ATTENTI A QUEI DUE

Quando scrivo questo articolo non so ancora se il governo Lega-Cinque Stelle nascerà o meno. Francamente, spero di no. E spiego il perché.
Premetto che il “contratto di governo” con cui Giggino e compagni stanno “scrivendo la storia” non mi dispiace. Anche se il cosiddetto contratto non è esente da pecche. Non soltanto, infatti, aleggia lo spirito “viola” (ribellista, giustizialista, pauperista) del primo grillismo, dei centri sociali, dell’estremissima sinistra. Ma – cosa non meno grave dal mio punto di vista – certe posizioni leghiste (soprattutto in materia di immigrazione e di politica estera) sono state abbondantemente annacquate.
Come dicevo, comunque, nel complesso non sarebbe male. Uso il condizionale perché, purtroppo, questo cosiddetto contratto non potrà trovare pratica applicazione se prima non ci si riappropri della nostra sovranità monetaria. E, attenzione, non solamente nei confronti dell’Unione Europea. Ma il mio riferimento è, prima ancòra, alla sovranità che abbiamo ceduto al sistema finanziario internazionale; cioè alle grandi banche private che – attraverso un sistema di scatole cinesi – sono proprietarie della Banca d’Italia, della Banca Centrale Europea, del Fondo Monetario Internazionale; che stampano i nostri soldi, ce li prestano, ci costringono ad indebitarci, e ci dominano attraverso il ricatto del “debito pubblico”. È il sistema finanziario – prima ancora dell’Unione Europea – ad averci espropriato della nostra sovranità finanziaria, economica e, quindi, anche politica.
Tornando al contratto, questo richiederebbe esborsi dello Stato per 150 miliardi di euro, o poco meno. Cifra enorme, anche se “spalmata” sui 5 anni della legislatura. Sono soldi che non ci sono, e che dovremmo reperire con un fortissimo aumento del deficit, cioè addire con un ulteriore incremento del nostro già astronomico debito pubblico. Cosa che il sistema finanziario non ci consentirebbe, perché lo strozzino tiene sempre in vita la vittima, stringe il cappio con moderazione, stando bene attento a che il poveretto non muoia, in modo da potere continuare a pagare.
Quindi, al governo giallo-verde non sarà consentito di spendere “sulla fiducia” quei 150 miliardi. E – aggiungo – qualora il sistema finanziario dovesse dare il via libera per suoi particolari disegni (esempio: per ridurci come la Grecia) far lievitare ulteriormente il nostro debito pubblico sarebbe un errore clamoroso da parte del governo; errore che noi tutti pagheremmo attraverso un forte aumento degli interessi da corrispondere ai “mercati” per il nostro debito.
Ora, se è vero ciò che ho detto prima (e sfido chiunque a dimostrare il contrario), è evidente che l’unico modo praticabile per onorare le promesse del “contratto” è di ri-nazionalizzare la Banca d’Italia e fare stampare l’equivalente in lire di quei 150 miliardi di euro che mancano all’appello. Per far questo, basterebbe riformulare il documento giallo-verde e mettere al primo punto: “abrogazione della legge 30 luglio 1990 n. 218 concernente disposizioni in materia di ristrutturazione e integrazione patrimoniale degli Istituti di credito di diritto pubblico”. Era, quella, la cosiddetta “legge Amato”, che avrebbe determinato la privatizzazione delle banche di diritto pubblico e, a cascata, della Banca d’Italia.
È inutile cercare scorciatoie: quello è l’unico sistema per non fare aria fritta. Solo un sovranismo effettivo potrebbe consentire di realizzare tutte le belle cose che sono nel libro dei sogni grillo-leghista. Ma – mi rendo conto – non si tratta di una cosa semplice né facile: per molto meno, con ogni probabilità, John Fitzgerald Kennedy si ebbe una pallottola in testa a Dallas nel 1963 (vedi “Social” dell’8 novembre 2013).
Ora, non mi sembra proprio che “scrivendo la storia” la strana coppia si sia preoccupata di indagare i motivi della nostra tragedia economica. Ragion per cui, ammesso e non concesso che riescano a varare effettivamente il loro governo, il risultato sarà con ogni probabilità disastroso. Non che ai due manchino entusiasmo e buona volontà, ma – come recita un vecchio adagio – “senza denari non si canta Messa”. E i denari, o si decidono a stamparli attraverso una Banca d’Italia ri-nazionalizzata, o non ci sono proprio. Quindi, niente Messa cantata.
Mi spiace che il bravo Salvini abbia deciso di associare la sua immagine a quella di un Guaglione inesperto e pasticcione. Spero che il leader leghista riesca a realizzare qualche cosa di quelle che non costano nulla: per esempio, lo stop all’invasione migratoria, o una legge che consenta di difendersi da ladri e rapinatori. Per il resto, temo che l’opinione pubblica lo accomunerà a Giggino in un unico, indistinto sentimento di rabbiosa delusione.
Ma c’è di peggio. Perché il fallimento del governo giallo-verde potrà togliere credibilità ad una possibile (ed effettiva) svolta sovranista in futuro. Dopo il caos che seguirà all’operazione Di Maio-Salvini, ogni conato populista sarà zittito da un coro di “ricordati cosa hanno combinato quei due”.

Michele Rallo