando dice che, per adempiere al loro còmpito di consumatori, i disoccupati hanno comunque bisogno di un reddito che li metta in condizione di acquistare i prodotti, dice ancòra una cosa giusta, giustissima.
È chiaro, naturalmente, che l’argomento si discosti molto dal piccolo cabotaggio demagogico del “reddito di cittadinanza”. E tuttavia, malgrado ciò e malgrado la caratura di un Grillo sia ben diversa da quella di un Di Maio, permane il medesimo sottofondo di pressappochismo, di dilettantismo, di improvvisazione; permane la medesima mancanza di una visione lucida, complessiva, quale soltanto la politica può dare, e che non può essere surrogata dalle battute di spirito di una antipolitica da marciapiede.
L’antipolitico o il parvenu della politica può partorire una proposta bislacca, tipo “diamo uno stipendio a tutti e tiriamo a campare”. Il politico, invece, deve interrogarsi sulla sostenibilità, sulla accettabilità di una globalizzazione economica che fa gli interessi soltanto di una ristretta élite economica e determina la miseria di intere nazioni. Deve interrogarsi sulle fonti di finanziamento che consentano agli Stati di rispondere alle esigenze dei singoli, occorrendo anche con elargizioni di redditi di sopravvivenza; deve quindi interrogarsi sulla titolarità della emissione monetaria. Deve chiedersi se è possibile continuare ad assecondare le credenze religiose o pseudoreligiose che causano una irresponsabile crescita delle popolazioni del globo, specie di quelle dei paesi più poveri, con il corollario di crisi, carestie, migrazioni.
Mi si dirà che, a ben guardare, non soltanto l’antipolitica, ma la politica stessa – almeno nelle sue espressioni maggioritarie – sembra non porsi questi interrogativi, sembra accettare passivamente i guasti della società di oggi, sembra considerare come “inevitabili” il massacro sociale, l’immigrazione, la miseria generalizzata. Ed è purtroppo vero. Molta parte della politica odierna sembra voler inseguire l’antipolitica sul suo stesso terreno: dilettantismo, demagogia spicciola, accettazione acritica del “pensiero unico” coniato dai poteri forti.
Ecco perché alla politica vera, quella concepita come servizio al bene della collettività, si richiede oggi un impegno ancora più energico, un coraggio ancora più saldo, una capacità ancora più incisiva di elaborare una linea di resistenza al mare di fango e di rassegnazione che minaccia di sommergere i popoli e le nazioni.

Michele Rallo

Raccolta firme Destra Sociale

La Destra Sociale si mobilità nella raccolta di firme a sostegno delle proposte di Fratelli d’Italia da realizzare subito. Pertanto invito tutti i militanti a scaricare il modello allegato e procedere alla raccolta delle sottoscrizioni .Appena compilati i moduli dovranno essere cortesemente inviati in copia tramite mail a l.iaco61@gmail.com tenendo gli originali che consegnerete quanto prima al vostro coordinatore
Certo della vostra collaborazione Lamberto Iacobelli

Cliccare su MODULO FIRME per scaricare il modello in formato PDF
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Modulo-Firme

 

POLITICHE 2018: FRATELLI D’ITALIA C’E’ !

Il 4 marzo 2018 non resterà una data come tante altre. Sicuramente verrà ricordata come un giorno in cui, senza retorica alcuna, è nata in Italia la III Repubblica.
Gli italiani votando come hanno fatto, sono stati artefici di uno scossone di quelli memorabili.
Tre sono gli elementi che fanno di domenica scorsa un giorno storico.
Innanzitutto la vittoria centrodestra, composto da FI, Lega. FDI e NCI, che è stata netta, e che solamente una legge porcata come quella del Rosatellum non permetterà loro di governare la nazione sin dal primo giorno, impedito in questo dalla mancanza di premio di maggiorana che sarebbe dovuto toccare, e in modo sacrosanto, se non ci fosse stato l’obbligo del raggiungimento del 40%, che in un sistema tripolare è per tutti impossibile da raggiungere. Legge elettorale ovviamente che verrà spazzata via da subito, ma che per intanto complicherà, purtroppo e non poco, il cammino di inizio legislatura.
Il secondo dato emerso è l’affermazione di un movimento politico nato dal nulla e che in tutti questi anni sta vivendo sul niente.
Ipnotizzando tutta l’Italia del Sud e anche oltre, con promesse campate in aria, ma di facile suggestione, specie in una fase socioeconomica drammatica.
Ammaliatrice in una situazione lasciataci dopo 7 anni di governi di centrosinistra, anomali quanto abusivi, che ha messo in ginocchio la nostra nazione.
Il terzo elemento significativo è la scomparsa di fatto del centrosinistra, in compagnia della neonata sinistra, liquefattosi in soli 4 anni, dalle europee 2014 col 40% dei suffragi sino al neanche 20% di oggi.
Autore di questo suicidio politico, che passerà pure questo alla storia d’Italia, un certo Matteo Renzi, già sindaco di Firenze.
Apparso sulla scena politica italiana come il grande rottamatore, e che alla fine è rimasto lui stesso, come abbiamo sempre pronosticato, rottamato dal voto degli italiani, stufi della sua arroganza politica e sterile capacità di governare.
La Lega si è dimostrata un partito nazionale, sull’onda di temi prettamente di destra che Matteo Salvini ha saputo ben interpretare, ottenendo milioni di voti anche sotto la favoleggiata padania, passando dalla secessione e dal federalismo ai problemi della sicurezza e della sovranità.
La destra italiana, rappresentata da Fratelli d’Italia, in meno di 5 anni ha raddoppiato i consensi, circa 1.400.000, rispetto al 2013, a due mesi dalla sua nascita, quando era stata suffragata con quasi 700.000 preferenze. E più che quintuplicando i propri parlamentari, da 9 a 49.
Anche in Lucania il dato di Fratelli d’Italia è più che buono, con circa 12.000 voti e con una percentuale leggermente al di sotto di quella nazionale.
Ciò dovuto soprattutto al voto mediatico, che ha avvantaggiato i nostri due alleati in virtù di una presenza maggiore nei media dei loro leader, rispetto alla pur brava presidente nazionale, on. Giorgia meloni.
Cosa che ovviamente non succederà più in avvenire, perché sapremo ancor di più veicolare i nostri temi, al momento da altri presi in prestito, con maggiore posizionamento del partito sui temi più attuali e con modi più decisi e più di destra.
L’encomiabile, poi, lavoro del consigliere regionale nonché capolista al Senato, Gianni Rosa, ha permesso a tutto il partito di radicarsi sull’intero territorio, condizione, tale consenso elettorale, per migliorare sempre più la propria presenza, ma soprattutto di essere punto di riferimento certo di una parte consistente di elettorato lucano.
Purtroppo la storia insegna anche che non sempre ad un ottimo lavoro corrisponde il giusto realizzo.
Ma non disperiamo, certi che siamo sulla buona strada, sia a livello regionale che nazionale.
E soprattutto pronti alla sfida finale delle regionali del prossimo novembre.

07/03/2018

Leonardo Rocco Tauro
Fratelli d’Italia